Quarantena | La depressione è solo una fase, ecco perché è utile

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In quarantena la depressione è un rischio concreto, a causa dello stress a cui siamo sottoposti e al radicale cambiamento di molte nostre abitudini. C’è però una “depressione necessaria” che tutti attraverseremo e che bisogna imparare a distinguere dalla patologia vera e propria. Ecco a cosa serve e come si supera la depressione da quarantena.

depressione quarantena
(Foto: Pixabay)

La quarantena imposta dal governo italiano nella seconda settimana di Marzo ha cominciato a mettere a dura prova la salute psicologica degli italiani.

Il cambiamento delle proprie abitudini quotidiane ma soprattutto la limitazione della propria libertà personale hanno infatti un enorme impatto sull’equilibrio emotivo delle persone sottoposte a quarantena, che attraversano una serie di fasi molto simili alle fasi di elaborazione del lutto.

Tra queste fasi una funzione fondamentale è svolta dalla fase depressiva che, in questa specifica accezione, svolge un ruolo assolutamente positivo, da comprendere a fondo perché passi prima.

Una volta superata la fase depressiva sarà il momento di reagire in maniera costruttiva alla situazione che l’Italia sta affrontando in questo momento così difficile, eppure alcune fasce di persone non riusciranno a farlo.

La vera depressione infatti è un rischio per quei soggetti che ne hanno sofferto in passato o che sono “predisposti” alla depressione a causa di alcuni fattori sociali o professionali.

Distinguere durante la quarantena “depressione buona” dalla “depressione cattiva” è un momento fondamentale per capire come affrontare entrambe e soprattutto per cercare di aiutare le persone in difficoltà.

Capire la depressione in quarantena attraverso le fasi del lutto

gestione della rabbia
(Foto: Pixabay)

Le fasi del lutto sono cinque e costituiscono un meccanismo psicologico che la mente utilizza per scendere a patti con una realtà traumatica e immutabile.

Il lutto è l’emblema di questo tipo di esperienze: la morte di una persona cara è qualcosa che semplicemente accade e sulla quale non abbiamo alcun potere.

Anche se non si direbbe, l’esperienza della quarantena ha molte caratteristiche in comune con l’esperienza del lutto: per questo motivo capire quali sono le cinque fasi del lutto è utile per affrontare in maniera equilibrata le conseguenze psicologiche della quarantena.

1. Negazione – “Non è possibile”

La fase della negazione è la reazione istintiva a una brutta notizia, di qualsiasi tipo essa sia.

Siamo portati, istintivamente, a non credere che qualcosa di drammatico sia accaduto: si tratta di un semplice meccanismo di difesa.

Quando è stata dichiarata la quarantena, molti italiani si sono convinti che fosse tutta un’esagerazione e che il pericolo non era poi così grave. Di fatto, hanno negato il problema per non affrontarlo.

2 – Rabbia – “Non è giusto, perché a me?”

La seconda fase dell’elaborazione del lutto consiste nella lamentazione e nel vittimismo: si crede di essere vittima di una persecuzione da parte del destino o di un potere superiore.

Nel caso della quarantena i sentimenti di rabbia si generano a partire da due fattori: uno esterno all’ambiente domestico (le imposizioni del governo), l’altro assolutamente interno (le relazioni continuative con i famigliari che di solito vediamo per poche ore al giorno e che, esattamente come noi, sono stressati dalla quarantena).

Questi due fattori contribuiscono a innalzare i livelli di rabbia e di insofferenza all’interno dei nuclei abitativi.

3 – Contrattazione – “Quello che non ti uccide ti rende più forte”

In questa fase la mente utilizza varie strategie e motivazioni per dare un senso all’esperienza che sta vivendo. In questa fase si è abbastanza lucidi per analizzare tutti gli aspetti del problema e tentare di vedere possibilità dove prima si vedevano soltanto problemi. Si tratta, in questo caso, di una contrattazione positiva.

Durante la quarantena purtroppo questa fase è stata caratterizzata dal tentativo di aggirare le regole. Chi lo fa si crede più furbo di di coloro che le regole le hanno imposte, perché vivono ancora residui della fase 1, ovvero della negazione: se il problema è stato “gonfiato”, anche le misure di prevenzione sono eccessive, quindi è giusto aggirarle.

Ovviamente questo non è il modo giusto per contrattare con l’emergenza, ma purtroppo è un meccanismo estremamente diffuso soprattutto in Italia, dove siamo abituati a discutere o contestare una norma prima di accettarla o applicarla.

4 – Depressione – “La mia vita è insopportabile”

La quarta fase dell’elaborazione del lutto è quella depressiva. Le tensioni generate dalla seconda e dalla terza fase ora si allentano, le energie necessarie alla ribellione o alla lamentazione si sono esaurite: è il momento in cui ci si richiude in se stessi e si viene sopraffatti soltanto gli aspetti negativi della situazione.

Durante la quarantena la depressione può essere molto acuta prolungata, soprattutto perché le cause di tensione si ripresenteranno continuamente per un lungo periodo di tempo e non potranno essere evitate.

Quello che c’è da tener presente è che si tratta di una fase perfettamente normale, che indica un approccio sano al problema. 

Non bisogna assolutamente tentare di affrettare la fine della depressione cercando di essere allegri a tutti i costi, poiché si tratta di una fase necessaria al nostro benessere psicologico. Abbiamo tutto il diritto a essere tristi o annoiati, l’importante è fare in modo che la tristezza e la noia non sfocino in una condizione patologica.

5 – Accettazione – “È ora di andare avanti”

Dopo un periodo di stagnazione, che potremmo paragonare all’inverno della psiche, arriva necessariamente la primavera, in cui la forza psicologica torna a sbocciare.

Una psiche sana ad un certo punto si ribellerà da sola alla tristezza, e troverà in se stessa le motivazioni per uscire dalla fase depressiva.

A questo punto bisognerà soltanto scegliere il modo giusto per andare avanti.

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Crescere durante la quarantena: si può

Cosa fare in quarantena
(Foto: Pixabay)

Durante un lungo periodo di permanenza tra le quattro mura domestiche si subirà senza alcun dubbio la tentazione di dedicarsi ad attività di conforto, come giocare, chiacchierare, guardare film, usare i social, leggere romanzi.

Queste attività sono utilissime nella fase depressiva poiché servono ad “alleggerire” i fattori di pressione interna ed esterna alla casa. Ad un certo punto però, non saranno più sufficienti.

Nella fase dell’accettazione si proverà il desiderio di dedicarsi ad attività costruttive. A quel punto si dovrà semplicemente scegliere una o più attività utili alla vita dopo la quarantena. 

Imparare qualcosa darà l’impressione di non aver sprecato il proprio tempo, terrà la mente allenata, e ci darà l’impressione di essere migliori rispetto a quando l’emergenza è cominciata.

Depressione e quarantena: quando l’emergenza è reale

Solitudine in quarantena
(Foto: Pixabay)

In alcuni casi, purtroppo, si rischia di rimanere bloccati nella fase depressiva. Corrono questo rischio diverse categorie di persone, alle quali bisogna rivolgere un’attenzione particolare:

  • Persone Depresse o che hanno affrontato la depressione in passato e ne sono uscite grazie a vari tipi di terapia
  • Persone che vivono da sole e persone anziane, che vengono private anche del (poco) contatto umano che sperimentavano nella loro vita normale
  • Persone che lavorano nell’assistenza sanitaria: infermieri, operatori socio sanitari e medici vivono inimmaginabili livelli di stress in questo periodo e le loro energie mentali sono al minimo

È fondamentale che le persone in grado di vivere la “depressione positiva” e che abbiano capito i meccanismi di tutte le fasi di elaborazione del lutto aiutino le persone a rischio e le sostengano nei modi più adatti alla situazione, tenendo anche presente che spesso le persone a rischio tenderanno a negare le loro difficoltà per non far preoccupare i propri cari.

Tra i vari strumenti a disposizione dei cittadini italiani, ci sono vari servizi di sostegno psicologico a distanza che sono stati attivati in tutto il territorio nazionale. L’iniziativa parte spesso da medici specializzati che offrono gratuitamente le proprie conoscenze e le proprie prestazioni professionali a tutti coloro che lo richiedono.

sostegno psicologico a distanza
(Foto: Pixabay)

Per informarsi sulle attività di sostegno psicologico gratuito attive sul proprio territorio basterà fare una ricerca sulla rete inserendo la propria area di interesse, per esempio: “sostegno psicologico a distanza Roma”.

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