23 September 2017

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LIBRI: 'La strada bianca'

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Una manciata di minuscole sculture giapponesi ha ispirato a Edmund de Waal Un’eredità di avorio e ambra.
E una manciata di candidi detriti raccolta sul monte Kao-Ling, in Cina, spinge l’autore a esclamare «Questo è il mio inizio».
L’inizio di un viaggio sulle tracce dell’«oro bianco», per raccontare la storia della porcellana. In parte memoir, in parte racconto storico, in parte detective story, La strada bianca racconta la storia dell’ossessione per l’alchimia, l’arte, la ricchezza e la purezza.
Nel suo stile avvincente, Edmund De Waal evoca la mappa di un desiderio: una narrazione intima, strutturata intorno a cinque viaggi attraverso i paesi dove la porcellana è stata sognata, fabbricata, perfezionata, ambita collezionata.
In realtà la storia di un materiale che attraversa lo spazio e il tempo partendo, più di mille anni fa, da una magica collina cinese di caolino per diffondersi nel mondo intero.
Seguiamo De Waal da Jingdezhen a Venezia, a Versailles, a Dublino, a Dresda, alle colline della Cornovaglia e ai monti Appalachi del South Carolina, mentre segue le tracce di una vera propria ossessione, quella del “bianco perfetto”.
Eroi o vittime dell’invenzione e della produzione del prezioso materiale, i personaggi più disparati: dagli imperatori cinesi ai loro schiavi; dall’elettore di Sassonia e re di Polonia Augustus II al piccolo alchimista da lui imprigionato perché produca quel materiale «semitraslucido e latteo, come i petali di un narciso»; dal farmacista quacchero che esplora le colline della Cornovaglia distratto solo dalla morte della giovane moglie; a Lenin e al suo intervento al Congresso dei lavoratori del vetro e della porcellana: «Questo bianco è una rivoluzione», fino a Hitler, che allestisce a Dachau un laboratorio per la fabbricazione di statuine da regalare ai membri del suo cerchio magico… Nel libro di De Waal la porcellana non è soltanto un materiale, ma l’essenza stessa del “displacement”: tocca un pezzo di porcellana e viaggerai attraverso lo spazio e il tempo, dai contadini cinesi che anticamente raccoglievano l’argilla, fino agli alchimisti tedeschi che ne hanno studiato la composizione, reinventandone il misterioso mix, fino agli imperatori come Augusto di Polonia che nel 17 secolo mette a repentaglio le fortune e le casse del regno per alimentare la sua sterminata collezione (si stima di 35798 pezzi, alla sua morte).
E’ la storia della Porzellankrankenheit, della Porcelain Sickness, della porcelain maladie che De Waal insegue per tutto il mondo, in un resoconto di arte, di tecnica, di commercio, di politica e di religione, di identità nazionale e di ossessione selvaggia e talvolta rovinosa.
Per 500 anni l’Occidente non ha saputo come e di cosa fosse fatta, ogni suo aspetto (di composizione e di lavorazione) è stato a lungo oggetto di un segreto conteso; fu Marco Polo a portarla per primo in Europa nel 14 secolo, e darle il nome “porcellana”; tante spiegazioni e deduzioni fantasiose si sono da allora succedute durante quei secoli nel tentativo di reinventarla, prima di riuscire a ricreare la miscela giusta di minerali, gli stadi di lavorazione e le modalità di cottura.
Nelle pagine di De Waal la porcellana passa tra le mani di preti gesuiti, viaggia a Costantinopoli, si ferma presso i quaccheri, dalla Cina antica giunge alla Cina rivoluzionaria, che sostituisce il vasellame tradizionale con manufatti che arrivano persino a rappresentare la scena di un’esecuzione capitale… E ci racconta come gli artisti e ceramisti abbiano sempre cercato di custodire i segreti della loro arte, mettendo sotto chiave la formula segreta dei suoi componenti. Dal nostro mondo postmoderno, postindustriale, sempre più virtuale e digitale de Waal ci conduce nell’universo materiale e tattile dell’”oro bianco”.
Intrecciato intimamente con la sua storia, c’è il resoconto autobiografico del suo lavoro di ceramista, dei suoi metodi di lavorazione, una sorta di (auto)ritratto d’artista che è al contempo anche un manifesto.
Figlio di una studiosa di storia, e di un decano della Cattedrale di Canterbury, Edmund De Waal è oggi uno dei più affermati e celebrati ceramisti al mondo.
Dopo un lungo apprendistato è diventato, dagli anni ’90 in poi, un artista molto noto e quotato nella comunità artistica di Londra, presente nelle più importanti collezioni private europee e americane, e nelle collezioni permanenti di alcune delle più prestigiose istituzioni artistiche del mondo come il Rijksmuseum of Amsterdam and the Victoria and Albert Museum.
Oltre a questo è anche uno degli scrittori più originali e amati di non fiction.
Un’eredità d’avorio e ambra è diventato un best seller mondiale. Edmund de Waal è uno dei più importanti ceramisti al mondo e le sue porcellane sono ospitate nei maggiori musei.
Il suo memoir, Un’eredità di avorio e ambra, è stato pubblicato in trenta lingue e ha vinto il Costa Biography Award e il RSL Ondaatje Prize, ed è stato fi nalista al Duff Cooper Prize, al Jewish Quarterly Wingate Prize, al PEN/Ackerley Prize, al Southbank Sky Arts Award for Literature, all’Orwell Prize e al BBC Samuel Johnson Prize.
Abita a Londra con la sua famiglia.  

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