Vietate le modelle sexy al Salone dell’auto di Shanghai

La Cina si risveglia puritana e lo fa nel modo più clamoroso, vietando modelle sexy al Salone dell’automobile 2015 che si svolgerà a Shanghai, il prossimo 22 aprile.
La responsabile delle Pubbliche relazioni di una casa automobilistica cinese, la Zhejiang Geely, ha  spiegato che la decisione di eleminare modelle attraenti è stata presa  per garantire ai visitatori di apprezzare “un salone tranquillo”, senza distrazioni .
2011 Shanghai Auto Show
I vertici della Shanghai Automotive Exhibition, che promuove il Salone dell’auto, hanno invece riferito che si tratta di una decisione intrapresa per motivi di sicurezza, considerando  alcune stragi avvenite a Shangai, ad esempio quella verificatasi nel corso dei festeggiamenti di fine anno che ha provocato 36 vittime. Inoltre, in un comunicato ufficiale, è stato evidenziato come molti genitori abbiamo provato turbamenti dinanzi agli spettacoli di ragazze poco meno vestite e abbiano poi denunciato come “non è il salone delle automobili, è il salone dei corpi”. E’ stato spiegato che si tratta di restaurare l’essenza dell’esposizione e garantire un’atmosfera più civile.

Nuova censura in Cina

Secondo le indiscrezioni, l’esclusione delle modelle sarebbe invece da attribuire ad una nuova ondata di puritanismo che sta colpendo la società cinese. Non a caso è stata censurata L’imperatrice della Cina, un fiction televisiva in cui una delle protagoniste aveva una eccessiva scollatura.
La notizia ha però deluso molti visitatori e operatori del settore, tanto che alcuni rappresentanti delle case automobilistiche espositrici hanno ricordata che si tratta di “una regola non scritta del nostro settore” sottolineando che “più le ragazze sono attraenti e maggiore pubblicità si ottiene: tutti pensano solo a come rendere più sexy le modelle”.

Una delle modelle che per due anni ha lavorato al Salone, si è detta scandalizzata dalla notizia denunciando che “alcune persone hanno distrutto l’industria e rovinato la nostra reputazione”, spiegando poi come “l’80% delle modelle sono sempre state vestite normali durante il lavoro, tranne alcune che erano più provocanti” ma che la decisione dell’abbigliamento non dipendeva di certo dalle ragazze.