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Malattia Frizzi: ischemia, emorragia cerebrale, poi l’ipotesi tumore

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malattia fabrizio frizzi
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Malattia Frizzi: ischemia ed emorragia cerebrale, poi l’ipotesi del tumore. Dopo la sua scomparsa, Giancarlo Magalli ha dichiarato che sapevano che stava male.

Fabrizio Frizzi è morto ieri a 60 anni per un’emorragia cerebrale. Il conduttore, lo scorso ottobre era stato colpito da un’ischemia che aveva già fatto temere per la sua vita. Dopo le cure, era tornato in tv, ma nella sua ultima intervista aveva dichiarato di non essere ancora guarito e che avrebbe conosciuto la verità tra circa un mese. Nelle ultime ore è stata avanzata anche l’ipotesi di un tumore.

Malattia Frizzi: ischemia, emorragia cerebrale e ipotesi tumore

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Dopo l’ischemia dello scorso ottobre che lo aveva colpito durante la registrazione de L’Eredità, Fabrizio Frizzi aveva affrontato un lungo periodo di cure. Poi il ritorno alla guida del programma che per lui era una seconda casa e che gli permetteva di distrarsi dalle cure. Lo scorso 5 febbraio, Fabrizio Frizzi aveva compiuto 60 anni e, nella sua ultima intervista, aveva raccontato la sua battaglia senza, tuttavia, rivelare i particolari. “E quando avrò finito, e speriamo finisca bene, potrò raccontare. Anzi, vorrò raccontare che la ricerca medica mi sta dando una chance in più. Tra un mese, o forse un po’ di più, saprò come vanno le cure. I medici ogni tanto mi danno buone notizie. Ma dosano bene le parole”, aveva detto al settimanale Gente.

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Le ultime parole di Fabrizio Frizzi e quelle di Giancarlo Magalli che, ieri, con un post ha spiegato qualcosa in più della battaglia che stava combattendo Fabrizio Frizzi, è stata avanzata l’ipotesi di un tumore. Fabrizio Frizzi ha sempre cercato di difendere la propria privay e quella della sua famiglia. Quella del tumore resta un’ipotesi come tante, avanzate anche dal pubblico dopo aver letto le seguenti parole di Magalli: “Sapevamo che stava male. Sapevamo che combatteva una battaglia disperata. Nell’ultimo messaggio che ci siamo scambiati qualche settimana fa mi scriveva: “La terapia c’è e la sto facendo. Non sarà facile, ma spero di portare a casa la pellaccia”.

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