Covid, scuola. Due terzi degli insegnanti sono favorevoli alla Dad

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Covid e scuola. Sono tempi difficili per gli alunni. Ritorno tra i banchi, sì, ma non per tutti. Presenze in aula solo al 50%, dall’11 gennaio, per le superiori. Intanto cresce il fronte degli insegnanti a favore della didattica a distanza

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La scuola ai tempi del Covid? Non è una passeggiata. E’ dura la vita per alunni, genitori e docenti, alle prese con non poche difficoltà. La pandemia ha messo a dura prova il settore dell’istruzione, “tempio” per eccellenza della “socialità allargata”. La scuola prima del Covid era fatta di libri, lezioni, interrogazioni ma anche di tanto altro. Abbracci, strette di mano, baci prima c’erano e ora, invece, sono un tabù; con l’avvento del virus tutto è cambiato. Le aule sono diventate virtuali, con la didattica a distanza (Dad) che ha sostituito quella in presenza. Un nuovo modo per veicolare cultura e istruzione, utile sì, ma non per tutti. La Dad rischia di escludere ulteriormente le persone con disabilità in età scolare. Gli ultimi dati ISTAT parlano chiaro.

Comunque la scuola è ripartita, più o meno in tutta Italia, ad esclusione della Campania che, invece, ha deciso di tenere ancora a casa gli studenti. Una scelta che fa discutere e per la quale è stato scomodato persino il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, al quale alcuni genitori campani hanno chiesto di intercedere presso Vincenzo De Luca. Comunque, quello della Campania non è un caso isolato. Sono in Dad fino al 31 gennaio anche Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche. Il Lazio, invece, ha riaperto le scuole il 7 gennaio, fornendo anche il servizio mensa ove necessario. Insomma, lungo lo stivale si procede in ordine sparso.

Sul ritorno tra i banchi degli studenti le opinioni sono discordanti, molto. Pochi giorni fa anche l’associazione nazionale dei presidi, tramite il suo presidente Antonello Giannelli, aveva espresso la sua opinione, invitando il governo a posticipare la ripartenza. Ora, a distanza di soli due giorni dalla riapertura, arriva un primo bilancio. “Le scuole riaprono – scrive Orizzonte Scuola –  e sono ancora troppe le incertezze lasciate in mano a docenti e genitori”. C’è poi il caso della Puglia, dove il governatore Michele Emiliano ha stabilito che le istituzioni scolastiche del primo ciclo (scuola primaria e secondaria di primo grado), nell’ambito dell’alleanza del rapporto Scuola-famiglia, devono garantire l’attività didattica in presenza in luogo della didattica digitale integrata, per tutti gli alunni le cui famiglie la richiedano espressamente per i propri figli”.

Ad appena due giorni dalla riapertura, con 5 milioni di studenti ritornati alla didattica in presenza, dubbi e incertezze per il futuro regnano sovrani. Intanto, la didattica a distanza sembra fare breccia in una fetta consistente di insegnanti.

Covid, scuola: a due terzi dei docenti piace la Dad

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La didattica a distanza sembra riscuotere un certo successo. Due terzi dei professori la vorrebbero addirittura fino alla fine dell’emergenza sanitaria. E’ questo il dato che emerge con forza da un recente report intitolato “La scuola in transizione: la prospettiva del corpo docente in tempo di Covid-19” presentato dall’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche. Alla stesura del documento hanno partecipato 800 docenti delle scuole di ogni ordine e grado e  delle università. L’analisi condotta ha evidenziato che, dall’inizio della pandemia, il livello di stress nei docenti è aumentato rispetto ai periodi di lavoro tradizionale. Però, nonostante i disagi siano tanti, per due insegnanti su tre “la scuola va tenuta chiusa fino a fine emergenza”.

Tutto questo, però, non significa negare i tanti problemi tecnici della didattica a distanza. Nel report, infatti, il 12% dei docenti intervistati hanno affermato che la connessione casalinga non è stata sufficiente per gestire la didattica online. S’aggiunga pure che c’è la stessa difficoltà anche per molte famiglie. L’Italia è solo agli albori della rivoluzione digitale, lo dicono i numeri. Per l’Istat il 33,8% delle famiglie non ha un computer o un tablet, il 47,2% ne ha uno e il 18,6% ne ha due o più. Inoltre, in molti nuclei familiari manca persino una connessione ad internet. Per attutire le disparità sociali e per garantire un accesso più equo ai servizi della Pubblica Amministrazione, il governo ha introdotto il “Kit digitalizzazione” che prevede uno smartphone con connessione ad internet, in comodato d’uso gratuito per un anno. 

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La misura è contenuta nel pacchetto di modifiche alla Legge di Bilancio 2021. Molte famiglie con figli in età scolare, potranno beneficiare del kit, ovviamente documentando la propria situazione reddituale.