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Stress da lavoro precario | Da oggi l’OMS la considera una vera malattia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:54
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Stress da lavoro precario, capi che violano i diritti dei lavoratori, personale sotto pagato | Da oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera la sindrome una vera malattia: ecco come ci si ammala e come evitarla

stress lavoro
Stress lavoro (Thinkstock)

Sempre più spesso si sente parlare di esaurimento nervoso, cronico, dovuto al lavoro e alle condizioni precarie del lavoro. Ambienti professionali che professionali, poi, non sono; Capi che sempre di più violano i diritti dei propri dipendenti a scapito di un proprio tornaconto personale. Insomma, sempre più lavoratori si trovano a dover affrontare stati di stress che, a volte, diventa cronico. Questo stato di stress ha un nome, si chiama Sindrome di Burn-Out – letteralmente Bruciato, scoppiato, esaurito –  e colpisce molte professioni. Il burnout è un insieme di sintomi che deriva da una condizione di stress cronico e persistente, associato al contesto lavorativo.

Una sindrome in netto aumento, talmente tanto che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato che presto diventerà una vera e propria malattia professionale. Ma scopriamo di più sulla sindrome, come riconoscerla e come uscirne fuori.

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Stress da lavoro precario | La Sindrome di burnout cos’è?

donna stressata
stress da lavoro precario la sindrome di burnout (Istock)

Il burnout è generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate (possiamo considerarlo come un tipo di stress lavorativo). Generalmente nasce da un deterioramento che influenza valori, dignità, spirito e volontà delle persone colpite.

È una malattia in costante e graduale aumento tra i lavoratori dei paesi occidentalizzati a tecnologia avanzata, ciò non significa che qualcosa non funziona più nelle persone, bensì che si sono verificati cambiamenti sostanziali e significativi sia nei posti di lavoro sia nel modo in cui si lavora. Il termine burn-out – traducibile in italiano con bruciato, esaurito, scoppiato – esprime con un’efficace metafora il bruciarsi – logorio professionale – dell’operatore.

Il Termine è apparso la prima volta nel mondo dello sport, nel 1930, per indicare l’incapacità di un atleta, dopo alcuni successi, di ottenere ulteriori risultati e/o mantenere quelli acquisiti. Il termine è stato poi ripreso dalla psichiatra americana C. Maslach nel 1975, la quale ha utilizzato questo termine per definire una sindrome i cui sintomi evidenziano una patologia comportamentale a carico di tutte le professioni ad elevata implicazione relazionale.

La Maslach definisce il burnout come una perdita di interesse vissuta dall’operatore verso le persone con le quali svolge la propria attività (pazienti, assistiti, clienti, utenti, ecc.), una sindrome di esaurimento emozionale, di spersonalizzazione e riduzione delle capacità personali che può presentarsi in persone che, per professione, sono a contatto e si prendono cura degli altri.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il burnout è una sindrome derivante da stress cronico associato al contesto lavorativo, che non riesce ad essere ben gestito. La sindrome del burnout è caratterizzata da una serie di fenomeni di affaticamento, delusione, logoramento e improduttività che sfociano in prostrazione e disinteresse per la propria attività professionale quotidiana.

La sindrome si riferisce soltanto al contesto lavorativo e, per definizione, non deve essere esteso ad altri ambiti della propria vita. Questo fenomeno occupazionale non va confuso, inoltre, con disturbi specificamente associati allo stress, come nel caso, ad esempio, del disturbo post-traumatico da stress, nonostante alcune manifestazioni possano essere condivise.

Non si può parlare di Burn-out, quindi, se si è affetti da stress cronico in altre situazioni, come quelle familiari o relazionali; Oppure se si soffre di:

  • Disturbi d’ansia e fobie specifiche;
  • Disturbi dell’adattamento;
  • Disturbi dell’umore, fra cui la depressione.

In più, non si tratta di burnout quando lo stress lavorativo è solo temporaneo, prevedibile e limitato nel tempo e le reazioni all’impegno psicofisico regrediscono con brevi pause di recupero.

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Le caratteristiche della Sindrome da stress lavorativo

stress
stress da lavoro precario (Istock photos)

La sindrome del burnout ha maggiore probabilità di svilupparsi in situazioni di forte divario tra la natura del lavoro e la natura della persona che svolge quel lavoro.

Molti contesti lavorativi richiedono una forte dedizione ed un notevole impegno, sia in termini economici sia in termini psicologici e, in certi casi, i valori personali sono messi in primo piano a scapito di quelli lavorativi. Le richieste quotidiane rivendicate dal lavoro, dalla famiglia e da tutto il resto consumano l’energia e l’entusiasmo del lavoratore.

Quando poi successo, conquista ed obiettivi (spesso troppo ambiziosi) sono difficili da conseguire, molte persone perdono la dedizione data a quel lavoro, cercano di tenersi a distanza pur di non farsi coinvolgere e, spesso, diventano cinici.

Il burnout ha manifestazioni specifiche, tra quali:

  • Un deterioramento progressivo dell’impegno nei confronti del lavoro. Un lavoro inizialmente importante, ricco di prospettive ed affascinante diventa sgradevole, insoddisfacente e demotivante.
  • Un deterioramento delle emozioni. Sentimenti positivi come per esempio l’entusiasmo, motivazione e il piacere svaniscono per essere sostituiti dalla rabbia, dall’ansia, dalla depressione.
  • Un problema di adattamento tra la persona e il lavoro. I singoli individui percepiscono questo squilibrio come una crisi personale, mentre in realtà è il posto di lavoro a presentare problemi.

Questa forma di esaurimento è determinata da una condizione di stress cronico inserito in un contesto lavorativo e/o derivante da esso, nella quale viene percepito uno squilibrio tra richieste-esigenze professionali e risorse disponibili. La sindrome da burnout è sostenuta, quindi, da un vissuto di demotivazione, delusione e disinteresse. I ritmi intensi, le richieste pressanti e la responsabilità lavorativa in combinazione alla tendenza ad identificarsi con la propria professione, determinano spesso un grande investimento di energie e risorse che, nel tempo, può facilitare la comparsa di questa forma di esaurimento.

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I Sintomi da tenere in considerazione

stanchezza cronica
stress da lavoro precario (Istock Photos)

Un segno caratteristico del burnout è che il lavoratore non riesce a recuperare nonostante le possibilità di riposo (la sera, nel fine settimana, in vacanza ecc.).

  • Esaurimento. E’ la prima reazione allo stress prodotto da eccessive richieste di lavoro o da cambiamenti significativi. Quando una persona sente di aver oltrepassato il limite massimo sia a livello emozionale sia fisico: si sente prosciugata, incapace di rilassarsi e di recuperare, manca energia per affrontare nuovi progetti, nuove persone, nuove sfide.
  • Cinismo. Quando una persona assume un atteggiamento freddo e distaccato nei confronti del lavoro e delle persone che incontra sul lavoro, diminuisce sino a ridurre al minimo o ad azzerare il proprio coinvolgimento emotivo nel lavoro e può abbandonare persino i propri ideali/valori. Tali reazioni rappresentano il tentativo di proteggere se stessi dall’esaurimento e dalla delusione, si pensa di essere più al sicuro adottando un atteggiamento di indifferenza, specialmente quando il futuro è  incerto, oppure si preferisce ritenere che le cose non funzioneranno più come prima, piuttosto che vedere svanire in seguito le proprie speranze. Un atteggiamento così negativo può compromettere seriamente il  benessere di una persona, il suo equilibrio psico-fisico e la sua capacità di lavorare.
  • Inefficienza. Quando in una persona cresce la sensazione di inadeguatezza, qualsiasi progetto nuovo viene vissuto come opprimente. Si ha l’impressione che il mondo trami contro ogni tentativo di fare progressi, e quel poco che si riesce a realizzare, appare insignificante, si perde la fiducia nelle proprie capacità e in sé stessi.

Il soggetto colpito da burnout manifesta:

  • Sintomi aspecifici (stanchezza ed esaurimento, apatia, nervosismo, irrequietezza, insonnia)
  • Sintomi somatici: insorgenza di patologie varie(ulcera, cefalea, disturbi cardiovascolari, difficoltà sessuali ecc.)
  • Sintomi psicologici: rabbia, risentimento, irritabilità, aggressività, alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, negativismo, indifferenza, depressione, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, sospetto e paranoia, rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento, isolamento, sensazione di immobilismo, difficoltà nelle relazioni con gli utenti, cinismo, atteggiamento colpevolizzante nei confronti degli utenti e critico nei confronti dei colleghi.

SEGNI E SINTOMI DA STRESS LAVORATIVO

  • sensazione di fallimento
  • rabbia e risentimento
  • senso di colpa e disistima
  • scoraggiamento ed indifferenza
  • negativismo
  • isolamento e ritiro
  • senso di stanchezza ed esaurimento tutto il giorno
  • guardare frequentemente l’orologio
  • notevole affaticamento dopo il lavoro
  • perdita di sentimenti positivi verso gli utenti
  • rimandare i contatti con gli utenti, respingere le telefonate
  • incapacità di concentrarsi o di ascoltare ciò che l’utente sta dicendo
  • sensazione di immobilismo
  • cinismo verso gli utenti; atteggiamento colpevolizzante nei loro confronti
  • seguire in modo crescente procedure rigidamente standardizzate
  • problemi d’insonnia
  • evitare discussioni di lavoro con i colleghi
  • preoccupazione per sé
  • maggiore approvazione di misure di controllo del comportamento come i tranquillanti
  • frequenti raffreddori ed influenze
  • frequenti mal di testa e disturbi gastrointestinali
  • rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento
  • sospetto e paranoia
  • eccessivo uso di farmaci
  • conflitti coniugali e famigliari
  • alto assenteismo

Sintomi fisici

  • stanchezza
  • necessità di dormire
  • irritabilità
  • dolore alla schiena
  • cefalea
  • stanchezza agli arti inferiori
  • dolori viscerali
  • diarrea
  • inappetenza
  • nausea
  • vertigini
  • dolori al petto
  • crisi di pianto

Sintomi psichici

  • stato di costante tensione
  • irritabilità
  • cinismo
  • depersonalizzazione
  • senso di frustrazione e fallimento
  • ridotta produttività e interesse verso il proprio lavoro
  • reazioni negative verso familiari e colleghi
  • apatia e demoralizzazione
  • disimpegno sul lavoro
  • distacco emotivo

La sindrome del burn-out non insorge all’improvviso, molto spesso è subdola, insidiosa e difficile da identificare; i segni e i sintomi del burn-out sono molteplici, richiamano i disturbi dello spettro ansioso-depressivo con particolare tendenza alla somatizzazione e allo sviluppo di disturbi comportamentali.

Ad oggi, si possono quindi far rientrare le manifestazioni sintomatologiche del burn-out, laddove assumono una valenza clinica, nell’ambito del disturbo dell’adattamento e del disturbo post-traumatico da stress e più in generale nell’area delle patologie da fattori psico-sociali associate a stress (stress lavoro-correlato).
E’ questo l’ambito in cui ci si può muovere per la codifica del burn-out in termini di malattia professionale, sottolineando l’importanza eziologica dei fattori organizzativi.

I Fattori che determinano la Sindrome di Burnout

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stress da lavoro precario -Istock

I fattori che determinano la comparsa della Sindrome di Burnout sono sia fattori individuali, sia socio-demografici che socio-ambientali e lavorativi. Scopriamo nello specifico quali sono questi fattori:

1. Fattori individuali e demografici

  • Età: alcuni esperti del settore sostengono che l’età avanzata costituisca uno dei principali fattori di rischio di burnout; altri ritengono, invece, che i sintomi siano più frequenti nei giovani, le cui aspettative sono deluse e stroncate dalla rigidezza delle organizzazioni lavorative;
  • Stato civile: persone senza un compagno stabile sembrano essere più vulnerabili a sviluppare questa forma di esaurimento psico-fisico.
  • Differenza di genere: le donne sarebbero più esposte degli uomini al pericolo di soffrire di burnout.

Le caratteristiche della persona più soggetta a riscontrare la sindrome sono:

  • Tendenza a porsi obiettivi irrealistici;
  • Personalità autoritaria o introversa (incapacità di lavorare in team);
  • Concetto di sé come indispensabile;
  • Abnegazione al lavoro, inteso come sostituzione della vita sociale;
  • Motivazione ed aspettative professionali elevate.

2. Fattori lavorativi e ambientali

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stress da lavoro precario Fonte foto: Istock

Un ambiente di lavoro non favorevole può portare a manifestazioni psico-fisiche, con un significativo impatto negativo sul benessere della persona. Il burnout può essere correlato a diverse componenti della sfera lavorativa, di tipo organizzativo o correlati alla comunicazione e alla sicurezza sul luogo di lavoro, come:

Le aspettative connesse al ruolo professionale:

  • Carico eccessivo di lavoro: se superiore alla capacità dell’individuo di farvi fronte può predisporre al burnout;
  • Mancanza di controllo sulle risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro: sembra esservi un’associazione tra il burnout e la carenza di autonomia per attuare l’attività nella maniera che ritiene più efficace o le abilità di assumersi la responsabilità di decisioni importanti;
  • Valori contrastanti: l’incongruenza tra i valori dell’individuo e dell’organizzazione può tradursi nella pressione di una scelta tra ciò che si vuole fare e ciò che, invece, si deve fare;
  • Attività inadeguate rispetto alle competenze del lavoratore o aumento di responsabilità, senza la giusta compensazione;

Le relazioni interpersonali:

  • Difficili interazioni con colleghi o clienti;
  • Frequenti conflitti nella programmazione del lavoro o interruzioni;

Le caratteristiche dell’ambiente di lavoro e l’organizzazione del lavoro stesso:

  • Politiche sanitarie e di sicurezza inadeguate;
  • Bassi livelli di supporto ai lavoratori;
  • Compiti e obiettivi poco chiari;
  • Programmi che cambiano spesso;
  • Orari inflessibili e scadenze irrealistiche;
  • Partecipazione limitata o scarsa nei processi decisionali della propria area di lavoro.
  • Comunicazione e gestione insufficiente;

A queste situazioni, si aggiungono:

  • mancanza di remunerazione adeguata al lavoro;
  • Assenza di equità;
  • Presenza di rischi alti in alcune professioni lavorative
  • Mobbing e molestie psicologiche.

Quali sono le professioni più a rischio?

lavoro
stress da lavoro precario (Istokc)

Tra le professioni maggiormente a rischio di riscontare la Sindrome di Burnout sono:

  • Infermieri
  • Medici
  • Insegnanti
  • Assistenti sociali
  • Poliziotti
  • Vigili del fuoco
  • Psichiatri
  • Operatori per l’infanzia

Tra queste professioni a rischio la categoria maggiormente più esposta sono proprio gli infermieri. Essi sono tra i primi a “bruciarsi” perché di fatto sono gli operatori sanitari che vivono a stretto contatto con il malato sia in termini di tempo che di emotività.

Se inizialmente le professione a rischio erano solo quelle inerenti rapporti interpersonali, oggi si è riconosciuto che il burnout può associarsi a qualsiasi contesto lavorativo in cui esistano forti condizioni stressanti e pressanti (come, ad esempio, può accadere per le posizioni di grande responsabilità lavorativa) o implicazioni relazionali molto accentuate (es. avvocato, ristoratore, politico, impiegato delle poste, segretaria ecc.).

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Cosa fare se si è affetto da Sindrome di Burnout

stress al lavoro
stress da lavoro precario (Istock)

Riconoscere la sindrome del burnout non è così facile, spesso si tende a ricondurre il tutto come un problema dell’individuo e non del contesto lavorativo nel suo insieme. Le organizzazioni quasi sempre ignorano questo problema e questo rappresenta un errore molto pericoloso, in quanto il burnout può incidere pesantemente sull’economia dell’intera organizzazione.

La risoluzione del fenomeno burnout dovrebbe essere affrontata sia a livello organizzativo che a livello individuale, l’organizzazione che si assume la responsabilità di affrontare il burnout, lo può gestire in modo garantirsi il proprio personale produttivo nel tempo. L’aiuto maggiormente efficace per la singola persona è sicuramente un intervento da parte di un professionista competente in materia che possa fornire strumenti cognitivi, favorire una maggiore comprensione/consapevolezza del problema, aiutare a comprendere le relazioni esistenti tra il comportamento personale, il proprio vissuto ed il contesto di vita e lavorativo, modificare il proprio comportamento e i propri atteggiamenti in coerenza con quanto acquisito.

Molto spesso ciò che maggiormente risulta devastante per l’individuo sul piano psicologico è la penosa sensazione, a fronte di una situazione lavorativa stressante, di non poter esercitare alcun controllo su di essa, di essere impotente, di non poter prendere alcuna decisione risolutiva, di avere la consapevolezza di non possedere gli strumenti idonei per fronteggiare in modo adeguato lo sforzo richiesto, di non avere interlocutori credibili e competenti, di non ricevere nessun tipo di supporto.

Il singolo può avere difficoltà a rivolgersi ad uno psicologo per farsi aiutare, ciò a causa sia di pregiudizi verso la categoria di professionisti che si occupa di tali problematiche, sia perché spesso non è in grado di chiedere aiuto e/o si imbatte in altre categorie di professionisti non competenti in tali materie. Purtroppo ancor oggi molti preferiscono pensare di avere un problema organico invece di accettare l’idea di poter avere un problema psicologico anche se causato da fattori esterni.

Quali interventi sono previsti in caso di Stress da lavoro?

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stress da lavoro precario cosa fare (Istock Photos)

Innanzitutto, l’intervento base deve favorire una maggiore consapevolezza del problema nella propria vita professionale, quindi il soggetto che ne soffre deve riconoscere i fattori responsabili dello sviluppo e del mantenimento dell’esaurimento psicofisico. Inoltre, è necessario comprendere le relazioni esistenti tra il comportamento personale, il proprio vissuto ed il contesto di vita e lavorativo.

Successivamente, le strategie per affrontare il burnout prevedono la modifica del comportamento e degli atteggiamenti in coerenza a quanto acquisito. In aggiunta a tale cambiamento, può essere necessario un periodo di psicoterapia.

Il modo migliore per prevenire il burnout è sicuramente puntare sulla promozione dell’impegno nel lavoro. Ciò non consiste semplicemente nel ridurre gli aspetti negativi presenti sul posto di lavoro, ma anche nel tentare di aumentare quelli positivi. Le strategie per aumentare l’impegno sono quelle che accrescono l’energia, il coinvolgimento e l’efficacia, sostenendo i lavoratori, permettendo loro di affermarsi tra i loro colleghi.

La Normativa in Italia per la tutela dei lavoratori

burocrazia lavoro
stress da lavoro precario la normativa in italia (Istock)

Dal punto di vista normativo in Italia negli ultimi anni si è assistito a una profonda rivoluzione culturale che ha consentito di recepire le principali linee di indirizzo europee in tema di tutela del lavoratore, riprese con forza nell’ultimo decreto in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (DL 81/2008) dove vi è chiaramente indicato – articolo 28 – come l’oggetto di valutazione dei rischi debba riguardare anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato.

Tale orientamento appare in linea con l’aggiornamento dell’elenco delle malattie professionali per le quali è obbligatoria la denuncia (Decreto 10 giugno 2014 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, GU 212/2014) dove sono stati inseriti tra “i nuovi agenti patogeni” le disfunzioni dell’organizzazione del lavoro (costrittività organizzative) e le malattie ad esse connesse.

Nel Gruppo 7 delle Malattie psichiche e psicosomatiche da disfunzioni dell’organizzazione del lavoro le patologie identificate come malattie professionali sono:

  • il Disturbo dell’adattamento cronico (con ansia, depressione, reazione mista, alterazione della condotta e/o dell’emotività)
  • il Disturbo post-traumatico cronico da stress.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fornito direttive e criteri di riferimento ai medici per diagnosticare la sindrome del burnout. Al contempo, lo stesso organismo sta per intraprendere lo sviluppo di linee guida basate sull’evidenza del benessere mentale nei luoghi di lavoro.

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stress da lavoro precario (Istock)