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Esami di terza media: lo studente prende ottimo ma i genitori fanno ricorso al Tar

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Non accontentarti di un bel voto se puoi prenderne uno migliore. Una lezione di vita che molti studenti avranno sentito ripetersi dai propri genitori e che potrebbe, in generale, essere considerata anche un valido incentivo per dare sempre il meglio di sé. Ma quando è il caso di dire basta? Quando ci si deve, per così dire, fermare dinnanzi a un giudizio superiore?

Sempre più spesso leggiamo storie di genitori strenuamente impegnati nella difesa dei propri figli, nella tutela dei loro diritti e nella lotta per venir riconosciuto tutto il loro talento. In nome di simili nobili principi si rischia però di valicare il proverbiale limite, sconfinando in un “eccesso di difesa”. Professori minacciati, presidi messi alla berlina, interi istituti minati nella loro credibilità sono le vittime di questa guerra senza quartiere in nome dell’amore genitoriale. Che si sia oramai degenerati? Leggendo l’ultimissima storia di battaglia genitoriale verrebbe da pensare di sì.

I fatti in questione si sono svolti a Canicattì, nell’Agrigentino, dove una coppia ha deciso di presentare ricorso al Tar di Palermo poiché riteneva ingiusto il voto con cui la commissione degli esami di scuola media aveva promosso il figlio. Lo studente era stato giudicato con un “ottimo”, voto solitamente ritenuto più che lusinghiero ma che, per la coppia in questione aveva preso il posto di un meritatissimo “eccellente”. Dieci su dieci era ciò che il figlio meritava e questi genitori erano decisi a tentarle tutte per ristabilire la giustizia in nome del loro pargolo.

La coppia ha dunque chiesto ai giudici di annullare il verbale dei giudizi sulle prove d’esame della scuola Giovanni Verga e consentire così al figlio di riprendersi quanto si meritava. I giudici della prima sezione del Tar presieduta da Calogero Ferlisi non erano però evidentemente d’accordo e, con la motivazione che segue hanno respinto la richiesta degli infervorati genitori:

Come noto, la scuola, nel valutare la preparazione degli alunni, non applica scienze esatte che conducono ad un risultato certo ed univoco, come si verifica ad esempio nei casi di accertamento dell’altezza di un determinato candidato o del grado alcolico di una determinata sostanza ma formula un giudizio tecnico connotato da un fisiologico margine di opinabilità, per sconfessare il quale non è sufficiente evidenziare la mera non condivisibilità del giudizio, dovendosi piuttosto dimostrare la sua palese inattendibilità

A riprova di ciò è stato anche fornito un prospetto delle valutazioni riportate dallo studente, così da comprovare la correttezza della valutazione finale.

Lo studente era stato ammesso con il voto di 9/10 e aveva conseguito i seguenti punteggi: 10/10 nella prova d’italiano; 10/10 nella prova di matematica; 8/10 nella prova di francese; 8/10 nella prova d’inglese; 9/10 nel colloquio pluridisciplinare. Il voto finale di 9/10 si presenta, pertanto, coerente con quelli di ammissione e con quelli conseguiti nelle prove d’esame, tanto più che il voto di 10/10 presuppone il raggiungimento dell’eccellenza in tutte le prove. Sotto questo profilo, valga, in particolare, il riferimento fatto nei giudizi sulle lingue straniere (inglese e francese) alla circostanza che l’elaborato era ‘per lo più’ e non ‘totalmente’ corretto

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Per la copia però era solo l’inizio. Oltre al vedere respinta la propria richiesta i due si sono anche trovati costretti a pagare le spese legali, per un ammontare di mille euro. Una crociata decisamente finita male e viene il dubbio che forse, come disse Shakespeare, non fosse poi così indispensabile “tanto rumore per nulla”.