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Allergie alimentari nei bambini: come nascono, diagnosi e cura

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Allergie alimentari nei bambini, come nascono, quali sono i fattori scatenanti e quali le cure adatte. La differenza tra allergia e intolleranza alimentare

bimbo che mangia allergie alimentari nei neonati (Istock Photos)

Spesso capita che appena subito lo svezzamento, il neonato con l’introduzione di alimenti solidi, possa accusare alcune reazioni allergiche per alcuni cibi. E’ del tutto normale, specie all’inizio, poiché il bimbo non è ancora abituato alla nuova alimentazione introdotta, che possano presentarsi arrossamenti cutanei intorno la bocca, dove il cibo solitamente rimane a contatto con la pelle delicata del bimbo. Questa reazione cutanea tenderà a sparire con il passare dei giorni. Ma è anche vero che molti neonati, specie al girono d’oggi, sono molto più esposti e predisposti ad allergie alimentari o a intolleranze varie. Ne esistono di diverse e, molte di queste, sono ritenute comuni tra i bimbi, come intolleranza al lattosio, allergia alle proteine del latte, ecc. Come prima cosa dobbiamo distinguere tra cosa sia un’allergia alimentare e cosa, invece, è una intolleranza alimentare.

Le reazioni avverse a specifici alimenti sono un’evenienza relativamente comune, ma la maggior parte di quelle che si verificano negli adulti sono causate da un’intolleranza alimentare piuttosto che da un’allergia alimentare, benché in alcuni casi i sintomi possano essere comuni.

  • Per allergia alimentare si intende una reazione anomala, mediata dal sistema immunitario, nei confronti di uno o più alimenti riconosciuti erroneamente come estranei; si manifesta con sintomi di entità variabile e, in alcuni casi, può diventare potenzialmente fatale.
  • Per intolleranza alimentare invece si intende una reazione avversa agli alimenti non mediata dal sistema immunitario, che è caratterizzata tendenzialmente da una sintomatologia non severa e limitata al tratto digerente.

l’Istituto Superiore di Sanità ipotizza che la diffusione di questi disturbi, interessi circa il 7-8% dei bambini. È importante sottolineare che un’eventuale “condizione di allergia, sintomatica o asintomatica” non controindica le vaccinazioni; false controindicazioni sono le allergie alimentari, in particolar modo al latte e all’uovo (a maggior ragione se diagnosticate su basi poco solide: nessuna allergia alimentare può essere diagnosticata esclusivamente sulla base di test cutanei o ematici), la familiarità per allergia o per reazioni a vaccini, l’allergia a farmaci non inclusi nel vaccino, storie di orticaria, asma e poliallergia” (Fonte: Ministero della Salute).

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Differenza tra allergia alimentare e intolleranza alimentare

differenza tra allergia e intolleranza (Istock Photos)

Per allergia alimentare si intende una risposta anomala del sistema immunitario, scatenata dal contatto con un cibo che comunemente viene assunto senza problemi dalla maggioranza degli individui. Nel linguaggio quotidiano utilizziamo spesso la parola “allergia” per indicare una più generica intolleranza agli alimenti. Qualche volta è effettivamente causata da una reazione allergica, ma in altri casi è causata da:

  • difetto del metabolismo degli zuccheri (es. fruttosemia);
  • carenze di enzimi digestivi  (es. deficit di lattasi);
  • effetti tossici dell’alimento da contaminazione (es. anisakis, parassita presente nel pesce crudo o poco cotto, muffe);
  • intolleranza al glutine (malattia celiaca);
  • idiosincrasia (reazione anormale in relazione alla quantità di cibo, agli additivi alimentari).

Una particolare forma di reazione avversa agli alimenti è la celiachia, una malattia autoimmune che si scatena a causa dell’assunzione di glutine, manifestandosi talvolta già durante lo svezzamento.

Non esistono ad oggi prove inequivocabili che l’evitamento di allergeni durante la gravidanza possa avere un effetto protettivo, mentre si ritiene che l’allattamento esclusivo al seno possa offrire una qualche forma di protezione.

Per ciò che riguarda, invece l’intolleranza alimentare, questa spesso erroneamente viene confusa con l’allergia alimentare, anche se sono due cose completamente diverse bensì abbiano in comune alcune reazioni simili. Quindi per intolleranza concetto è diverso rispetto all’allergia. In tal caso, il sistema immunitario non viene coinvolto, di conseguenza non si scatena una risposta immunitaria.
Già l’etimologia del termine “intolleranza” indica l’incapacità di sopportare, di tollerare: in seguito ad un’assunzione abbondante di un determinato alimento, l’organismo “si ribella” perché non riesce a digerirlo correttamente. Ecco il motivo per cui l’intolleranza è una reazione tossica dell’organismo, a differenza dell’allergia (reazione non tossica) che non dipende dalla dose assunta.

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Si possono evidenziare altri fattori che distinguono allergie ed intolleranze:

  • le allergie si classificano in base agli anticorpi implicati nella reazione (IgE- mediate ed IgE-non mediate),
  • le intolleranze, invece, non coinvolgendo il sistema anticorpale, si dividono in “enzimatiche” e “farmacologiche”.
    Per la prima s’intende un’intolleranza determinata dalla mancanza, o dalla carenza, di un enzima coinvolto nella digestione: l’enzima non riesce a digerire l’alimento. E’ il caso, ad esempio, dell’intolleranza al lattosio, lo zucchero caratteristico del latte, dovuta alla carenza di lattasi, l’enzima deputato alla digestione del lattosio.
    Per “farmacologica” s’intende un’intolleranza in cui il soggetto è sensibile ad alcune sostanze che si trovano nell’alimento. E’ il caso, ad esempio, degli alimenti ricchi di tiramina e dei loro effetti in soggetti ipersensibili a questa sostanza.

I tratti comuni di un’allergia e un’intolleranza

Svezzamento e allergie (Istock Photos)

L’unico fattore che accomuna , in parte le allergie alle intolleranze è la sintomatologia: comuni sono, infatti, gli effetti che si manifestano dopo una reazione allergica od un’intolleranza alimentare: dolori addominali, diarrea, nausea, gonfiore allo stomaco, prurito ed arrossamento della cute rappresentano i sintomi che si riscontrano in entrambe le problematiche. Di sicuro, comunque, i sintomi che si manifestano in un’allergia possono essere di maggior entità rispetto agli stessi che si verificano in un’intolleranza: le manifestazioni allergiche possono infatti sfociare anche in problemi respiratori, cardiorespiratori, fino alla forma più grave dello shock anafilattico che, se non si interviene immediatamente con farmaci specifici, può provocare coma e anche morte. È utile ricordare che si possono, talvolta, verificare delle forme di intolleranza alimentare che possono essere confuse con un’allergia, perché caratterizzate da elementi che si ritrovano in entrambi i disturbi: per questo motivo, si parla di “pseudo-allergie”. Queste particolari problematiche, inserite nella categoria delle intolleranze farmacologiche, sono intolleranze definite come una sorta di allergia dovuta alla produzione di istamina in seguito all’ingestione di un alimento. Per esempio, crostacei, cioccolato, pomodori, pesce in scatola sono tutti alimenti definiti “sostanze istamino-liberatrici”.

Gli alimenti allergizzanti

alimenti allergizzanti(Thinkstock)

Gli alimenti che possono provocare reazioni allergiche nei bambini ma anche negli adulti, sono davvero tanti. Infatti potenzialmente sono stati calcolati più di 170 alimenti allergizzanti ma, c’è da dire, che solo una parte di questi è responsabile nella maggiore parte di reazioni allergiche. Se il bambino nasce con una forte predisposizione familiare allergica, le proteine contenute negli alimenti più frequentemente assunti dalla mamma che allatta o dal bambino con le pappe (come per es. il latte di mucca, le uova, il pesce, il pomodoro, il grano, ecc.) possono sensibilizzare il bambino e provocare reazioni allergiche. Le proteine del latte vaccino sono le prime da tenere sotto controllo in quanto le formule artificiali che sostituiscono il latte materno sono a base di latte di mucca. In seguito, numerosi altri alimenti possono causare allergia; i più frequenti sono:

  • l’uovo;
  • il grano;
  •  la soia;
  • con la crescita anche il pesce (merluzzo, trota, sogliola);
  • alcuni tipi di frutta a guscio e legumi (noce brasiliana, mandorle, nocciole, arachidi).
  • semi (per esempio la senape).

L’80% dei bambini non sviluppa allergia a più di due alimenti contemporaneamente. In passato veniva spesso consigliato di ritardare l’inserimento di questi cibi nella dieta del lattante, ma le evidenze più recenti hanno dimostrato che questo non influenza la comparsa di allergia (addirittura ci sono ipotesi che suggerirebbero un effetto protettivo con un inserimento prima dei sei mesi, anche se è tuttora da confermare).

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Come si manifesta un’allergia alimentare: le reazioni

neonato morto a genova Allergie alimentari, le reazioni (Istock photos)

Una reazione allergica alimentare può manifestarsi da pochi minuti a diverse ore dopo il consumo dell’alimento attraverso la comparsa di uno o più dei sintomi seguenti, :

  • diarrea o vomito,
  • tosse,
  • respiro affannoso e/o mancanza di respiro,
  • prurito alla gola e alla lingua,
  • prurito della pelle o eruzione cutanea,
  • labbra gonfie e gola,
  • naso che cola o chiuso,
  • occhi irritati, arrossati e pruriginosi.

Queste reazioni compaiono dopo l’assunzione di un alimento (come latte di mucca o uovo) e fanno sorgere il sospetto di allergia alimentare. È bene sottolineare, tuttavia, che questi sintomi non sono affatto specifici: molto spesso dipendono da altre malattie gastrointestinali come la gastroenterite acuta infettiva o altre malattie infiammatorie intestinali.

Tra le manifestazioni cutanee di allergia alimentare abbiamo:

  • la dermatite atopica del primo anno di vita può essere aggravata da un’allergia agli alimenti in una minoranza di casi. Anche in questa evenienza, l’osservazione della mamma ha un ruolo estremamente importante nella valutazione clinica: come pensare, ad esempio, che qualche alimento sia la causa della dermatite se la pelle migliora e diventa quasi normale al mare – come spesso accade – sebbene il bambino continui a mangiare più o meno gli stessi alimenti? È bene invece pensare ad un’allergia alimentare quando l’eczema compare o si aggrava tutte le volte in cui il bambino assume un determinato cibo. Nel dubbio, sarà comunque opportuno ricorrere ai test diagnostici.
  • L’orticaria (e l’angioedema), a differenza di quanto comunemente si pensa, è causata da allergia ai cibi in meno del 5% dei casi. Talvolta, ma si tratta di eventualità ben poco frequenti, la rinite e l’asma bronchiale possono essere causate da allergia alimentare.
  • Il sintomo più temibile è lo shock anafilattico, reazione generalizzata causata dal contatto con l’alimento a cui il bambino è allergico. Fortunatamente il pallore e la riduzione della pressione sono preceduti da manifestazioni cutanee come orticaria/angioedema, rinite, asma bronchiale, spasmo laringeo. Se non si interviene prontamente con un adeguato trattamento salvavita, il collasso cardio-circolatorio può aggravarsi e talvolta condurre al decesso.

Molti bambini superano con la crescita le allergie al latte o alle uova, mentre quella alle arachidi, noci e frutti di mare spesso è permanente.

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L’allergia alle proteine del latte: la più frequente tra i bambini

allergia alle proteine dei latte (Istock)

Questa allergia è tra quelle più frequenti nei neonati, specie se non sono stati allattati al seno. Essa può verificarsi a qualsiasi età, ma è sicuramente molto più comune nei neonati (ne sono interessati circa il 2-3% dei lattanti). Specifichiamo che si tratta di una condizione diversa dall’intolleranza al lattosio, che come dice il nome non è una reazione immunitaria.

L’allergia al latte è la più frequente e conosciuta allergia alimentare, perché i neonati che non possono essere allattati al seno vengono alimentati con formule a base di latte vaccino e l’immaturità funzionale dell’apparato gastro-intestinale e del sistema immunitario nei primi anni di vita ne rendono più probabile l’insorgenza. L’allergia si presenta quasi sempre da pochi giorni a qualche settimana a seguito del contatto con il latte; ne sono maggiormente colpiti i bambini nutriti con formule artificiali ma, tale allergia si può presentare anche nei bambini allattati al seno, anche se in maniera più rara.

I sintomi dell’allergia alle proteine del latte possono cambiare da un attacco all’altro anche nello stesso soggetto e possono comprendere:

  • nausea,
  • difficoltà respiratorie,
  • senso di costrizione alla gola,
  • tosse e raucedine,
  • mal di stomaco,
  • dolore e distensione addominale,
  • diarrea,
  • sintomi oculari (prurito, lacrimazione),
  • orticaria e altre manifestazioni cutanee,
  • riduzione della pressione sanguigna
  • vertigini, svenimento.

I sintomi respiratori sono meno frequenti, ma è comunque possibile la comparsa di shock anafilattico; un passato di reazioni lievi non esclude la possibilità di sintomi più severe in futuro.

Alcuni bambini, infine, possono manifestare sintomi diversi e a qualche ora di distanza dal consumo di latte, come ad esempio:

  • feci molli (talvolta con sangue),
  • vomito,
  • inappetenza,
  • irritabilità,
  • eczema.

In caso di allergia alle proteine del latte è necessario eliminare completamente dall’alimentazione le proteine del latte vaccino. La maggior parte dei bambini (circa tre su quattro) riesce a superare l’allergia al latte entro i primi 3-5 anni di vita.

La diagnosi per le allergie alimentari

Allergie alimentari, la diagnosi (Istock)

La diagnosi si basa su di una storia clinica accurata (la familiarità, una descrizione accurata dei sintomi, l’intervallo tra  assunzione dell’alimento e la comparsa di segni clinici) e su di un altrettanto accurato esame obiettivo del bambino.

Per confermare il sospetto di allergia nei confronti dell’alimento considerato, la prima cosa da fare è quella di praticare le prove cutanee con il metodo della puntura della pelle con lancetta (prick test). Il test consiste nell’applicare sulla cute dell’avambraccio una goccia di estratto dell’alimento, nel pungere la goccia con una lancetta e nell’osservare la reazione locale. Quando il sospetto diagnostico cade su alimenti come frutta e verdura, per il test cutaneo è preferibile utilizzare gli alimenti freschi mediante il cosiddetto “prick by prick”.

Nel caso di situazioni che impediscono l’esecuzione delle prove cutanee (pelle molto irritata o molto reattiva o nel caso in cui non si possa sospendere la terapia con antistaminici che interferisce con il risultato delle reazioni cutanee) può essere opportuno, ricorrere alla ricerca nel siero di anticorpi IgE specifici per gli allergeni che si sospettano come causa dei sintomi allergici.

È molto importante ricordare sempre che né i prick test né i RAST permettono di diagnosticare un’allergia alimentare. Hanno soltanto un valore orientativo e aiutano, insieme alla storia clinica e all’esame obiettivo (la visita), a sospettare  una allergia. Moltissimi bambini hanno prick test e RAST positivi per le proteine del latte, dell’uovo o per molti altri alimenti eppure non soffrono di alcuna forma di allergia. Uno degli errori più comuni consiste proprio nel considerare il bambino “allergico” soltanto perché ha i prick test o i RAST positivi per qualche alimento!

La prova decisiva per dimostrare che l’alimento è effettivamente la causa dei sintomi, è la sua esclusione dalla dieta: la dieta di eliminazione di uno o più cibi viene praticata per un massimo di 2-3 settimane. Al termine di questo periodo, se i sintomi sono ancora presenti, dobbiamo necessariamente concludere che gli alimenti “esclusi” non hanno nulla a che vedere con i disturbi che stiamo cercando di diagnosticare. Occorrerà quindi modificare la dieta di esclusione oppure cercare una causa non alimentare dei disturbi.

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Se invece i sintomi sono scomparsi o si sono ridotti, dovrà essere nuovamente introdotto l’alimento in un ambiente ospedaliero adeguatamente attrezzato: se i sintomi ricompaiono, avremo la prova inequivocabile della allergia alimentare. Pertanto, il ruolo causale dell’alimento va sempre verificato con la dieta di esclusione ed il successivo test di scatenamento. Spesso i disturbi di cui stiamo cercando la causa sono capricciosi e dobbiamo sempre sospettare che siano migliorati soltanto per caso e non grazie alla dieta di esclusione, di qui la necessità del test di scatenamento. Comunque, le diete di esclusione non vanno mai prolungate per più di due-tre settimane:

  • se il test di scatenamento dimostra che i disturbi sono causati da un determinato alimento, l’alimento andrà eliminato dalla dieta;
  • se invece il test di scatenamento dimostra che gli alimenti “sospetti” non provocano reazioni, il bambino potrà ricominciare a mangiare normalmente tutti i cibi.

Come curare un’allergia alimentare

curare l'allergia alimentare come curare un’allergia alimentare (Istock Photos)

Quando sappiamo per certo che nostro figlio è allergico ad un determinato alimento, la cura migliore da fare, è l’unica, è quella di escludere l’alimento allergenico dalla dieta. Quindi, una dieta di esclusione sarà l’unica terapia adeguata.

Se la dieta terapeutica deve essere protratta per un lungo periodo è opportuno integrarla con i nutrimenti che vengono a mancare come calcio, ferro o altri a giudizio del medico curante. Le diete di esclusione vanno prescritte dall’allergologo pediatra.

Nel primo anno di vita, quando l’alimentazione è incentrata sull’allattamento al seno o sull’impiego di latti di mucca formulati, si può ricorrere a formule a base di riso, oppure a prodotti dietetici per l’infanzia a base di proteine del latte vaccino sottoposte a processi di digestione enzimatica che consentono una crescita adeguata  in attesa di una spontanea risoluzione della patologia che avviene nel 90% dei casi entro il terzo anno di vita. Nei casi più gravi si ricorre ad alimenti costituiti da miscele di aminoacidi, i componenti elementari delle proteine. Le formule a base di proteine della soia arricchite con minerali, vitamine, aminoacidi e calcio permettono una nutrizione equilibrata analoga a quella dei normali latti in polvere, da evitare però nei primi sei mesi di vita per l’alto rischio di allergizzazione.

E’ bene tenere presente che per la diagnosi di allergia è importante procedere con grande rigore per evitare diete incongrue.

Nei casi in cui le allergie non si risolvano spontaneamente dopo il sesto anno di vita, potrà essere intrapreso un percorso di desensibilizzazione  per l’alimento incriminato, presso strutture ospedaliere particolarmente attrezzate e con personale esperto e dedicato alla gestione di questi piccoli pazienti. Il percorso non è privo di rischi  ma consente di raggiungere un livello di tolleranza sufficiente ad evitare reazioni gravi, in caso di assunzioni accidentali dell’alimento o in molti casi a superare brillantemente la propria allergia.

(Fonte: Ospedale pediatrico Bambino Gesù)

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