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Obesità infantile: cause, conseguenze, prevenzione e cure

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Obesità infantile: le cause, le conseguenze sulla salute del bambino e come i genitori devono intervenire per prevenirla, la diagnosi e la cura

Obesità infantile (Istock)

L’obesità infantile è un problema molto diffuso nei Paesi occidentali, fonte di costante preoccupazione visto che le percentuali, negli ultimi anni, sono aumentate in modo considerevole. E’ un problema sempre più diffuso in età pediatrica. Spesso si crede, erroneamente, che le conseguenze dell’obesità ricadano esclusivamente sul fisico, nell’accumulo di grassi in eccesso. In realtà il problema è molto più importante, sopratutto per i bambini per i quali possono determinarsi disfunzioni e anomalie anche a carico degli altri organi:

  • accumulo di grasso nel fegato (steatosi epatica nel 60-70% dei casi);
  • iperinsulinismo (50-60%),con possibili evoluzione verso il diabete;
  • aumento dei grassi circolanti (ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia)  e Ipertensione arteriosa
  • problemi psicologici e funzionali.

Ma quando si parla di obesità infantile? Per quanto riguarda i bambini, si parla di obesità quando il loro peso supera del 20% il cosiddetto peso ideale, calcolato in base al BMI. Il pericolo maggiore è dovuto al fatto che il problema, molto spesso, si protrae in età adulta, con tutte le conseguenze del caso. Il fenomeno, che in Italia colpisce un bambino su quattro, è il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo; in pratica si introducono più calorie di quante se ne consumano. É risaputo che un peso eccessivo indebolisce l’organismo, rendendolo più vulnerabile a diverse patologie croniche: dall’ictus all’ipertensione arteriosa, dal diabete alle osteoartriti fino addirittura ad alcune forme di cancro. La situazione italiana rientra purtroppo nelle statistiche generali, con un numero sempre più elevato di bambini obesi e sovrappeso, concentrati in particolare nel Sud. Ma quali sono le cause principali e come prevenire e affrontare l’obesità infantile? In più distinguiamo tra obesità e sovrappeso, la cattiva alimentazione e l’educazione al cibo sano. Questi ultimi sono i caposaldi per crescere un bambino sano e senza problemi di obesità e sovrappeso. Perché un bambino in forma sarà un adulto sano. Fondamentale, nella vita del bambino una corretta alimentazione e questo, può avvenire solo se i genitori sono consapevoli dell’importanza che ha una giusta alimentazione sin da subito, dai primi mesi di vita.

Le cause dell’obesità infantile

obesità infantile cause (Istock)

Il 98% dei casi di obesità infantile sono legati alla costituzione (familiarità), alle abitudini alimentari sbagliate,  alla sedentarietà. La piccola percentuale di altri casi è dovuta a cause:

  • genetiche (sindromi in cui frequentemente si associano obesità bassa statura – ritardo mentale)
  • ormonali (è assai raro che in età pediatrica l’obesità dipenda da un cattivo funzionamento della tiroide)
  • terapie farmacologiche prolungate (cortisone ad esempio assunto a grandi dosi per anni)

L’obesità infantile ha una genesi multifattoriale quindi e come tale, è il risultato di diverse cause, più o meno evidenti, che interagiscono tra loro. In primo luogo, è dovuta ad un’eccessiva e cattiva alimentazione, legata o meno ad una ridotta attività fisica ed a fattori di tipo genetico – familiare. Rari sono i casi di obesità legati ad alterazioni ormonali quali ipotiroidismo o disfunzioni surrenali. Ma vediamo le cause nello specifico:

Alimentazione

obesità infantile alimentazione scorretta (iStock)

un aumento calorico eccessivo determina dapprima un sovrappeso del bambino, poi, nella maggioranza dei casi, una manifesta obesità.
L’iperalimentazione nei primi due anni di vita, oltre a causare un aumento di volume delle cellule adipose, determina anche un aumento del loro numero; da adulti, pertanto, si avrà una maggiore predisposizione all’obesità ed una difficoltà a scendere di peso o a mantenerlo nei limiti, perché sarà possibile ridurre le dimensioni delle cellule, ma non sarà possibile eliminarle. Intervenire durante l’età evolutiva è quindi di fondamentale importanza, perché dà la garanzia di risultati migliori e duraturi.

Familiarità

Obesità infantile la famiglia (Istock)

I fattori familiari non sono meno determinanti degli altri. L’obesità, sotto certi aspetti, può considerarsi un problema di natura ereditaria e, sotto altri, una conseguenza di fattori ambientali.
Un’indagine multiscopo realizzata dall’ISTAT nel 2000 dimostra che circa il 25% dei bambini ed adolescenti in sovrappeso ha un genitore obeso o in sovrappeso, mentre la percentuale dei bambini sale a circa il 34% quando sono obesi o in sovrappeso entrambi i genitori.
L’esempio della famiglia è fondamentale: non si può parlare di educazione alimentare se i genitori non iniziano per primi a seguire una dieta equilibrata.
Per quanto riguarda la natura ereditaria dell’obesità, sono state evidenziate alterazioni di alcuni geni aventi un ruolo nella produzione delle cellule adipose, ma gli studi sono tutt’ora in corso.

Sedentarietà

obesità infantile la sedentarietà (Istock)

La sedentarietà è frutto di uno stile sbagliato. Alla stregua di una cattiva alimentazione vi è il fatto, ancora molto più importante della mancanza di movimento per il bambino in età pediatrica. La ridotta attività fisica è un fattore a rischio obesità nei bimbi. Causa, sempre di una mancanza di educazione alla vita sana da parte dei genitori, il bimbo si ritrova spesso e volentieri davanti a giochi statici come videogiochi e televisione. Questo errato modo di vivere influisce negativamente sul bambino, rendendolo in sovrappeso o, in casi . estremi obeso. Ovviamente c’è da ricordare che la mancanza di sport o movimento associata ad una cattiva alimentazione comporta dei grandi rischi non solo fisici per il bimbo ma anche psicomotori. I piccoli sono spesso accompagnati in macchina dai genitori (anche se la scuola o la palestra distano pochi metri da casa), prendono l’ascensore anche per un solo piano, passano ore ed ore davanti al computer e alla televisione (con gli esempi negativi che accentuano le cattive abitudini alimentari), escono sempre meno e così via. In un rapporto sull’obesità infantile e giovanile scritto da un gruppo di esperti internazionali sono state identificate le principali tendenze sociali che contribuiscono all’aumento dell’obesità infantile:

  • aumento dell’uso di trasporto motorizzato (ad esempio per andare a scuola);
  • diminuzione dell’attività fisica durante il tempo libero e conseguente aumento della sedentarietà;
  • aumento del tempo trascorso davanti la tv;
  • aumento della quantità e varietà degli alimenti  grassi ed energetici e relativo aumento della loro pubblicità;
  • aumento dell’uso di ristoranti e fast food per pranzare e cenare, i quali offrono grandi porzioni a poco prezzo;
  • aumento del numero dei pasti durante la giornata;
  • aumento dell’uso di bibite analcoliche dolci e gasate come sostituzione all’acqua.

L’esercizio fisico è di fondamentale importanza per il bambino che cresce, in quanto, oltre a farlo dimagrire, lo rende più attivo, contribuendo a ridistribuire le proporzioni tra massa magra (tessuto muscolare) e massa grassa (tessuto adiposo). E’ dunque sufficiente praticare, in maniera costante, un’attività aerobica leggera, senza affaticare troppo l’organismo (come una pedalata in bici od una camminata) anche per 30 minuti al giorno; ciò sottopone i muscoli ad uno sforzo moderato ma costante, inducendoli ad attingere carburante soprattutto dal serbatoio dei grassi. Importante è quindi stimolare il bambino a praticare almeno uno sport, come il nuoto, che risulta adatto in queste situazioni, ma soprattutto spingerlo al movimento spontaneo, come salire o scendere le scale a piedi, passeggiare ecc. Meglio evitare che stia seduto per ore davanti al computer o alla televisione; è dimostrato il rapporto diretto tra sovrappeso e ore trascorse davanti al televisore. Privare i bambini della possibilità di applicarsi in una qualunque attività fisica aumenta il rischio di obesità, specialmente se trascorrono gran parte del loro tempo tra le pareti domestiche, come spesso accade in città

Cause psicologiche legate al rapporto tra mamma e figlio

Obesità infantile (Istock)

Una delle cause serie di aumento del peso nel bimbo e, in particolare aumento dell’obesità è dovuta al rapporto tra madre e figlio. Il rapporto con la madre influisce sull’insorgenza dell’obesità nei bambini. Il sovrappeso è un problema, il più delle volte, sottovalutato, tanto che anche la sintomatologia, “spia” di patologie conseguenti, non viene presa in considerazione. È necessario fare molta attenzione, soprattutto, quando l’obesità colpisce i bambini. Recentemente molti paesi, tra cui gli Stati Uniti, si sono dedicati alla ricerca di motivi che stanno alla base dell’insorgenza di questa patologia durante l’infanzia. Infatti, il motivo di un aumento esagerato di peso ha radici molto profonde che entrano nel campo della psicologia. La sensazione di non essere compresi, l’isolamento che a volte esiste all’interno delle famiglie stesse, la mancanza di dialogo, sono tutti fattori che non permettono di mettere in atto l’adeguata comunicazione, che contribuisca a costruire quella sicurezza in se stessi che rende più facile affrontare le difficoltà.

Un cattivo rapporto con la figura principale per un figlio causa un’alterazione nel normale equilibrio quotidiano caratterizzato dal sonno-veglia, dal rapporto con il cibo vero e proprio, quindi dal senso di fame e di sazietà. Tutti questi equilibri possono essere alterati causando un aumento del senso di fame e quindi mangiare in abbondanza e più volte al giorno. L’obesità infantile dipenderebbe da questa alterazione di equilibri quotidiani che come base hanno un cattivo rapporto materno.

Quantità e qualità del cibo

obesità infantile (Istock)

È frequente che i bambini in sovrappeso non mangino quantità enormi di cibo, ma mangino male. Gli studi dei bambini in sovrappeso indicano però regimi alimentari:

  • troppo ricchi in proteine (in particolare di derivazione animale) e in grassi;
  • poveri in carboidrati complessi e in fibre (frutta, verdure e legumi);
  • con ritmi incongrui (colazione spesso assente, spuntini o merende molto ricche e accompagnate dallo spizzicare continuo, doppi secondi piatti ai pasti principali ecc.).

Appare evidente come in questi casi risulti fondamentale indirizzare il più precocemente possibile il bambino verso corrette abitudini alimentari, senza demonizzare alcun cibo.

Come correggere le cattive abitudini alimentari

obesità infantile come prevenirla (Istock)

Un bimbo obeso ha sicuramente alla base una cattiva educazione alimentare. Infatti, l’obesità infantile dipende molto spesso da abitudini alimentari scorrette: sono molti i bambini che saltano la prima colazione o che fanno merende sbilanciate a metà mattinata. C’è anche chi rinuncia a frutta e a verdura, alimenti assolutamente indispensabili per una corretta crescita, mentre altri esagerano con il consumo di bevande gasate o zuccherate. Tutte abitudini che aumentano vertiginosamente le probabilità di sovrappeso e obesità. Ma come correggere queste cattive abitudini alimentari? Sicuramente

Il primo passo per prevenire questi disturbi consiste, quindi, nel modificare l’alimentazione quotidiana, privilegiando prodotti ortofrutticoli, grassi di origine vegetale come olio extravergine di oliva, carboidrati come pasta, pane, riso. Evitare gli zuccheri complessi, merendine e cibi fritti da fast food.

Il secondo passo è la riduzione del consumo di cibi elaborati, particolarmente calorici o ricchi di grassi e zuccheri. Iniziate ad introdurre le verdure poco per volta, poiché un bambino non abituato ad uno stile di vita alimentare corretto, farà fatica ad accettare questo cambiamento in maniera drastica. Quindi, un alimentazione sana prevederà sicuramente anche un po’ di fantasia in cucina da parte della madre. Presentare un piatto sano che non risulti “triste” agli occhi del bimbo è importante per inizializzare il bimbo ad una sana alimentazione. Sconsigliato eliminare definitivamente gelati e merendine se il bambino sino al giorno prima ne faceva uso costante. Meglio iniziare gradualmente, togliendo giorno per giorno una merendina e sostituita con un frutto dolce come può essere una banana o uno yogurt. Stessa cosa vale anche per gli alimenti salati. E’ fondamentale per il genitore capire che gli zuccheri sono una dipendenza, e dunque come ogni dipendenza, bisogna saper “lavorarci” su per sconfiggerla.

Abituare il bambino a tre pasti regolari: una colazione non abbondante ma sostanziosa, un pranzo ed una cena (non eccessivi), intervallati da uno spuntino a metà mattina ed una merenda al pomeriggio. Questo gli eviterà i “buchi” tra un pasto e l’altro e lo abituerà a non mangiare fuori orario.

Non insistere quando il bambino è sazio o non ha molta fame; potrebbe mangiare solo per far piacere alla mamma o per non essere sgridato; c’è il rischio di generare in lui un rapporto distorto con il cibo.

Insegnare al bambino a mangiare lentamente, poiché la prima digestione ha luogo nella bocca. Fondamentale poi il consumo regolare di acqua.

Non associare il cibo all’idea di qualcosa di “speciale”, né usarlo come premio.

Abituare il bambino ai giochi all’aperto e all’attività fisica; questo è importante sia per un corretto sviluppo del corpo, sia perché in movimento il ragazzo brucerà molte calorie.

Infine, rispettare le linee guida del sonno nei bambini onde evitare l’instaurarsi di abitudini scorrette.

Aldilà del pediatra e del dietologo, sono i genitori ad avere il ruolo più importante. La consapevolezza del danno che l’obesità può arrecare alla salute del proprio figlio deve far riflettere i genitori e portarli a sradicare comportamenti alimentari e abitudini scorrette consolidate nel tempo. Il compito è difficile, ma non impossibile. Occorre puntare sul coinvolgimento e non sui divieti, cercando di non colpevolizzare il piccolo se qualche volta cede alle tentazioni, quindi senza fare del peso un’ossessione.

Le conseguenze dell’obesità infantile

obesità infantile (Istock)

Fino poco tempo fa, le complicazioni dell’obesità infantile erano clinicamente evidenti solo dopo molti anni, quando purtroppo era difficile porre rimedio. Tra tutte le conseguenze dell’obesità infantile, le più frequenti sono rappresentate da:

  • disturbi di tipo polmonare come: affaticabilità del respiro, apnea notturna ed asma,
  • disturbi di tipo ortopedico come: l’eccessivo carico meccanico che ossa e articolazioni sopportano. Piedi piatti, varismo e valgismo degli arti inferiori sono i paramorfismi più comuni. Non solo, l’eccesso di peso può provocare dolori articolari, ridurre la mobilità e aumentare il rischio di distorsioni e fratture. 
  • disturbi respiratori durante il sonno sono molto frequenti nei bambini in eccesso di peso e si riferiscono ad un’ampia serie di condizioni che includono l’aumento della resistenza al flusso d’aria attraverso la via aerea superiore, la conseguente riduzione del flusso d’aria ed infine la cessazione del respiro.
  • Conseguenze in età adulta, dette conseguenze tardive:la persona che è stata in eccesso di peso da piccola risulta maggiormente esposta a determinate patologie, soprattutto di natura cardiocircolatoria come l’Ipertensione arteriosa e l’aumento dei trigliceridi e colesterolo nel sangue; tutto ciò a causa dallo stile di vita sbagliato tipico degli obesi. Gravi sono anche le conseguenze di tipo endocrino, come il Il diabete di Tipo 2 (insulino-resistente), tipico degli adulti ma frequente anche tra i bambini obesi e in sovrappeso. Anomalie mestruali, menarca anticipati e policistosi ovarica, rappresentano risposte endocrine all’eccesso di peso nelle ragazze, mentre i ragazzi in sovrappeso od obesi tendono a svilupparsi più tardi rispetto ai coetanei in peso forma.
  • Disturbi di tipo gastrico: l ‘obesità può provocare complicanze lievi, come semplici Disturbi del Comportamento Alimentare, ma anche conseguenze gravi, come colelitiasi (presenza di calcoli formati da colesterolo all’interno delle vie biliari o della cistifellea), steatosi epatica (processo degenerativo del tessuto epatico dovuto alla massiccia presenza di tessuto adiposo nel fegato), e tumori del tratto gastroenterico.
  • Disturbi di tipo psicologico: questi non sono affatto da sottovalutare poiché un bimbo in sovrappeso o obeso può sentirsi in “difetto” rispetto ai suoi amici con un giusto peso forma. I bambini in eccesso di peso possono sentirsi a disagio e vergognarsi, fino ad arrivare ad un vero rifiuto del proprio aspetto fisico; spesso sono bambini derisi, vittime di scherzi da parte dei coetanei e a rischio di perdere l’autostima e sviluppare un senso di insicurezza che li può portare all’isolamento: escono meno di casa e stanno più tempo davanti alla televisione, instaurando un circolo vizioso che li porta ad un’iperalimentazione reattiva.

Sovrappeso e obeso: le differenze

obesità infantile e sovrappeso (Istock)

In età adulta il metodo più semplice per determinare l’eccesso di peso (ormai accettato a livello internazionale) è il rapporto peso/statura chiamato Indice di Massa Corporea (IMC = peso in Kg/statura in metri, elevata al quadrato).
Pertanto:

– IMC > 25: definisce un soggetto sovrappeso;
– IMC > 30: definisce un soggetto obeso.

Nei bambini e negli adolescenti la massa grassa non solo aumenta in valori assoluti con l‘età, ma il suo rapporto con peso e altezza cambia fisiologicamente nel tempo e in maniera diversa fra i due sessi, rendendo la diagnosi di sovrappeso e obesità più complessa. Di conseguenza non esiste e non può esistere un unico valore che definisca il sovrappeso o l‘obesità, indipendentemente dall‘età e dal sesso, come avviene per gli adulti.
Nella pratica clinica quotidiana è sufficiente fare riferimento al calcolo dei percentili e alle curve dell’IMC che ogni pediatra usa. Un dato superiore all’85°c è indice di sovrappeso, se il dato è superiore al 90°c è indice di obesità. Si può inoltre calcolare la percentuale di eccesso peso estrapolando il dato dalla differenza tra IMC reale e IMC di riferimento ( 50°c  delle curve di riferimento) e dividendo poi il dato per la statura al quadrato.
Per valutare in maniera più adeguata l’eccesso di grasso vengono usati, in centri specialistici, il plicometro (strumento che misura lo spessore del grasso sottocutaneo) o l’impedenziometro (determina l’acqua corporea e per differenza si valuta la massa grassa corporea).
In maniera più semplice, un aumento di una o due curve di centili del peso nel processo di crescita del bambino deve far porre l’attenzione del pediatra e dei genitori su una possibile evoluzione verso l’obesità.

Relazione tra sviluppo del bimbo e obesità

obesità infantile (Istock)

Nel processo di crescita del bambino ci sono alcuni momenti più critici per lo sviluppo dell’obesità:

  • La nascita: un basso peso per l’età gestazionale associato ad un recupero rapido favoriscono lo sviluppo di obesità precoci e complicate;
  • Il primo anno di vita: un allattamento al seno prolungato previene lo sviluppo di obesità, mentre l’allattamento artificiale eventualmente associato a uno svezzamento del neonato precoce e troppo ricco di proteine favorisce il sovrappeso;
  • I 4-6 anni: un aumento rapido di peso in questa fase della vita si associa a un accumulo precoce di grasso e quindi all’obesità;
  • La pubertà: in alcuni casi il momento puberale, soprattutto nei maschi, comporta un buon incremento di massa magra con riduzione di quella grassa e quindi un dimagrimento; tuttavia un ragazzo che arriva all’età puberale già in sovrappeso o che registra un aumento rapido di peso in questa fase della vita diventerà molto probabilmente un adulto obeso.

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Come combattere l’obesità infantile: diagnosi e cure
obesità infantile diagnosi e cure (Istock)

Il pediatra di famiglia sarà sempre il riferimento più indicato nell’evidenziare i problemi e nell’indirizzare la famiglia quando non si abbia una risposta adeguata o si sospetti la possibilità di forme complicate.
Centri specializzati possono fornire le risposte atte ad evidenziare e studiare le complicanze, motivare i ragazzi e le famiglie al cambiamento, prevedere percorsi di intervento più intensivi e/o di tipo riabilitativo, comprendenti la chirurgia bariatrica in alcuni casi adolescenziali estremamente gravi.
In particolare si può prevedere un approccio articolato in diversi step:

  • Un primo intervento diagnostico ambulatoriale volto a definire il quadro clinicole possibili complicanze e le motivazioni al trattamento;
  • Un percorso terapeutico di terapia educazionale basato sulla definizione di semplici obbiettivi di cambiamento e sulla valutazione degli stessi attraverso il diario alimentare;
  • Percorsi di gruppo di terapia educazionale basati sul coinvolgimento attivo del ragazzo all’interno di un gruppo e della famiglia con il confronto e il supporto di un’equipe multidisciplinare (medico – dietista – psicologo)
  • In caso di forte selettività verso alcuni alimenti (frutta e verdura) i percorsi di terapia educazionale si basano sulla proposta di familiarizzazione multisensoriale con il cibo.

Attualmente non esistono farmaci adatti a combattere l’obesità in età pediatrica, eccetto l’uso di fibre che diminuiscono lievemente il senso di fame e rallentano l’assorbimento dei nutrienti. Le indicazioni a escludere alcuni alimenti a cui il soggetto sarebbe intollerante non trovano alcuna indicazione scientifica, né i test che vengono usati per documentare tali supposte intolleranze hanno validità scientifica.

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