21 September 2017

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CINEMA: Intervista a Marion Cotillard, protagonista del film "C’era una volta a New York"

Il 16 gennaio ? uscito in sala l?ultimo lavoro di James Gray, ?C?era una volta a New York", che vede tra i protagonisti Marion Cotillard, Joaquin Phoenix e Jeremy Renner. La bella attrice ci parla del suo personaggio Ewa

Il 16 gennaio è uscito in sala l’ultimo lavoro di James Gray, “C’era una volta a New York", che vede tra i protagonisti Marion Cotillard, Joaquin Phoenix e Jeremy Renner.
La bella attrice ci parla del suo personaggio Ewa Cybulski. Prima di incontrarlo, cosa pensava di James Gray come regista? Ho visto LITTLE ODESSA per via del meraviglioso Tim Roth.
Mi ha colpito subito il rapporto viscerale che James ha con i suoi personaggi e le storie che racconta.
Per me è molto importante sentire che raccontare proprio quella storia sia una questione di vita o di morte per un regista, e ho subito capito che questo era il caso di James.
Più avanti ho visto e amato tutti i suoi film, in particolare I PADRONI DELLA NOTTE.
Sa filmare magnificamente le donne. Come è nata la sua partecipazione al film "C’era una volta a New York"? James e Guillaume Canet non appena si sono conosciuti, sono subito diventati grandi amici. A Parigi, hanno scritto insieme una prima stesura di BLOOD TIES, il nuovo film di Guillaume.
Ci siamo incontrati diverse volte, condiviso del buon cibo e lunghe chiacchierate sul cinema.
Ci sono anche state accese discussioni quando dissentivamo su un attore… qualche tempo dopo, James mi ha mandato un’email.
Voleva sapere se gli permettevo di scrivere un film per me.
La richiesta non aveva alcun senso! Ho una lista dei registi con i quali sogno di lavorare e vi posso assicurare che James Gray è su quella lista.
Io stessa, avrei dovuto fargli quella richiesta.
Non posso esprimere come mi sono sentita quando ho letto la sua email. Che cosa le è piaciuto della storia? Si tratta di un film molto personale per James.
Il bello del film è che si tratta di un dramma in costume costruito in rapporto a questa piccola signora.
Potrebbe essere una storia epica riguardo un’ immigrata polacca che si reca a New York.
Ma è un percorso intimo, un ritratto, lo studio di un personaggio. La grande sfida per lei, che non parla il polacco, è stata ovviamente la lingua? Quando decido di fare un film, mi concentro sulla bellezza della storia e del personaggio, ecco perché non ho subito avuto il panico.
Poi ho dovuto iniziare il lavoro ed è stata dura.
Non c’è una singola parola in polacco che suoni come l’ inglese o il francese.
A quel punto non avevo scelta.
Dovevo fare qualunque cosa per riuscire a parlare polacco senza il minimo accento.
Avevo pochissimo tempo, poco più di un mese tra le riprese di UN SAPORE DI RUGGINE E OSSA (Jacques Audiard, 2012) e "C’era una volta a New York".
Ho lavorato con diversi coach, uno dei quali era l’attrice che ha interpretato mia zia nel film.
A metà riprese, James preoccupato è venuto da me dicendo: “Hai decisamente molti dialoghi in polacco!” Aveva appena realizzato di aver scritto venti pagine di dialoghi in polacco per me.
Non appena avevo un minuto libero sul set, mi immergevo nei miei appunti.
“Sognavo che fosse tutto perfetto”. Il suono della voce di Ewa è molto diverso da quello che lei ha nella vita reale.
Ha trovato la voce del personaggio grazie alla lingua? Cerco sempre il più possibile di scomparire nel personaggio, e di trovare un modo particolare di farlo parlare, anche quando recito in francese.
Il polacco ha un timbro vocale differente, e questo aiuta a dare una specifica identità al personaggio.
Parlare inglese con l’accento polacco è stato difficile, ma mi ha permesso di usare una voce diversa.
Ho consultato molti libri alla libreria polacca a Parigi, ho visto più film polacchi che potevo per poter ascoltare la lingua.
Conoscevo la provenienza del mio personaggio e avevo la necessità di capire le sue origini dal punto di vista sociale e conoscere di più la sua vita.
Ewa è una donna istruita che ha studiato da infermiera, è passata attraverso situazioni terribili e questo le ha dato una grande capacità di resistenza.
Vuole farsi una vita in questo nuovo paese, ma non senza sua sorella.
Dimostra di avere una forza incredibile per trovarla. Come è stato girare ad Ellis Island? Si percepiva la commozione di tutta la troupe, perché le loro famiglie ad un certo punto nella vita erano passate per quel luogo...
è stato di grande ispirazione: il cast tecnico, le comparse, tutti avevano una storia toccante da raccontare.
James stesso ha condiviso molte delle memorie della sua famiglia.
C’è una scena nella quale Ewa non sa come mangiare una banana.
Questo viene direttamente dai racconti di sua nonna.
In un’altra scena, che non è nel montaggio definitivo, scambia la pasta per vermi. James Gray e Joaquin Phoenix hanno girato quattro film assieme, come è riuscita a ritagliarsi il suo spazio? Mi sono indubbiamente inserita in una vecchia coppia! Sono entrambi molto generosi e affettuosi.
A volte, quando vedevo che andavano avanti a parlare per cinque ore, gli dicevo: “Ci vediamo domani! La conversazione sembra molto avvincente, ma ho un bambino e devo tornare a casa”.
Il loro rapporto professionale è meraviglioso da osservare.
E Joaquin è un attore notevole.
Ci siamo visti ogni giorno prima dell’inizio delle riprese, per parlare dei nostri personaggi.
Quello è stato il momento in cui l’ho incontrato per la prima volta.
Ha un istinto impeccabile, come un animale selvatico.
Il personaggio di Bruno era difficile per lui, ha combattuto molto, è stato toccante vederlo lottare con se stesso.
A volte alla fine della scena, veniva da me chiedendomi di perdonarlo per quello che il suo personaggio stava facendo al mio.
Non avevo mai incontrato nessuno che fosse altrettanto toccante. E Jeremy Renner? Ci ha raggiunto più tardi, ma si è sentito subito parte della famiglia.
Noi quattro eravamo come fratelli e sorella.
Realizzo solo ora che tutti condividiamo una sensibilità estrema e che dobbiamo combatterla.
Questo ci ha resi più vicini.
Agli occhi di Ewa che sta affondando, Orlando sembra una scialuppa di salvataggio.
Ogni volta che lo vede, vuole credere che riuscirà a fuggire ed è piena di speranza. Che ricordi porta con sé di "C’era una volta a New York"? Beh, è stata una bellissima esperienza con momenti felici e altri più difficili perché non avevamo tutti i fondi necessari.
Ho amato Ewa e il suo spirito.
Ho creato un legame con James Gray che va più in profondità rispetto a quello avuto con altri registi.

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