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NORVEGIA: due stragi, un solo colpevole

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SI AGGIRA INTORNO ALLE NOVANTATRE PERSONE IL BILANCIO DELLE VITTIME DI OSLO E  UTOYA – C’è chi l’ha definita la più grande tragedia in Norvegia dopo la Seconda Guerra Mondiale e lo stesso premier ha parlato di “tragedia nazionale”: senza dubbio Oslo e il resto del Paese mostrano oggi ferite profonde che necessiteranno di tempo per rimarginarsi. Ad aprire queste piaghe nella pelle dei norvegesi è stato uno di loro, Anders Behring Breivik: l’uomo, 32 anni e una fede cattolica degenerata in vero e proprio integralismo, ha fatto esplodere un’autobomba venerdì pomeriggio al centro di Oslo per poi recarsi sull’isoletta di Utoya, dov’era in corso un campo estivo annuale dei giovani del partito laburista, e sparare sulla folla. Sette morti nel primo attentato e ottantacinque nel secondo.

Se i numeri non bastassero, a colpire allo stomaco sono le testimonianze di chi tra quei proiettili si è trovato e ha pensato che fossero gli ultimi secondi della sua vita: il terrore, le grida, ragazzi che si arrampicavano sugli alberi in cerca di una improbabile salvezza, la furia di chi con un’arma automatica in mano li sfidava ad avvicinarsi.

Davanti a certi eventi è umanamente impossibile trovare una spiegazione almeno quanto è inevitabile continuare a cercarla: forse però è meglio perdersi in una ricerca senza fine piuttosto che sentire chi questo gesto lo ha compiuto dare la sua spiegazione, definendo il suo agire come un atto “atroce ma necessario”. L’unica cosa “necessaria” è probabilmente il suo silenzio.

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