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Distacco della placenta: cause, fattori di rischio e prevenzione

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Distacco della placenta: le cause, i fattori di rischio e come intervenire prontamente. I rischi per la mamma e per il feto

gravidanza, 7 mese distacco della placenta (Istock Photos)

Quando si è in stato interessante tutto è magnifico e ogni futura mamma spera sempre che la gravidanza vada per il meglio. Ma a volte, può capitare, per cause che vedremo tra poco, quello che volgarmente viene chiamato “distacco della placenta”, ma cos’è veramente? e quali sono i rischi per la futura mamma e il feto?Cosa accade se durante la gravidanza avviene un distacco di placenta? Possiamo fare qualcosa per impedirlo? Sicuramente sì, se questo viene preso in tempo. Come riconoscere, dunque, un distacco della placenta e i suoi sintomi? Cerchiamo di fare chiarezza su tutti questi interrogativi che le mamme in attesa vogliono sapere. Ricordando sempre che il primo passo da fare per prevenire determinate conseguenze è l’essere informati.

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Distacco della placenta: cos’è?

Gravidanza, secondo trimestre distacco della placenta, cos’è? (iStock Photos)

Iniziamo con lo specificare cos’è la placenta. Essa è un organo che si sviluppa nell’utero materno durante la gravidanza; separa il sangue del bambino da quello della madre, ma ne fornisce una sorta di collegamento al fine di svolgere funzioni che il bambino non ancora nato non è in grado di svolgere da solo. Ossigeno e sostanze nutritive passano dal sangue materno a quello del bambino, mentre i prodotti di rifiuto seguono il percorso inverso per essere smaltiti dalla madre; la placenta produce inoltre ormoni che aiutano il bambino a crescere e svilupparsi, oltre a fornire una certa protezione dalle infezioni durante i nove mesi di gestazione. La placenta è collegata al bambino dal cordone ombelicale.

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Il distacco di placenta in gravidanza consiste nella separazione prematura della placenta dalla mucosa uterina, ovvero dopo la 20° settimana e prima del secondamento (con secondamento si intende la naturale espulsione della placenta e degli annessi fetali, che di solito avviene tra i 10 e i 20 minuti dopo l’espulsione del feto). Cosa potrebbe succedere se la placenta si distacca? Separandosi parte del tessuto placentare, si crea una specie di “ferita” sull’utero che quindi inizia a sanguinare. Il sangue però può:

  • Manifesto: in cui si verifica una perdita di sangue dalla vagina, che quindi si rende visibile all’esterno e dare origine ad una emorragia esterna.
  • Occulto o nascosto: quando manca il sanguinamento vaginale con formazione di un ematoma retro-placentare interno. Cioè senza che tu te ne accorga;
  • “rompere” le membrane ed entrare nel liquido amniotico;
  • diventare sempre più ampia la raccolta e formarsi un vero e proprio ematoma, coagulo, dietro la placenta o infiltrare tutta la parete uterina, dando all’utero il colore tipico violaceo, purpureo, nerastro.

Alcune volte in gravidanza può succedere che eseguendo un’ecografia ostetrica, lo specialista noti un “distacco di placenta”, il che potrebbe mettere te futura mamma in allarme ed apprensione. Il distacco può avvenire prima che inizi il travaglio di parto (distacco prematuro) o comunque in corso di travaglio (distacco precoce). Un distacco che può verificarsi in qualsiasi momento della gravidanza, sia nel primo trimestre o anche nei mesi successivi; in tutti i casi è richiesta un’attenzione importante.

Il distacco si verifica quindi in seguito ad un sanguinamento al confine tra utero e placenta con la formazione di un ematoma che progressivamente “rompe” l’inserzione tra i due organi.

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Le cause e i fattori di rischio del distaccamento della placenta

distacco della placenta, cause (Thinkstcok)

Già ad inizio gravidanza, il ginecologo o l’ostetrica di fiducia, dovrebbero specificare alla futura mamma, i fattori di rischio associati ad un probabile staccamento della placenta e i rischi che comporta tale distaccamento per la mamma e per il feto. Tra questi fattori, alcuni sono prettamente materni come:

  • età avanzata,
  • aver avuto tante gravidanze,
  • fumo di sigarette,
  • condizioni sociali disagiate,
  • severo stato di denutrizione
  • gravidanza gemellare
  • abuso di stupefacenti, come ad esempio la cocaina
  • ipertensione arteriosa non in trattamento,
  • malattie che possono comportare un’alterazione dei normali scambi placentari madre-feto (come preeclampsia, diabete, malattie renali e vascolari, trombofilie congenite e/o acquisite).

Tra gli altri fattori di rischio materno abbiamo anche: una gravidanza con PROM (rottura prematura delle membrane amnicoriali) o un parto pretermine. Entrambi i casi potrebbero comportare un distacco placentare.

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Tra i fattori di rischio meccanico troviamo:

  • traumi,
  • incidente stradale,
  • improvvisa decompressione intrauterina.

Quindi, è assolutamente fondamentale che una futura mamma, conosca tutto ciò che potrebbe eventualmente contribuire al distacco,  per poter poi agire di conseguenza e, eventualmente, limitarne i danni.

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La precisa causa del distacco di placenta non è nota; tuttavia, si è appurato che determinate circostanze ne favoriscono l’insorgenza. Presi singolarmente, questi fattori di rischio potrebbero non bastare a staccare la placenta dall’utero; viceversa, una loro concomitanza è decisiva. Il distacco di placenta si verifica con una frequenza stimata di 1 caso ogni 100 parti. 

I sintomi del distaccamento della placenta

sintomi gravidanza Sintomi di un distacco della placenta (Istock Photos)

Tra i sintomi che caratterizzano un distaccamento della placenta, troviamo:

1 . Nella madre:

  • Sanguinamento vaginale (emorragia ante partum)
  • Dolore addominale
  • Dolore lombare
  • Contrazioni rapide dell’utero (contrazioni di tipo tetanico)
  • Shock
  • Fragilità dell’utero

Per la madre le conseguenze cliniche sono pesanti; nei distacchi massivi si possono presentare sintomi come:

  • shock emorragico da massiva perdita di sangue,
  • insufficienza renale,
  • insufficienza cardiaca,
  • CID, ovvero coagulazione intravascolare disseminata,
  • insufficienza multi-organo e morte.

2 . Nel feto:

  • Carenza di ossigeno,
  • Battito cardiaco anormale (minore frequenza cardiaca)
  • Distress fetale: termine che identifica una serie di disturbi diversi, tra cui anomalie cardiache, ridotto accrescimento intrauterino e oligoidramnios (scarsa presenza di liquido amniotico nel sacco amniotico)

Il rischio per il feto dipende in modo particolare da due fattori:

  • Estensione del distacco placentare (il rischio è altissimo per il feto quando il distacco supera il 50% dell’inserzione placentare).
  • Epoca gestazionale (un distacco nel primo trimestre è più grave di uno verificatosi nell’ultimo trimestre).

Per la maggior parte di questi sintomi, c’è una correlazione diretta tra la loro severità e la gravità del distacco placentare. L’unico sintomo, che non segue sempre questo andamento, è l’emorragia.

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Le conseguenze di un distaccamento placentare per la gestante e per il feto

Distacco della placenta, conseguenze (Istock Photos)

Il sanguinamento è forse, il sintomo più importante del distacco di placenta. Diversamente da quello che si potrebbe pensare, la quantità di sangue perso all’esterno dalla madre non è sempre correlata alla severità del distacco. Anzi, tante volte si verifica l’opposto.
Infatti, è più facile che l’emorragia rimanga quasi del tutto confinata all’interno dell’utero, se il distacco è moderato-grave (emorragia nascosta); ed è, invece, più probabile osservare un sanguinamento cospicuo verso l’esterno, se il distacco è lieve (emorragia esterna). La spiegazione di tale comportamento non è nota. Quantitativamente parlando, il sangue perso (sia per emorragia esterna, sia per emorragia nascosta) è minore a 1000 ml, nei casi meno gravi; mentre, è superiore a 1000-1500 ml, nei casi più gravi.
In ultimo, la frequenza con cui si presenta un’emorragia esterna è  l’80% dei casi di distacco placentare, mentre il restante 20% è caratterizzato da emorragia nascosta o occulta. La perdita di sangue per la gestante determina una condizione particolare, chiamata shock emorragico ipovolemico, che può portare anche alla morte.

La gestante potrebbe avere un abbassamento di pressione sanguigna, tachicardia, pallore cutaneo, sudorazione, vertigini, ansia, irrequietezza, stato di malessere generale.

Come complicanze più tardive si possono riscontrare nella madre: coagulopatie cioè difetti o disordini della coagulazione, insufficienza renale e  danni a carico dell’utero con perdita di contrattilità (in questo caso può essere necessario togliere l’utero per salvarti la vita). Per quanto concerne il feto, invece, oltre all’ipossia e al distress fetale, può verificarsi una nascita prematura o una morte intrauterina.

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Classificazione del distacco placentare: 3 gradi di rischio

Gravidanza, 20 settimana d'attesa placenta, distacco (Istock Photos)

Distacco della placenta lieve: si presenta nel 40% dei casi, con

  • scarsa perdita ematica,
  • nessun segno di shock
  •  parametri vitali del feto nella norma.

Distacco della placenta moderato: si presenta nel 40% dei casi, con

  • emorragia importante,
  • dolore addominale persistente,
  • tachicardia (battito cardiaco accelerato),
  •  ipotensione arteriosa. (pressione arteriosa bassa)

Distacco della placenta grave: presente nel 20% dei casi, con

  • emorragia massiva,
  • contrazioni uterine rapide e forti,
  • stato di shock,
  • segni di sofferenza fetale con rischio di morte sia materno che fetale.

In ogni caso il distacco di placenta, quando molto esteso, scatena un travaglio intenso e molto rapido. Quando la gestante deve rivolgersi al medico? Se avverte uno tra questi sintomi:

  • dolore addominale e lombare
  • rapide contrazioni uterine
  • È soggetta a sanguinamento vaginale

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La diagnosi del distaccamento della placenta

Gravidanza esami (iStock Photos) Diagnosi distaccamento della placenta (iStock Photos)

Risulta essere utile ed essenziale la valutazione clinica. Cioè l’ostetrica o il medico specialista che ti ha preso in carico va a valutare le perdite ematiche, il loro colore e anche l’entità. Esegue quindi un’esplorazione vaginale per capire anche da dove proviene il sangue, se dall’interno della cervice o dall’esterno.

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Se la donna incinta lamenta anche dolore addominale, il medico esegue anche una palpazione per capire se c’è effettivamente dolenzia e in che zona specifica. Si esegue poi un tracciato per valutare il benessere del feto (riscontro del battito cardiaco del nascituro) e quindi accertare o escludere una sofferenza, oltre che registrare anche le eventuali contrazioni uterine, se ci sono, e il tipo. Accanto al quadro clinico sono importanti ai fini della diagnosi anche:

  • Esami del sangue: che mostreranno una riduzione più o meno importante dei valori di globuli rossi ed emoglobina in conseguenza dell’emorragia.
  • L’ecografia, (in caso di gravidanza è ovviamente controindicata la TC essendo un esame basato sull’utilizzo di radiazioni ionizzanti), che tuttavia può essere causa di falsi negativi nel 50% dei casi, poiché il distacco di placenta non sempre presenta delle immagini suggestive che ne permettano il riconoscimento.

Trattamenti e cure mediche

Gravidanza, esami da fare Trattamenti da fare per distacco placentare (iStock Photos)

Se il distacco della placenta si è verificato nelle primissime settimane di gestazione, dopo aver accertato con un’ecografia, la presenza, oltre che dell’embrione, anche dell’attività cardiaca, ti sarà raccomandato assoluto riposo, nessuna attività lavorativa, astensione sessuale, assunzione di un farmaco quale il progesterone per via vaginale, orale o intramuscolo. Se è stato accertato che c’è il distacco di placenta ma non c’è vitalità fetale (manca il cuore o non batte), si è in presenza di un aborto spontaneo.

Se, invece, il distacco avviene nel secondo o terzo trimestre di gravidanza e, una volta diagnosticata il distaccamento in ospedale, e sei in buono stato, il feto sta bene, non è iniziato il travaglio di parto e il sanguinamento si è arrestato, è giustificabile un trattamento di tipo conservativo. In tal caso la gestante verrà monitorata costantemente e verranno prescritti dei medicinali che serviranno a bloccare le contrazioni uterine. Ma, se il distacco avverrà con forte perdita ematica, tale da poter compromettere la salute della mamma e del bimbo, si interverrà per un parto cesareo d’urgenza. Infine, quando il distacco di placenta è così grave da determinare la morte intrauterina, si ricorre al parto vaginale, per estrarre il feto.

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Resta il fatto che il distacco della placenta rimane comunque un evento assolutamente imprevedibile, anche in assenza di fattori di rischio. Il distacco potrebbe manifestarsi anche se la donna in attesa è sana. Per questo si raccomanda, appena si notano perdite ematiche, specie se abbondanti, di chiamare subito il ginecologo di fiducia o recarsi immediatamente al pronto soccorso ostetrico.

Si può prevenire il distacco della placenta?

prevenzione (Istock Photos)

La diminuzione del rischio di sviluppare un distacco di placenta è possibile attraverso una scrupolosa attenzione allo stile di vita della donna in gravidanza, che preveda di evitare:

  • fumo,
  • sostanze d’abuso,
  • attività fisiche a rischio.

Risulta inoltre di grande importanza la corretta gestione di patologie materne, quali

  • diabete gestazionale,
  • pre-eclampsia
  • ipertensione gravidica.

Nel caso di un distacco di placenta in una gravidanza precedente, lo specialista valuterà con te i rischi per la gravidanza attuale, in quanto è elevato il pericolo che il disturbo possa ripresentarsi. Se si tratta di una gravidanza gemellare, questa andrà seguita molto attentamente, con controlli frequenti e mirati.  Se, invece, hai intenzione di avere un altro bimbo dopo un’esperienza di distacco della placenta, il consiglio è quello di parlarne con il tuo ginecologo il quale valuterà la tua anamnesi clinica e personale.

 

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