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Cinema: l’ultimo esorcismo domani in tutte le sale

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Da domani nelle sale L’ultimo Esorcismo

‘Se credi in Dio devi credere anche ne Diavolo’. Così scrivono gli autori sulla locandina del film che uscirà domani in tutte le sale d’Italia, L’ultimo Esorcismo.

Ecco la recensione:

Cotton Marcus, un predicatore disilluso che ha perso la fede e considera la pratica dell’esorcismo un mezzo come un altro per guadagnarsi la vita e mantenere la propria famiglia, si reca in Louisiana con una piccola troupe per documentare la sua ultima impresa e i trucchi del mestiere. Ma dietro la ragazza sedicenne che si trova di fronte e che a lui sembra vittima di una banale violenza, si nasconde qualcosa che lo metterà senza filtri di fronte all’essenza del Male.

Quando in un film poliziesco si vede una pistola, sicuramente questa sparerà prima della fine. A questa regola ormai consolidata, ne aggiungiamo un’altra di recente acquisita dal cinema: quando un mockumentary racconta fenomeni paranormali, prima o poi la telecamera che documenta l’azione cade per terra e si spegne, o continua a riprendere il nulla mentre l’essenziale diventa non visibile. Succedeva in The Blair Witch Project (a tutt’oggi insuperato capostipite) e in Paranormal Activity, e succede anche in L’ultimo esorcismo di Daniel Stamm, per cui, pur senza svelare niente del finale, è facile capire che non sarà un happy ending.

E’ decisamente interessante nelle premesse e ben fatto sotto molti aspetti questo film prodotto da Eli Roth e diretto da Daniel Stamm (tedesco di nascita al suo secondo lungometraggio americano). Peccato che proprio la fine sappia di posticcio. Non perché non sia suggestiva, ma perché il film non è costruito in virtù di questo finale, e la tensione non si accumula progressivamente come invece accadeva ad esempio in classici come La notte del demonio di Jacques Tourneur e The Wicker Man, il cult di Robin Hardy che gli autori hanno tenuto sicuramente in mente mentre giravano. A questo poi si aggiunge che la sorte dei protagonisti è preannunciata in una scena chiave, e questo rovina sicuramente la sorpresa. Nonostante ciò, L’ultimo esorcismo ha gli elementi di un buon film di genere, a partire dall’ambientazione in una Louisiana rurale che, con i suoi edifici abbandonati e il suo landscape pre-industriale, ben si presta come cornice di storie di possessione, superstizioni e fanatismo. Il protagonista, l’ottimo Patrick Fabian, riesce ad essere credibile nei panni del predicatore/imbonitore: consigliamo dove possibile di vedere il film in originale per apprezzare a pieno la sua performance vocale. Efficaci anche i coprotagonisti, e interessante il ritratto di un mondo che in America miete vittime tra i fanatici e i creduloni di ogni genere. E adesso veniamo alle domande fondamentali per un amante di cinema dell’orrore: è un film che fa paura? Sicuramente riserva qualche sobbalzo sulla poltrona per gli spettatori meno smaliziati e per gli amanti degli animali. Ricorda L’esorcista? In qualche momento sì, ed è inevitabile, ma qua siamo nel territorio del basso budget e gli effetti sono adeguati al genere. Insomma, se L’ultimo esorcismo non ci ha fatto gridare al miracolo, va anche detto che – confrontato alle miriadi di sciocchezze sanguinolente spacciate ultimamente per cinema dell’orrore – è un risultato di cui, per una volta, gli autori possono ritenersi soddisfatti.