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DONNE SOTTO ASSEDIO: la mappa interattiva delle violenze

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Getty Images

Due social network per combattere la violenza e gli abusi sulle donne – Al giorno d’oggi, purtroppo, le violenze e gli abusi sulle donne sono praticamente all’ordine del giorno e, la battaglia contro questi orrori si fa ogni momento più forte e importante. L’ultima frontiera sono i social network e, in questo caso, uno in particolare creato ad hoc che ci si chiama “Women under siege”, donne sotto assedio.

Nato e sviluppato in Siria, sotto la guida di Rebecca Chiao e del Women’s media center, si tratta della creazione di crowdmap, ossia delle mappe interattive dove campeggiano dei bollini rossi che servono per indicare dove ci sono stati dei casi di violenza sessuale. Tutte le segnalazioni riguardano casi reali e che possono essere segnalati anche tramite i comuni mezzi di comunicazione com Twitter (hashtag #RapeinSyria e #harassmap) ma anche via mail, Facebook e sms.

Come mai la scelta di una mappa? Come spiegano gli organizzatori mettere sotto gli occhi di tutti le atrocità è probabilmente l’unico modo per dare agli abusi il giusto spazio “pubblico” affinchè la gente si renda conto della gravità della situazione e inizi ad agire in qualche modo. La mappa poi serve per cancellare dei falsi miti o falsi stereotipi secondo cui gli abusi avvengono solo in determinate condizioni sociali o specifici posti geografici.

I dati raccolti fino ad ora sono allarmanti: nel 39% dei casi segnalati ad HarassMap durante lo scorso anno, i molestatori sono bambini sotto l’età della pubertà; in Siria oltre il 75% delle violenze avvengono per mano di forze governative o alleate e, moltissimi, dichiarano di non aver ricevuto nessun tipo di aiuto dalle persone che assistevano alla violenza. Dal 2010 HarassMap ha raccolto oltre 900 segnalazioni e invece, Women under siege, dall’aprile 2011, ha raccolto oltre 160 casi di violenza sessuale in Siria.

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