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Disordine e psicologia: perché una casa disordinata ci rende depressi?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:00
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Il disordine secondo la psicologia è un campanello d’allarme importante, poiché il nostro spazio abitativo dice moltissimo di noi. Ecco cosa significa vivere in un ambiente caotico, come questo influisce sulla nostra vita privata e sul nostro rapporto con gli altri.

disordine e psicologia
(Foto: Instagram)

Aver cura della propria casa, e più in generale, dell’ambiente dove si trascorre gran parte della propria giornata, è percepito dai più come un dovere.

Riordinare la propria cameretta è infatti uno dei primi ordini che tutti i bambini hanno ricevuto dai propri genitori e a cui, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno obbedito controvoglia.

Oltre a questo, spesso il riordino della casa viene percepito come qualcosa di noioso e di superfluo, che toglie tempo ad altre attività più piacevoli o che consideriamo più importanti.

Diversamente da quanto crede la maggior parte delle persone, invece, mantenere la casa in ordine e a un buon livello di pulizia aiuta a migliorare la salute mentale, e contribuisce a combattere lo stress e il rischio di depressione.

La scienza ha dimostrato infatti che esiste una profonda connessione tra lo stato di salute mentale di una persona e la vivibilità dello spazio che abita ogni giorno.

Comprendere i motivi alla base di un disordine cronico più o meno accentuato e prendere consapevolezza della propria situazione psicologica è il primo passo verso una risoluzione del problema.

Cosa significa disordine in psicologia?

disordine in casa

Quando si parla di disordine cronico non si intende semplicemente qualche oggetto fuori posto, bensì un accumulo di oggetti su gran parte delle superfici della casa, a volte pavimenti compresi.

Gli oggetti in questione vengono abbandonati per giorni o settimane, senza mai essere utilizzati o riposti.

Una casa profondamente e continuamente disordinata non è più in grado di svolgere le funzioni per le quali è stata costruita e arredata: non ci sono più spazi liberi per svolgere le attività quotidiane e inoltre l’intero ambiente non trasmette più ai suoi abitanti la serenità che si dovrebbe ritrovare ogni giorno tra le quattro mura domestiche.

“Nel mio disordine mi capisco”

Quando si tenta di far comprendere a una persona disordinata che sta vivendo in una situazione poco salubre, in genere si ascoltano risposte infantili come il grande classico “nel mio disordine mi capisco” oppure “nel mio disordine trovo tutto” o ancora “ho troppo da fare, non ho tempo di badare alla casa”, “rimettere in ordine non è importante”, “io sto benissimo così”.

Nella maggior parte dei casi si tratta di scuse attraverso le quali delle personalità infantili cercano di evitare le proprie responsabilità e soprattutto di negare i propri problemi di salute mentale, più o meno gravi.

Il disordine e la psicologia – più precisamente la salute mentale – sono in strettissima connessione e si influenzano a vicenda.

Vivere nel disordine causa ansia, aumentando i livelli di cortisolo, ormone che genera lo stress. Aumenta inoltre la percezione di non avere la propria vita sotto controllo e, nella maggior parte dei casi, è esattamente così.

Inoltre vivere in una casa in disordine trasmette l’idea di essere un fallimento a livello personale e contribuisce ad abbassare sensibilmente l’autostima di chi rimane prigioniero nel proprio caos.

Le caratteristiche delle persone disordinate

Le persone incapaci di tenere in ordine l’ambiente in cui vivono “denunciano” in questa maniera alcune delle caratteristiche della propria personalità, che sono:

  • Superficialità:  la persona disordinata comincia mille cose senza essere in grado di portarne a termine nessuna. Spreca le proprie energie poiché non è in grado di indirizzarle e controllarle
  • Immaturità: la persona disordinata fugge dalle proprie responsabilità e dall’idea di crescere, dal momento che associa ancora l’idea del rimettere in ordine a qualcosa che fanno gli adulti. In qualche modo il disordine è un mezzo per chiedere a qualcun altro di mettere ordine nella loro vita al posto loro
  • Essere incapaci di concludere: il disordine caratterizza spesso le persone che non conoscono la parola fine. Riporre una cosa dopo averla utilizzata o gettarla quando è inutile, infatti, simboleggia la conclusione di un percorso. Chi non conclude nulla di quello che fa sarà incapace anche di chiudere relazioni tossiche, cambiare cattive abitudini, affrontare situazioni difficili

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Il disordine e la relazione con gli altri

Al giorno d’oggi sono davvero poche le persone che vivono da sole in uno spazio abitativo. Nella maggior parte dei casi un’abitazione è infatti condivisa con partner, persone della famiglia o semplici coinquilini.

Ne deriva che il disordine di una o di più persone influisce negativamente sulla qualità della vita di tutti gli individui che vivono in un’abitazione.

Come se non bastasse, gli ospiti tendono a non frequentare una casa disordinata, poiché un ambiente estraneo e disordinato non è confortevole e mette a disagio le persone che non sono abituate a vivere nel disordine.

Questo implica che le relazioni personali delle persone disordinate potrebbero essere irrimediabilmente compromesse dal loro stesso disordine. Una tale situazione contribuisce ad aumentare in maniera esponenziale il rischio che una persona psicologicamente provata cada in depressione.

Disordine e depressione: uscire dal circolo vizioso

depressione disordine
(Foto: Pixabay)

Nel 2012 è stato pubblicato il libro Life at Home in the Twenty-First Century: si tratta di uno studio che ha messo in relazione la salute mentale di 32 famiglie californiane e l’ordine della loro casa.

Ne è emerso che le famiglie in grado di vivere in una casa ordinata e pulita sono più serene, più felici, hanno rapporti interpersonali migliori.

Lo studio ha quindi dimostrato su base scientifica che è importante rompere il circolo vizioso che si instaura tra disordine e depressione.

Per farlo è necessario innanzitutto prendere coscienza del problema e volerlo superare. In seconda analisi è importante procedere a piccoli passi ogni giorno, sforzandosi, ad esempio, di mettere in ordine per cinque minuti ogni ora che si trascorre in casa. Ci si renderà conto di quanto a volte basti poco per superare il blocco mentale ed emotivo causato dal disordine.

Tra le cose più importanti da tenere sempre in ordine ci sono il letto (che andrebbe rifatto ogni giorno e che rappresenta la propria intimità) e il lavandino della cucina (i piatti sporchi sono tra gli elementi che generano più stress).

Anche disfarsi delle cose di troppo è fondamentale per innescare un processo di liberazione dal disordine: il disordine spesso è causato da un eccessivo accumulo di oggetti di cui non siamo in grado di disfarci.

Imparare a liberarsi delle cose inutili oppure a tagliare i rapporti sentimentali con gli oggetti del passato è un passo importantissimo, che aiuta anche a lasciarsi alle spalle determinate fasi della propria vita per lanciarsi a capofitto verso il futuro.

Conclusioni

piatti sporchi
(Foto: Instagram)

Come già detto, il disordine e la psicologia sono in un rapporto strettissimo: le persone disordinate che negano il problema andrebbero educate, curate o, quando impossibile, abbandonate a loro stesse fino a che non riemergano da sole dal loro stato di disordine mentale e chiedano aiuto.

Le persone disordinate sono tossiche per se stesse e per coloro che condividono il loro spazio abitativo. Gli uomini soffrono meno questo problema, mentre a livello statistico le donne hanno un bisogno maggiore di vivere in uno spazio funzionale e organizzato. Quando le mogli chiedono al proprio marito di non essere così disordinato, quindi, non è un capriccio: è la scienza che lo spiega.

Per far uscire una persona disordinata e probabilmente depressa dal suo circolo autodistruttivo è necessario scegliere accuratamente l’approccio con cui affrontare il problema: parlarne apertamente è il primo passo da compiere, offrendo anche il proprio aiuto pratico (se bene accetto).

Come sempre, quando si tratta di salute mentale, bisogna però tenere presente che le persone adulte possono salvarsi soltanto da sole: indicare la strada e fornire supporto è tutto quello che può fare una persona amica, ma il cambiamento deve necessariamente partire dalla volontà individuale.

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