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ALESSIA PATACCONI, ANNUNCIATRICE RAI INCINTA: niente stipendio o licenziamento

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Una sconcertante proposta della Rai: “o rinunci a due mesi di stipendio oppure ti risolviamo il contratto per negligenza” – Ce sia in una fabbrica, in un ufficio o alla Rai la musica per noi donne non sembra cambiare: sei incinta quindi sei fuori! Ragionamento aristotelico valido a quanto pare ancora nel XXI secolo e che, nell’epoca delle donne primo ministro, sembra proprio non voler passare di moda.

Ultima vittima di questo che non esitiamo a definire sopruso è Alessia Patacconi, volto di Rai Tre a tutti noto per i suoi annunci dei programmi: ultimamente oltre al suo affascinante profilo gli spettatori avranno anche notato un pancione non indifferente, sfoggiato, proprio come dovrebbe essere per qualsiasi donna, con orgoglio e naturalezza. Se Alessia è però felice del suo stato interessante evidentemente non è lo stesso per quella che, a questo punto paradossalmente, viene chiamata Mamma Rai: una volta giunta infatti al settimo mese Alessia ha contattato l’azienda per definire la sua posizione, pur sapendo che, per contratti a tempo come i suoi, la Rai prevede un congelamento dello stesso senza far mai valere quella clausola che le consentirebbe (in modo vergognoso aggiungiamo noi) di stralciare il contratto  “ove l’impedimento impedisse il regolare svolgimento per una durata significativa rispetto alla stagione produttiva”.

Dove è l’intoppo chiederete allora voi, be’ nel fatto che contratto congelato per due mesi vuol dire anche mancato pagamento per due mesi, situazione ardua per chi sta per diventare mamma. La Rai asserisce che per una lavoratrice le cui prestazioni sono assai limitate non si può certo garantire il medesimo trattamento di persone a tutti gli effetti dipendenti ma Alessia ribatte, “oltre alla reperibilità e all’esclusiva, a volte ho lavorato quattro giorni di seguito. Perché la Rai non mi tutela economicamente se faccio un figlio?”.

Nonostante le varie spiegazioni aziendali a noi la storia sembra comunque tanto simile ad una discriminazione da non piacerci proprio: non avere un contratto da dipendente ed essere incinta può essere ancora nel XXI secolo uno stato a dir poco penalizzante? A voi lettrici l’ardua sentenza.

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