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Cancro e cellulari: uno studio rivela terrificanti conferme

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L’Istituto Ramazzini di Bologna, attraverso il Centro di ricerca sul cancro ’Cesare Maltonì, ha pubblicato nella giornata di oggi giovedì 22 marzo 2018 su  ’Environmental Research’ uno studio che rivela un lieve aumento di cancro al cervello e al cuore, dovuto all’esposizione alle radiazioni emessi sia dai cellulare che sai ripetitori di telefonia mobile.

I ricercatori, hanno analizzato gli effetti sui ratti dei ripetitori in un lavoro finanziato,da Arpa e Regione Emilia Romagna e da un ente americano, sui telefoni cellulari. Purtroppo i risultati sono stati chiari e hanno rivelato un’amara verità.

“Abbiamo valutato – spiegano all’AdnKronos Salute dall’Istituto bolognese – soprattutto l’impatto su cuore e cervello. L’aumento delle patologie oncologiche è di circa l’1,4%, sia per i ripetitori che per i cellulari. Una crescita contenuta, ma se si pensa al numero di persone esposte, il numero di individui che rischiano di ammalarsi è elevato”.

Una parte di appello da parte dei ricercatori è riferito all’industria “perché, per quanto riguarda i telefonini, investa non solo nel miglioramento della tecnologia, ma anche in strumenti di salvaguardia. Per esempio: gli auricolari, riconosciuti come strumento per ridurre l’impatto delle emissioni sull’organismo dell’utilizzatore, potrebbero essere migliorati. Oggi li ritroviamo con i fili ingarbugliati nella borse e nelle tasche, inutilizzabili. Renderli di più facile uso sarebbe un passo avanti”.

Le agenzie regolatorie, alle quali è dedicata una seconda parte di appello,  proseguono i ricercatori, “diano valutazioni più puntuali dei limiti a cui può essere esposta la popolazione e aiutino a cercare strumenti per ridurre i livelli di esposizione”.

Fiorella Belpoggi spiega lo studio effettuato

Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Area Ricerca dell’Istituto Ramazzini, ha spiegato l’esperimento:  “Il nostro studio conferma e rafforza i risultati del National Toxicologic Ramazzini Program americano. Non può infatti essere dovuta al caso l’osservazione di un aumento dello stesso tipo di tumori, peraltro rari, a migliaia di chilometri di distanza, in ratti dello stesso ceppo trattati con le stesse radiofrequenze. Sulla base dei risultati comuni, riteniamo che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle probabili cancerogeni”.

“Sebbene l’evidenza sia quella di un agente cancerogeno di bassa potenza – ribadisce la ricercatrice – il numero di esposti è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze. Inoltre i nostri dati rafforzano la richiesta di adottare precauzioni di base a livello globale. Semplici misure sugli apparecchi, come un auricolare a molla incorporato nel telefono, oppure segnalazioni di pericolo sia nelle istruzioni che nella confezione di acquisto perché l’apparecchio venga tenuto lontano dal corpo. Certo non immagino che si possa tornare indietro nella diffusione di questa tecnologia, ma sono sicura che si possa fare meglio. La salute pubblica necessita di un’azione tempestiva per ridurre l’esposizione, le compagnie devono concepire tecnologie migliori, investire in formazione e ricerca, puntare su un approccio di sicurezza piuttosto che di potenza, qualità ed efficienza del segnale radio. Siamo responsabili verso le nuove generazioni e dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino rischi conosciuti e ignorati per decenni”, chiosa la direttrice