Positività Tossica | Quando “pensare positivo” diventa una trappola

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La positività tossica è un tipo di “pensiero positivo” che assomiglia più a un ordine che a un consiglio, che obbliga piuttosto che ispirare, che fa sentire sbagliati invece che felici. Come si sviluppa, ma soprattutto: come si evita?

Pensa positivo
(Fonte: Pixabay)

Nel corso della nostra vita, in moltissime occasioni ma soprattutto in moltissimi ambiti affrontiamo difficoltà e delusioni. Molto spesso quello che ci viene consigliato è di pensare positivo e di andare avanti per la nostra strada senza lasciarci abbattere dalla negatività.

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Per quanto questo atteggiamento sia efficace, molto spesso viene applicato con leggerezza o, più spesso ancora, viene consigliato con leggerezza.

Cosa significa pensare positivo o essere positivi? E quando accade che il semplice tentativo di mantenere un atteggiamento costruttivo si trasforma in una trappola mortale?

Pensare positivo è una possibilità, non un obbligo

Essere positivi
(Fonte: Pixabay)

Sulla rete, ma soprattutto sui social network, spopolano account di persone e personaggi pubblici che mostrano ogni giorno una vita perfetta. Sempre attraverso i social si sono moltiplicati i cosiddetti “guru” che promettono di insegnare la felicità con una serie di “semplici esercizi” o di “buone abitudini”.

Perché questo genere di profili ha successo? Perché questo genere di persone vengono riconosciuti come modelli di comportamento?

La ragione è piuttosto semplice: si tratta di una costruzione culturale. Nella società contemporanea, infatti, la felicità viene considerata una diretta conseguenza del successo e il successo si costruisce con un pensiero positivo.

Ne consegue che moltissime persone si convincono che pensare positivo non prendere in considerazione i pensieri negativi sia l’unica strada possibile verso la costruzione di una vita felice.

Purtroppo, molto troppo spesso il “pensiero positivo” si riduce a una mera eliminazione dei pensieri negativi e dei sentimenti negativi, senza elaborare la negatività e soprattutto senza comprenderne a fondo le ragioni.

Perché siamo infelici? Perché siamo stressati? Perché proviamo ansia? Non importa: il pensiero positivo ci impone di ignorare la negatività  e di andare avanti continuando a dimostrare a noi stessi e al mondo che possiamo fare ed essere tutto quello che vogliamo.

Quando il pensiero positivo porta a ignorare una parte di se stessi siamo incappati nella positività tossica.

Segni inconfondibili di positività tossica

Positività tossica
(Fonte: Pixabay)

Pensare positivo a tutti i costi e in ogni occasione porta le persone a diventare schiave dell’ottimismo, che viene “sminuzzato” e “semplificato” per essere utilizzato come una panacea.

1 – Parlare per frasi fatte

Quando un concetto o un pensiero complesso vengono semplificati per essere utilizzati in ogni occasione possibile, si trasformano in slogan. Chi è vittima di positività tossica utilizza in continuazione espressioni come “pensa positivo”, “sorridi e il mondo ti sorriderà”, “stay hungry, stay foolish” e così via.

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Purtroppo la vita e l’infinità delle sue situazioni non si prestano a essere ridotte in slogan e ad un certo punto si percepisce chiaramente che le persone troppo positive tendono a minimizzare i problemi per concentrarsi sulla soluzione, che è inevitabilmente sempre la stessa.

2 – Generalizzare

Per chi pensa che il pensiero positivo sia l’unica strada verso il successo, il mondo si divide in due categorie: le persone che pensano positivo e quelle che non lo fanno. Le personalità caratterizzate da un ottimismo tossico non riescono a concepire sfumature di grigio tra questi due atteggiamenti. Al contrario, tendono a inserire ogni comportamento in una di queste due macrocategorie e a puntare il dito verso coloro che appartengono alla categoria sbagliata.

3 – Tutto dipende da te

Le persone che utilizzano lo schema mentale della positività tossica continuano a ripetere che tutto dipende da noi e che ogni persona è responsabile della propria felicità. 

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L’esperienza ci insegna che non è affatto vero: a volte dopo aver tentato di raggiungere un risultato con tutte le nostre forze ci siamo ritrovati con un pugno di mosche perché condizioni esterne e spesso indipendenti dalla nostra volontà ce lo hanno impedito. Rimanere positivi dopo aver dovuto sopportare una delusione del genere è del tutto innaturale: ci sarà sempre un momento di negatività che fa parte dell’elaborazione del lutto e che non bisogna assolutamente negare o “saltare”.

4 – Incapacità di ascoltare

Le persone che focalizzano la propria attenzione soltanto sulla positività molto spesso sono incapaci di ascoltarsi e di ascoltare. Non sono in grado di concentrarsi sul proprio dolore o su quello di un’altra persona. Sono troppo occupate a cancellarlo o negarlo per darsi il tempo di comprenderne le cause profonde.

Come si evita la positività tossica?

equilibrio mentale
(Fonte: Pixabay)

Il modo migliore per evitare di trasformare un atteggiamento positivo in una tirannica “positività a tutti i costi” è comprendere che tutte le esperienze e le emozioni umane sono preziose.

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La crescita di un individuo e lo sviluppo di tutte le sue potenzialità dipendono in gran parte dallo sviluppo armonico della sua emotività. Non possiamo pensare positivo sempre, semplicemente perché esistono giorni negativi, momenti negativi, periodi negativi. Il mantra da adottare dovrebbe essere “stay tuned” cioè “resta sintonizzato” (su di te, sui tuoi bisogni, sui tuoi sentimenti) piuttosto che “stay positive”.

(Foto: Pixabay)

Ascoltare i propri bisogni emotivi, concedersi la possibilità di essere tristi o pessimisti per qualche giorno, per poi tornare a guardare al futuro con ottimismo è la scelta migliore per vivere serenamente con noi stessi, senza fare paragoni con gli altri e senza ispirarsi a modelli di perfezione irraggiungibile. 

Essere realisti è quindi il segreto fondamentale per riuscire a pensare positivo senza diventare schiavi della positività.