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Yara Gambirasio: il marocchino dal Gip

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Agi.it Sara’ sentito nel pomeriggio dal Gip in carcere a Bergamo, Mohamed Fikri, il giovane marocchino arrestato con l’accusa di aver sequestrato e ucciso Yara Gambirasio, la 13enne promessa della ginnastica ritmica scomparsa dal 26 novembre. Gli inquirenti, che per ora hanno sospeso le ricerche della ragazza, sembrano puntare molto sull’esito dell’interrogatorio dell’uomo che per ora nega pero’ ogni responsabilita’. Contro di lui, al momento, sembra esserci solo un’intercettazione registrata dagli inquirenti: “Allah mi perdoni, non l’ho uccisa io”. Nessuna conferma intanto delle voci, circolate ieri sera, sul possibile coinvolgimento nell’inchiesta di due italiani: “Oggi non ho niente da dire”, si limita a rispondere il pm di Bergamo, Letizia Ruggeri.

GLI OPERAI DEL CANTIERE: NON LO CONOSCIAMO

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Al cantiere dove Fikri lavorava, nessuno dice di conoscerlo: “qui ci sono tante ditte esterne…”, mentre in paese monta la rabbia e non mancano dichiarazioni di razzismo. Nella villetta della famiglia di Yara le forze dell’ordine hanno impedito ad alcune persone di appendere uno striscione con la scritta “per Yara. Nessuna pieta’ per chi ha fatto questo”.

TENSIONI XENOFOBE

Nei bar le frasi xenofobe corrono di bocca in bocca. Per gli abitanti non ci sono dubbi: Yara e’ stata uccisa da “uno che viene da fuori”.
  “Quando saremo sicuri di chi e’ stato, metteremo i passamontagna e andremo a punire quel marocchino“, sentenzia rabbioso un avventore di un bar del centro. Idee chiare anche sul concetto di giustizia: “se Yara fosse figlia di un giudice o di un politico, l’assassino sarebbe punito piu’ severamente.
  Qui, siccome c’e’ in ballo la figlia di un povero cristo, ci dobbiamo pensare noi a fare giustizia”. “Sono padre di una tredicenne – dice un altro – da quando sono arrivati quelli la’ non la mando piu’ all’oratorio, ho paura”. I marocchini, “quelli la'”, rappresentano lo spauracchio del paese: “spacciano, fanno casino; questo e’ un paese di gente che si e’ sempre voluta bene, ora sono arrivati loro a rovinarlo…”.

MARONI “NON VOGLIO UN’ALTRA AVETRANA”

Intanto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, teme possa ripetersi quanto accaduto con il caso di Sarah Scazzi: “Le investigazioni sono in corso – dice – ed e’ opportuno non farne un altro caso mediatico come ad Avetrana”. Ma le preoccupazioni non si fermano a questo: “Non vorrei che un cartello messo da una persona che ha un atteggiamento che lo stesso sindaco di Brembate, un leghista, ha condannato e che io condanno, diventi il simbolo di quella comunita’, che e’ operosa e accogliente”.

Fonte: www.agi.it