Coronavirus | Come cambieranno i trasporti pubblici e privati in Italia

L’emergenza Coronavirus ha cambiato radicalmente la nostra concezione di vita. A subire importanti modifiche sarà anche il trasporto pubblico e privato.

Coronavirus, nuove misure sui trasporti
Coronavirus, nuove misure sui trasporti (Getty Images)

La priorità, ora che l’Italia comincia – per quanto possibile – a reagire, è quella di ripensare ai trasporti: mettere in atto un sistema che non solo consenta di vivere la fase due (annunciata dal Premier Conte probabilmente dopo il 4 maggio) con serenità, ma anche di avviarci – dal punto di vista economico e strutturale – verso nuove forme di spostamento maggiormente sostenibili.

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Le misure che, per forza di cose, sono al vaglio in questo periodo si concentrano soprattutto sulla fruizione dei mezzi pubblici da parte della cittadinanza: Atac, ad esempio, per quanto riguarda la città di Roma, sta studiando modalità per rendere nuovamente accessibili a tutti tram, metro e bus. Le nuove disposizioni, che dovrebbero essere approvate a breve, prevedono l’uso costante di guanti e mascherina anche durante il tragitto del veicolo: il parco mezzi a disposizione, inoltre, sarà integrato di altre 250 unità per permettere a chiunque di circolare. Dato che, secondo il nuovo piano in via di approvazione, gli autobus – così come tram e metro – potranno accogliere soltanto il numero di persone corrispondente ai posti a sedere in dotazione per ciascun veicolo. Niente posti in piedi e conta-persone ad ogni accesso.

Italia, cambiano i trasporti durante l’emergenza: al vaglio le nuove misure

Come cambierà il trasporto pubblico e privato
Come cambierà il trasporto pubblico e privato (Getty Images)

La rivoluzione dei mezzi pubblici, tuttavia, è solo l’inizio di una nuova formazione che riguarderà in toto le formule di spostamento adottate dagli italiani: l’analisi dei contagi da COVID-19 ha fatto emergere che il nord sarebbe stato maggiormente penalizzato in questa piaga sociale per via dei tanti collegamenti di cui dispone con zone più isolate del Centro e del Sud. L’epidemia avrebbe mosso i suoi primi passi, nel nostro Paese, seguendo i percorsi delle principali infrastrutture di trasporto: ferrovie e autostrade in primis.

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Sui mezzi pubblici, quindi, il rischio assembramenti è una certezza. Lo spiega meglio Marino Gatto, professore di ecologia del Politecnico di Milano, che ha stilato una vera e propria mappa del contagio attraverso uno studio in via di pubblicazione sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze: “Le vie di trasporto hanno sicuramente favorito la diffusione del contagio dai primi focolai, dato che il virus si propaga per contatto diretto fra le persone”.

Limitare la capienza su autobus, metropolitane e aerei diventa basilare. Questi ultimi dovranno essere ottimizzati ulteriormente, ma c’è tempo rispetto ai primi due dato che i viaggi di medio-lungo raggio riprenderanno a pieno ritmo molto dopo rispetto alle altre attività. L’ideale sarebbe viaggiare, sui diversi mezzi a disposizione, ad un terzo della capienza: da qui l’esigenza dei conta-persone e degli ingressi contingentati.

Una valida alternativa, che il Paese sta iniziando a prendere in considerazione maggiormente rispetto al passato, è l’utilizzo delle biciclette per rispettare il distanziamento sociale senza inquinare più del dovuto: alcune città italiane, tipo Bologna, sono già preparate a questa tendenza. Si sta pensando ad un adeguamento generale, su tutto il territorio nazionale, riguardo la percorribilità di questi veicoli. Si ipotizza addirittura di allargare il transito alle bici sulle corsie preferenziali e la realizzazione di zone apposite in cui la velocità massima consentita è 30 Km/h. Oltre alla possibilità di parcheggiare le due ruote sui marciapiedi.

L’Italia, dunque, vorrebbe rifarsi al modello olandese: pioniere dal punto di vista di ottimizzazione delle risorse a consumi ridotti. C’è l’ok di FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) e Salvaicicliclisti (associazione per la sicurezza di chi pedala) che avrebbero interpellato proprio la sindaca di Roma Virginia Raggi per mettere a punto un piano di mobilità su due ruote per la Capitale che poi verrà riproposto nel resto d’Italia. L’emergenza sanitaria farà, quindi, da spartiacque fra vecchia e nuova frontiera evolutiva del trasporto pubblico e privato.

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