25 September 2017

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A ciascuno le sue piastrine

Personalizzare i valori di riferimento usati nella conta delle piastrine potr? contribuire allo sviluppo di nuovi metodi di indagine e terapie mirate. A dimostrare le differenze di genere, et? e aree geografiche, uno studio

Personalizzare i valori di riferimento usati nella conta delle piastrine potrà contribuire allo sviluppo di nuovi metodi di indagine e terapie mirate.
A dimostrare le differenze di genere, età e aree geografiche, uno studio condotto dal Cnr insieme ad altre istituzioni scientifiche italiane.
Ce ne parla l'ufficio stampa del Cnr. Per definire “normale” il numero delle piastrine, cellule fondamentali per i processi di coagulazione del sangue, il range deve attestarsi tra un minimo di 150.000 e un massimo di 400.000 (450.000 in alcuni casi) per microlitro di sangue.
Ma questi valori di riferimento, comunemente usati, non sempre rispecchiano la realtà.
A dimostrare l’esistenza di una grande variabilità tra la popolazione italiana, uno studio condotto dagli Istituti di genetica delle popolazioni (Igp) di Sassari, di genetica molecolare (Igm) di Pavia, di genetica e biofisica A.
Buzzati-Traverso di Napoli del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), insieme ad altre cinque istituzioni scientifiche italiane (Fondazione di ricerca e cura "Giovanni Paolo II" dell’Università cattolica di Campobasso; Istituto di medicina genetica, Eurac Research di Bolzano; Divisione di genetica e biologia cellulare dell’Istituto scientifico San Raffaele di Milano; Genetica medica del Dipartimento di scienze riproduttive dell’Università di Trieste; Dipartimento di medicina interna dell’Irccs Fondazione policlinico S.
Matteo dell’Università di Pavia).
La ricerca, coordinata da Ginevra Biino dell’Igm-Cnr di Pavia, è stata pubblicata sulla rivista scientifica PLOS One. “Quei limiti”, spiega Biino, “attualmente uguali per tutti, dovrebbero adattarsi alle differenze di genere, all’età e alle aree geografiche del nostro Paese”. Sono stati presi in esame 40.987 soggetti provenienti da 3 studi epidemiologici (1-3) che investigavano la distribuzione della conta piastrinica negli abitanti di 7 aree italiane di cui 6 isolati genetici, importanti per analizzare le malattie complesse grazie all’elevata omogeneità genetica e alla ridotta variabilità ambientale.
La disponibilità dei dati di conta piastrinica di un campione così esteso ha permesso l’identificazione di nuovi intervalli di riferimento, sesso ed età-specifici, utili a una diagnosi più accurata di trombocitopenie (espressione di una ridotta produzione piastrinica) e trombocitosi (patologia opposta, caratterizzata dalla presenza di un esagerato numero di trombociti). “Ciò che abbiamo osservato”, afferma la ricercatrice dell’Igm-Cnr di Pavia, “è che oggi, con un campione così grande di persone studiate, possiamo definire con esattezza che esistono variazioni importanti nel numero delle piastrine.
È giunto, quindi, il momento di ripensare quei valori di riferimento uguali per tutti”. La ricerca mostra come le donne abbiano mediamente un numero più alto di piastrine rispetto agli uomini.
“Ma anche l’età è importante”, aggiunge ancora Biino.
“Negli anziani, ad esempio, si nota una diminuzione progressiva.
Nei ragazzi al di sotto dei 15 anni, invece, il numero è decisamente più alto rispetto agli altri periodi della vita, senza particolari differenze tra uomini e donne.
Infine, difformità significative sono state riscontrate tra le diverse aree del territorio italiano prese in esame.
Con questi dati, appare evidente che i valori di normalità non possono essere uguali per tutti”. Da qui la possibilità di pensare a una nuova definizione dei limiti di normalità per le piastrine del sangue.
I valori usati in laboratorio oggi possono andare bene per l’età adulta, ma non per i bambini e gli anziani dove le differenze si notano maggiormente. “In futuro”, conclude la ricercatrice, “questi studi potranno contribuire allo sviluppo di nuovi metodi di indagine e quindi a terapie sempre più personalizzate”.

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