Coronavirus | Quali sono i luoghi dove ci si ammala di più

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Ora che è iniziata la fase 2, quella di convivenza con il Coronavirus, scopriamo quali sono i luoghi dove ci si ammala di più. Quali sono le situazioni più a rischio e le modalità di contagio.

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In un articolo apparso inizialmente sul New York Times e poi ripreso e tradotto dal Corriere della Sera, il professore di Biologia, presso l’Università del Massachusetts a Dartmouth, Erin S. Bromage spiega in maniera molto chiara quali sono i luoghi dove ci si ammala di più.

“Molti cominciano a tirare un sospiro di sollievo” attacca il biologo, ma è proprio adesso che la vita sta lentamente tornando alla normalità che bisogna stare più attenti. Lo scopo dell’articolo è, infatti, quello di aiutarci a riconoscere quali sono le situazioni più a rischio per evitare di contagiarci.

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In particolare Bromage focalizza la sua attenzione sull’esposizione al virus. Sulla quantità delle particelle inalate moltiplicate per il tempo che si è stati a contatto con la persona malata. Non dimenticando le superfici contaminate dalle goccioline infette e quindi l’importanza di lavarsi spesso le mani evitando di toccarsi il viso.

I luoghi dove ci si ammala di più, conoscere i rischi per evitare il contagio da Coronavirus

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Il biologo statunitense spiega che, in base ad alcuni studi fatti sul Coronavirus, per infettarsi, basta una carica virale piuttosto bassa. Si stima che siano sufficienti 1000 particelle di Sars-Cov-2 per ammalarsi.

Bromage riassume tutto in una formula. Il contagio è il risultato dell’esposizione al virus moltiplicato per il tempo con cui si è a contatto con esso.

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Qualche numero? Un colpo di tosse rilascia circa 3mila goccioline, espulse a 80 km orari. Uno starnuto emette circa 30mila goccioline, ma queste viaggiano fino a 300 km orari. Un respiro è in grado di rilasciare da 50 a 5mila goccioline. Molte di queste viaggiano, però, a bassa velocità e precipitano quasi subito a terra.

È facile immaginare che se una persona tossisca o starnutisca, milioni di particelle virali si diffondano ovunque. Alcune restano sospese in aria, altre si depositano sulle superfici, per la maggior parte ricadono a terra. Perciò se una persona ci starnutisce o tossisce in faccia si possono inalare facilmente fino a 1000 particelle virali.

Se lo starnuto o il colpo di tosse non è diretto verso di noi c’è lo stesso la possibilità di venire contagiati perché le goccioline infette più piccole resteranno sospese in aria per alcuni minuti.

Secondo il biologo parlare per oltre 10 minuti faccia a faccia può portare al contagio. Condividere un ambiente chiuso come un ufficio per un lasso di tempo prolungato è fonte di contagio. Per questo i malati sintomatici devono stare necessariamente chiusi in casa. Con starnuti e colpi di tosse possono infettare tutti i presenti dentro a una stanza.

Non solo i sintomatici, ma anche gli asintomatici sono portatori del virus, il 44 per cento delle infezioni avvengono, infatti, tra persone che non manifestano sintomi. Il virus può essere diffuso fino a 5 giorni prima della comparsa dei sintomi. “La quantità di virus emessa da una persona malata – dice ancora il biologo -“varia nel corso dell’infezione e da individuo a individuo”.

Ecco perché con la ripartenza della vita economico-sociale occorrerà stare attenti ad ambienti chiusi dove è più facile incorrere nel contagio.

I principali focolai, sostiene ancora Bromage sono da ricercarsi nelle case di riposo, negli istituti penitenziari, nelle cerimonie religiose, nei luoghi di lavoro, ma anche dove si pratica sport al chiuso.

Riassumendo ambienti chiusi con persone a stretto contatto fra di loro che parlano o peggio gridano e cantano sono i luoghi dove è più facile che si sviluppino focolai.

Tra questi Bromage cita quelli che si sono sviluppati in un call center a Seoul dove un unico dipendente ammalato ne ha contagiati 94 solo nella prima settimana o il caso degli impianti di confezionamento della carne in America dove ci sono stati fino a 5mila positivi. Qui gli operai a stretto contatto fra loro, costretti a parlare urlando per il rumore dei macchinari e le basse temperature hanno creato le condizioni ideali per lo sviluppo del virus.

Non sono da meno matrimoni, funerali e compleanni, che rappresentano il 10 per cento delle occasioni di contagio. Ma anche i ristoranti sono luoghi a rischio, secondo il biologo. Da un’indagine effettuata sul campo è stato dimostrato come un unico portatore asintomatico seduto a tavola con 9 persone nell’arco di un’ora e mezzo circa ha contagiato la metà dei commensali. Ma anche il 75 per cento delle persone sedute al tavolo accanto, sottovento, si sono infettate. Non solo anche 2 delle 7 del tavolo sopravvento si sono ammalate.  Importante quindi è anche controllare il flusso d’aria.

“Luoghi privilegiati del contagio – spiega ancora Bromage – quindi sono casaposto di lavorotrasporto pubblicoassembramenti sociali e ristoranti”.

Nei negozi invece la diffusione del virus resta assai contenuta, rappresentando una piccola percentuale dei contagi finora tracciati.

I luoghi dove c’è scarso o nullo ricambio d’aria sono quelli considerati a maggior rischio. Il principio del contagio si basa sull’esposizione al virus per un lungo arco temporale. Rimanere esposti al virus per un lungo periodo, anche se con cariche virali basse e con il giusto distanziamento può provocare il contagio.

Le norme di distanziamento, sempre secondo Bromage, servono per proteggerci dalle brevi esposizioni al virus, o dalle esposizioni all’aperto.

Luce solare, calore e umidità riducono infatti la sopravvivenza del virus minimizzando il rischio di ammalarsi all’esterno.

Il biologo spiega che “quando si calcola il rischio di infezione, tramite la respirazione, in un supermercato o in un centro commerciale, occorre valutare il volume dell’aria circostante (molto elevato), il numero di persone (limitato) e quanto tempo si trascorre in luoghi simili (i lavoratori, tutto il giorno; i clienti, al massimo un’ora). Per questo sarà più pericoloso per il dipendente costretto a stare molte ore esposto, che per il cliente.

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Con la riapertura delle attività economiche sarà molto più facile esporsi al contagio. Ecco quindi alcuni consigli che Bromage fornisce per evitare di ammalarsi rientrando ad esempio in ufficio.

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Innanzitutto bisogna verificare quante sono le persone che lavorano nell’ufficio, secondo controllare se c’è una buona circolazione d’aria, e non ultimo considerare quanto tempo si trascorrerà in quel luogo.

Attraverso questi tre elementi saremo in grado di valutare i rischi del contagio.

Non sottovalutiamo poi il fatto che le goccioline possano posarsi sulle superfici perciò occorrerà lavarsi spesso le mani ed evitare di toccarsi il viso.

Infine, non dimentichiamoci di utilizzare la mascherina negli ambienti di questo genere, sarà un valido alleato.