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CARO AVVOCATO:

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associazione

L’avvocato Sara Testa Marcelli risponde:

Il Presidente di un’associazione non riconosciuta (ovvero non iscritta al registro delle persone giuridiche) risponde personalmente delle obbligazioni assunte dall’associazione. E difatti, l’art. 38 c.c. prevede che delle obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l’associazione non riconosciuta risponde tanto l’associazione con il proprio fondo che personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione medesima.

Occorre, inoltre, evidenziare che secondo un orientamento giurisprudenziale, per la verità minoritario, delle obbligazioni assunte per l’associazione dal soggetto provvisto del potere di rappresentarla non risponde in via personale soltanto colui che ha sottoscritto il negozio, ma anche personalmente e solidalmente tutti coloro che hanno deciso di assumere tale obbligazione.

In caso, invece, di obbligazioni derivanti da fatto illecito, ne risponde personalmente l’autore dell’illecito e l’associazione con il proprio patrimonio. Diversamente, nelle associazioni riconosciute, delle obbligazioni assunte risponde esclusivamente l’associazione con il proprio patrimonio e limitatamente ad esso.

Va osservato, infatti, che  la responsabilità personale e solidale, prevista dall’art. 38 c.c., di colui che agisce in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza dell’associazione stessa, bensì all’attività negoziale concretamente svolta per suo conto e risoltasi nella creazione di rapporti obbligatori fra l’ente ed i terzi. Si è, altresì, precisato – al riguardo – che tale responsabilità non concerne, neppure in parte, un debito proprio dell’associato, ma ha carattere accessorio, anche se non sussidiario, rispetto alla responsabilità primaria dell’associazione, con la conseguenza che l’obbligazione, avente natura solidale, di colui che ha agito per essa è inquadrabile fra quelle di garanzia “ex lege”, assimilabili alla fideiussione (cfr., ex plurimis, Cass. 25748/08, 29733/11).