25 September 2017

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CARO AVVOCATO: la disciplina delle ferie

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: In Italia, la disciplina dell?orario di lavoro ? oggi contenuta nell?art. 10 del D.Lgs. n. 66/2003, (come modificato dal D.Lgs. n. 213/2004), successivamente al quale ? stata emanata la

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: In Italia, la disciplina dell’orario di lavoro è oggi contenuta nell’art.
10 del D.Lgs.
n.
66/2003, (come modificato dal D.Lgs.
n.
213/2004), successivamente al quale è stata emanata la Circolare del Ministero del Lavoro n.
8 del 3 marzo 2005.
Il Decreto rappresenta l’attuazione alle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE, i cui principi sono stati poi trasposti nella direttiva n.
2003/88/CE. Considerata l’immediata e diretta derivazione dei principi nazionali in materia rispetto a quelli comunitari, si può affermare che, in ambito comunitario, il diritto alle ferie annuali retribuite costituisce “principio particolarmente importante del diritto sociale comunitario, al quale non si può derogare e la cui attuazione da parte delle autorità nazionali competenti può essere effettuata solo nei limiti esplicitamente indicati dalla direttiva stessa” (sentenza Bectu e sentenza Gomez). Il riposo annuale costituisce anche diritto sociale fondamentale del lavoratore, sancito nella Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea, proclamata a Nizza nel dicembre 2000, che, all’articolo 31.2.
nell’ambito del diritto a condizioni di lavoro giuste ed eque, ha affermato il diritto di “ogni lavoratore” a ferie annuali retribuite. L’istituto delle ferie e le relative modalità di fruizione sono oggi disciplinati dall’art.
1o, D.Lgs.
n.
66/2003, il quale dispone: “Fermo restando quanto previsto dall'articolo 2109 codice civile, il prestatore di lavoro ha diritto a un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane.
Tale periodo, salvo quanto previsto dalla contrattazione collettiva o dalla specifica disciplina riferita alle categorie di cui all'articolo 2, comma 2, va goduto per almeno due settimane, consecutive in caso di richiesta del lavoratore, nel corso dell'anno di maturazione e, per le restanti due settimane, nei 18 mesi successivi al termine dell'anno di maturazione (comma 1).
Il predetto periodo minimo di quattro settimane non può essere sostituito dalla relativa indennità per ferie non godute, salvo il caso di risoluzione del rapporto di lavoro (comma 2)”. Il principio trova conferma nell’oramai sedimentata e costante giurisprudenza di legittimità, che sul punto afferma: “L'esatta determinazione del periodo feriale, presupponendo una valutazione comparativa di diverse esigenze, spetta unicamente all'imprenditore quale estrinsecazione del generale potere organizzativo e direttivo dell'impresa; al lavoratore compete soltanto la mera facoltà di indicare il periodo entro il quale intende fruire del riposo annuale, anche nell'ipotesi in cui un accordo sindacale o una prassi aziendale stabilisca - al solo fine di una corretta distribuzione dei periodi feriali - i tempi e le modalità di godimento delle ferie tra il personale di una determinata azienda” (Cass.
12-06-2001, n.
7951, in Lavoro giur.
2002, 56, con n.
Ferrau', In tema di determinazione del periodo feriale).

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