22 September 2017

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Una donna negli States

Dodicesima puntata: YES, WE CAN ? NO, I CAN'T... Frustrazione: la mancata gratificazione di un desiderio o l'impedimento alla soddisfazione di un bisogno. Allora forse non ? esattamente quello che io provo in questo

Dodicesima puntata: YES, WE CAN ? NO, I CAN'T... Frustrazione: la mancata gratificazione di un desiderio o l'impedimento alla soddisfazione di un bisogno. Allora forse non è esattamente quello che io provo in questo momento.
Perché c'è anche tanta rabbia, delusione, illusione.
Forse bisognerebbe inventare una nuova parola.
Ma...
cominciamo dall'inizio. Venire a vivere qui, sapevo bene, significava non lavorare.
Eh già, perché gli americani, alle mogli degli ingegneri in carriera, danno solo il permesso di soggiorno, negando loro i documenti necessari per lavorare e quindi nobilitarsi.
'Non c'e problema' - mi dicevo - 'mi dedicherò finalmente a tutte quelle attività (pittura, lettura, musica, palestra, corsi di cucina, arti marziali, e chi più ne ha più ne metta) alle quali poi ovviamente non mi sono dedicata per pigrizia'.
Ma il punto non e' questo.
Il punto e' che i nostri amici ciccioni statunitensi dicono di tutelarsi quando decidono di non elargire generosamente visti di lavoro.
Invece cercano solo di nascondere il pasticcio economico che ha portato al licenziamento di tanti americani e la loro inefficienza nel guardarsi i confini e non far entrare persone illegalmente, e chi ne paga le conseguenze? Le donne come me! Il fatto e' che loro, quando entri nel loro paese, non ascoltano la tua storia, non sanno chi sei e perché sei qui, ma soprattutto non sanno che il messicano che mi ha dato il bianco ai muri lavora da 20 anni in nero in questo paese: allora io mi dico, ma ancora una volta, perché devo pagare io le conseguenze di una politica sbagliata, che porta gli americani a non essere capaci di stare attenti a chi è nel loro paese? Tu non riesci a tenere chiusa la porta di casa, dici che ci sono problemi di immigrazione, è un momento in cui l'economia non gira esattamente come dovrebbe e allora decidi di non far lavorare chi risiede legalmente nel tuo paese? Guarda, non fa una piega.
Insomma io mi sono fatta uno sbattone senza senso per avere il visto, mi controlli pure la biancheria sporca nella valigia quando entro nel tuo paese, e l'unica cosa che posso fare legalmente e' spendere i soldi di mio marito? Bel modo di far girare l'economia!!! Li vedo tutti i delegati che discutono a proposito dei visti per gli immigrati: "Alle mogli, niente visto di lavoro, così per sfogare la frustrazione fanno shopping e riavviamo st'economia in ginocchio". Comunque alla faccia loro e alla faccia della bandiera multicolor della pace, lavoro in nero.
Non ditelo ad Obama! In seguito alla mia visita nella pomposa Washington, capitale delle capitali, mi sono sentita completamente presa per i fondelli.
Richiami alla dichiarazione d'indipendenza (tra l'altro testo brillantissimo, moderno e commovente) erano presenti in ogni 'Memorial': "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness".
Queste ridondanti parole continuavano a danzare leggiadre nella mia mente quando ho realizzato che non erano state scritte per me (e, diciamola tutta, neanche per tutti quegli americani che non possono permettersi un'assicurazione sanitaria o pagarsi il college), che io tutto sommato non stavo seguendo la mia Happiness perché gli Americani non me lo consentono, e non mi sento equal agli altri, dove sono i miei Rights? a chi mi devo appellare, al Creator? Per lavorare bisogna avere il Social Security Number.
Io ovviamente non ce l'ho, ma tutto il mondo è paese e sono riuscita a lavorare anche senza.
Alcune agenzie di traduttori e interpreti lo richiedono, altre no.
Proprio oggi un'agenzia mi contatta e io spiego alla tipa al telefono che, non avendo il SS#, avrebbe dovuto pagarmi cash.
Lei ha avuto il coraggio di dirmi che non poteva, ma se volevo, potevo usare il SS# di qualcun altro.
Le ho evidenziato che era altrettanto illegale! Torniamo dunque alla delusione e illusione: forse se non avessi mai potuto neanche immaginare di lavorare in nero o in qualsiasi altro colore, non mi sentirei così.
Arrivare così vicina ad un lavoro per poi sentirmi dire SORRY, YOU CAN'T è…beh…frustrante! Per non parlare del fatto che mi sono trovata a lavorare come interprete per un signore che aveva la GREEN CARD, aveva preso una multa e non sapeva come spiegare il tutto al giudice, poiché non spiaccicava una parola di inglese.
Stiamo scherzando? Posso dire una parola al Ministro dell' immigrazione? IDIOTA! Ma dai la green card a uno che non sa parlare l'inglese e a me no? E dire che adoro questo posto, che non voglio partire da qui e tornare in Italia o altrove, voglio solo stare bene qui e avere la possibilità di lavorare legalmente. Cosa mi consigliate di fare? Scrivere una lettera ad Obama? Andare sotto la Casa Bianca, spogliarmi e fare la mia protesta (va molto di moda protestare nude, ma non so se nel mio caso funzionerebbe…!!!), lasciare le cose come stanno o continuare a lavorare in nero quando posso, sperando un giorno di poter avere il magico numero? Non so, ma almeno aiutatemi a trovare un'altra definizione per la mia frustrazione, che non sia così negativa.

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