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Stefano Cucchi: la vita oltre il film e la storia che tutti conosciamo

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Stefano cucchi
Foto da www.facebook.com/Ilaria-Cucchi-169874873028733/

Una delle vicende di cronaca più controverse degli ultimi anni torna a far discutere in seguito all’uscita di un film ad essa dedicato. Ripercorriamo la storia di Stefano Cucchi.

Stefano Cucchi è morto a Roma, presso l’ospedale Sandro Pertini, il 22 ottobre 2009. Il suo decesso è l’inizio di uno dei casi di cronaca nera più torbidi e controversi del Paese, una vicenda di cronaca giudiziaria che ha coinvolto alcuni agenti di polizia penitenziaria, alcuni medici del carcere di Regina Coeli e alcuni carabinieri.

La storia ora torna a far discutere in seguito all’uscita di un film dedicato a ricostruire gli ultimi sette giorni di vita del ragazzo: Sulla Mia Pelle è stato presentato in occasione della Mostra del Cinema di Venezia e l’interpretazione di Alessandro Borghi, che presta voce e volto a Stefano Cucchi, è risultato così sorprendente da far tornare la vicenda del ragazzo romano sotto l’attenzione dell’opinione pubblica.

CheDonna.it vuole allora cogliere l’occasione per ripercorrere la vicenda di Stefano Cucchi, far conoscere meglio i fatti e la figura del ragazzo, aiutando tutti i lettori a fare chiarezza su questo torbida vicenda.

Stefano Cucchi film

Stefano cucchi
Foto da www.facebook.com/Ilaria-Cucchi-169874873028733/

Sulla mia pelle, pellicola diretta da Alessio Cremonini, è stata selezionata nel 2018 come film d’apertura della sezione “Orizzonti” alla 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Alessandro Borghi interpreta il personaggio di Stefano Cucchi, ricostruendone gli ultimi sette giorni di vita, tra arresto, ricoveri e una corsa verso l’inevitabilmente amara conclusione.

Il film è disponibile per il pubblico dal 12 settembre su Netflix e in alcuni cinema

Gabriele Niola su Wired, descrive così Sulla mia pelle:

“Un resoconto essenziale dei fatti, dotato della dote migliore che un film del genere possa avere: è imparziale con i fatti e i dialoghi, presi da testimonianze e atti processuali, ma determinato a dare una visione chiara del mondo con le immagini e la recitazione.”

L’interpretazione di Alessandro Borghi ha ricevuto un generale plauso: in molti hanno sottolineato i molti chili persi dall’attore  e la sua straordinaria capacità di dare un ritratto convincente di Cucchi in una manciata di battute.

La stessa Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, si è detta impressionata dalla somiglianza che Alessandro Borghi ha saputo raggiugnere con il fratello e ha poi spiegato:

“Quando ho saputo dell’intenzione di realizzare questo film ero spaventata perché stavo mettendo la nostra storia e il nostro dolore nelle mani di qualcuno che non conoscevo nemmeno. Oggi posso dire che non potevo metterlo in mani migliori. Questo film è ciò che dovevo a mio fratello”

La pellicola in effetti si limita a riportare i fatti, senza schieramenti o insinuazioni e racconta il cammino di Stefano Cucchi verso la sua terribile fine attraverso il semplice deterioramento fisico del ragazzo. Un’oggettività che il pubblico sembra aver deciso di premiare: a Venezia lunghi minuti di applausi hanno concluso la visione del film che, pur essendo su Netflix, nei primi due giorni è stato visto al cinema da circa 15mila persone.

Stefano Cucchi foto

Stefano cucchi
Foto da www.facebook.com/Ilaria-Cucchi-169874873028733/

Seppur shoccanti, dure e potenzialmente devastanti, le immagini del corpo senza vita di Stefano Cucchi sono note a tutti.

Gli scatti del corpo livido e di una magrezza sconvolgente che ritraggono il 31enne romano dopo la morte sono state rese pubbliche a pochi giorni dal decesso, mostrate dalle più celebri testate televisive e cartacee.

La stessa famiglia ha poi condiviso sul web quelle crude immagini, una prova di quanto, secondo loro, le sentenze che scagionavano medici e polizia penitenziaria fossero ben oltre l’assurdo.

Così il corpo senza vita di Stefano Cucchi è divenuto rapidamente di pubblico dominio: noi condivideremo solo la foto in primo piano, così da rendere il nostro racconto fruibile a tutti. Le immagini sono comunque visionabili sul profilo Facebook di Ilaria Cucchi.

Stefano Cucchi storia

Foto da www.facebook.com/Ilaria-Cucchi-169874873028733/

Stefano Cucchi viene arrestato il 15 ottobre 2009 dopo esser stato visto cedere ad Emanuele Mancini delle confezioni trasparenti in cambio di una banconota. Perquisito viene trovato in possesso  di 12 confezioni di varia grandezza di hashish (per un totale di 21 grammi), tre confezioni impacchettate di cocaina (di una dose ciascuna), una pasticca di sostanza inerte, una pasticca di un medicinale (il ragazzo soffriva di epilessia).

Al momento dell’arresto, in seguito al quale viene deciso il fermo cautelare, Stefano Cucchi non ha alcun trauma fisico ma pesa 43 chilogrammi per 162 cm di altezza.

Il giorno seguente arriva subito il processo per direttissima: in aula Stefano si presenta claudicante, con ematomi attorno agli occhi e difficoltà nel parlare. Prima del processo incontro ai padre al quale però non parla di alcuna percossa.

Il giudice stabilisce una nuova udienza da celebrare qualche settimana dopo e ordina che Cucchi rimanga in custodia cautelare al carcere di Regina Coeli.

Le condizioni del ragazzo però peggiorano e viene così visitato presso l’ospedale Fatebenefratelli. iI referto parla di lesioni ed ecchimosi alle gambe, al viso (inclusa una frattura della mascella), all’addome (inclusa un’emorragia alla vescica) e al torace (incluse due fratture alla colonna vertebrale), lesioni in seguito alle quali viene richiesto il ricovero che però non avverrà mai per il mancato consenso del paziente.

Le condizioni di Cucchi peggiorano sempre più fino a quando non si spegne all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre 2009: al momento del decesso, Cucchi pesa solamente 37 chilogrammi.

Solo una volta morto Stefano Cucchi potrà esser visitato dalla sua famiglia a cui, da quella prima udienza, era stata tolta ogni opportunità di visita.

Il personale carcerario negherà subito alcuna forma di violenza e le cause della morte cambieranno indagine dopo indagine, processo dopo processo: prima la tossicodipendenza, poi la malnutrizione, poi l’epilessia. I traumi per quanto riconosciuti non verranno mai identificati come causa della morte.

I primi imputati sono dunque stati i medici, accusati di non aver provveduto alle cure dovute. Nel processo di primo grado quattro medici dell’ospedale Sandro Pertini di Roma vengono condannati a 1 anno e 4 mesi e il primario a 2 anni di reclusione per omicidio colposo (con pena sospesa), un medico a 8 mesi per falso ideologico, mentre sono stati assolti 6 tra infermieri e guardie penitenziarie, i quali, secondo i giudici, non avrebbero in alcun modo contribuito alla morte di Cucchi.

Il processo d’appello sovverte però tale sentenza, assolvendo tutti gli imputati, sentenza per cui però la Cassazione imporrà il parziale annullamento: le condizioni di Cucchi avrebbero dovuto imporre maggiore attenzione e approfondimento da parte dei sanitari.

Anche il secondo appello vedrà l’assoluzione dei medici poiché, secondo la sentenza, “il fatto non sussiste”.

Si riaprono così, sotto espressa richiesta della famiglia Cucchi, nuove indagini che questa volta si concentrano sul ruolo dei carabinieri che effettuarono l’arresto di Stefano. Cinque carabinieri sono stati rinviati a giudizio nel luglio 2017.

Stefano Cucchi Netflix

Stefano cucchi
Foto da Facebook @netflixitalia

Lucky Red distribuirà dal 12 settembre nelle sale Sulla mia Pelle e dovrà così affrontare l’ira di molti esercenti cinematografici italiani che mal hanno digerito la contemporanea distribuzione via Netflix. A spiegare la scelta è stata la stessa Lucky Red, nella persona del suo fondatore e presidente Andrea Occhipinti, diffondendo quanto segue in un comunicato stampa:

“Sulla mia pelle, diretto da Alessio Cremonini con Alessandro Borghi e Jasmine Trinca, prodotto da Cinemaundici e Lucky Red, aprirà la sezione Orizzonti della 75° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e dal 12 settembre sarà disponibile su Netflix in 190 paesi, oltre al nostro.

È un fatto straordinario che la storia di Stefano Cucchi possa essere raccontata in tutto il mondo e che quindi questo nostro film, così importante per le sue qualità cinematografiche e per l’argomento trattato, abbia un pubblico potenziale così vasto.

Siamo molto felici che Sulla mia pelle sia stato scelto da Alberto Barbera per aprire Orizzonti e che Netflix lo abbia acquistato. È sicuramente indice del fatto che abbiamo prodotto un grande film.

Pensiamo che proporre agli esercenti la programmazione in contemporanea del film nelle sale, come avviene con tanti contenuti alternativi che poi hanno il loro sfruttamento su altre piattaforme, sia un’opportunità.

Non è quindi un’imposizione ma una libera scelta. Un’opportunità di dare al pubblico la possibilità di vedere il film anche sul grande schermo.

Questa non è una “fuga in avanti”. Noi crediamo da sempre nella centralità e nel futuro della sala cinematografica; nei nostri trent’anni di attività siamo sempre stati coerenti e lo abbiamo dimostrato con investimenti diretti e indiretti.

Nella modalità di contenuti alternativi ci sono già state uscite in contemporanea con Netflix: non è diverso per quella del nostro film su Cucchi.

C’è inoltre una grande disponibilità del cast, Alessandro Borghi in primis, di accompagnare il film nei cinema, per stimolare un dibattito importante sull’episodio che tutti conosciamo.

Ognuno sarà quindi libero di scegliere se programmarlo o no. Stiamo sondando l’interesse dell’esercizio per valutare le modalità migliori di programmazione e decideremo di conseguenza.

L’ultima cosa che vogliamo è penalizzare il rapporto tra il pubblico e la sala. Da sempre lavoriamo per il contrario”

Netflix stesso ha del resto prodotto il film e la cosa fa apparire dunque la scelta di proporlo anche nei cinema come una concessione e non il contrario, ovvero la disponibilità del film sui canali Netflix.

Los tesso Alessandro Borghi, attore protagonista del film, confida però nell’amore del pubblico per le sale cinematografiche:

“E’ un modo per dimostrare a tutti che abbiamo ancora voglia di andare al cinema”

Stefano Cucchi Le Iene

Stefano cucchiIl celebre programma di Italia Uno si occupò della morte di Stefano Cucchi nel novembre 2014, pochi giorni dopo la sentenza d’Appello che aveva ribaltato il verdetto di primo grado: sei medici, tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria, erano stati tutti assolti per la morte del giovane. In quell’occasione Le Iene intervistarono la sorella di Stefano, Ilaria: “Ci sono stati dei tentativi per mettere tutto a tacere”, aveva commentato.

Sul sito internet del programma si è poi continuato a seguire la vicenda processuale e non solo, dando voce tra l’altro all’appello di Riccardo Casamassima, il carabiniere che aveva testimoniato al processo contro i suoi colleghi, coloro che avevano effettuato l’arresto di Stefano e la cui condotta è in un secondo momento divenuta oggetto delle indagini.

Stefano Cucchi Fabrizio Moro

Stefano cucchi

Fabrizio Moro è solo uno dei molti artisti che negli anni hanno affrontato il delicato tema del caso Cucchi. Da Noyz Narcos a Mannarino, passando per Emis Killa, Rocco Hunt, Coez, Caprezza e molti altri la storia di Stefano Cucchi è stata messa più volte in musica.

Fabrizio Moro ha dedicato al ragazzo li brano Fermi con le mani ed è recentemente tornato a ricordare il caso durante il concerto tenuto presso lo Stadio Olimpico nel giugno 2018:

“La sua storia ha un epilogo incompiuto dove il confine tra quello che si sa e quello che si fa finta di non sapere, è molto sottile – dice Fabrizio Moro introducendo il brano – Stefano è stato ‘violentato’ e lasciato solo a morire da uno Stato che spesso si dimentica dei suoi stessi figli“.

Di seguito il testo del brano:

Mi sveglio un mattino, Mi sveglio un mattino,

e sento che è morto un cittadino italiano,

ammazzato da altri italiani,

col tempo si negherà tutto ma questa è la storia,

questa è la storia, questa è la storia, questa è la storia.

Stefano ha lasciato la gente

a guardarsi stupita, a cercar di capire.

Un’entità giudicante ha cucito le bocche,

eseguito la sentenza e l’ha fatto morire.

E’ toccato ad ognuno di noi

ma qualcuno l’ha presa di striscio

e un uomo è morto da solo

in una stanza che puzza di piscio.

Massacrato da Tor Sapienza

a seguire fino a quando è arrivato all’udienza.

Tor Sapienza è un quartiere dove crescono i fiori

le luci, le spine, la polvere, i colori.

E girano gli uomini, girano, girano.

Girano e fanno i danni.

E’ normale, la vita è così,

per migliorarsi ci vogliono gli anni.

Ma si spezza la marcia al progresso

se lo Stato ha la testa nel cesso.

Vedi, vedi, vedi

io voglio vedere dietro le pareti.

Vedi, vedi, vedi, vedi, vedi, vedi

fermi con le mani, fermi con i piedi.

Vedi, vedi, vedi

che la verità muore nei segreti.

Vedi, vedi, vedi, vedi, vedi, vedi

fermi con le mani, fermi con i piedi.

Dimenticare, dimenticare.

Non riesco proprio a dimenticare.

Stefano non era un santo

e qualche cosa di sè la voleva cambiare.

Qualche precedente per spaccio di droga

e una vita in parte da recuperare.

Ma una sera è stato fermato, trattenuto,

perquisito per un controllo.

Gli hanno trovato un po’ di fumo

e qualche sostanza che brucia il cervello.

E allora un tale ha detto:

“Vieni con noi, vieni, vieni ragazzo,

e non rispondere, fai il bravo dai,

sennò a casa ci torni col cazzo”.

Vedi, vedi, vedi

io voglio vedere dietro le pareti.

Vedi, vedi, vedi, vedi, vedi, vedi

fermi con le mani, fermi con i piedi.

Vedi, vedi, vedi

che la verità muore nei segreti.

Vedi, vedi, vedi, vedi, vedi, vedi

fermi con le mani, fermi con i piedi.

Fermi con le mani, fermi con i piedi.

Fermi con le mani, fermi con i piedi.

Fermi con le mani.

Vedi, vedi, vedi

io voglio vedere dietro le pareti.

Vedi, vedi, vedi, vedi, vedi, vedi

fermi con le mani, fermi con i piedi.

Vedi, vedi, vedi

che la verità muore nei segreti.

Vedi, vedi, vedi, vedi, vedi, vedi

fermi con le mani, fermi con i piedi.

La coscienza non dimentica, La coscienza non dimentica

La coscienza non dimentica, La coscienza non dimentica.

La coscienza non dimentica, La coscienza non dimentica

La coscienza non dimentica, La coscienza non dimentica.

Stefano Cucchi sorella

Stefano cucchi
Foto da www.facebook.com/Ilaria-Cucchi-169874873028733/

Il volto di Ilaria Cucchi è divenuto famoso almeno quanto quello emaciato del fratello Stefano. Già perché Ilaria lotta già dal 2009 per vedere riconosciute quelle che a suo parere, e a parere dell’intera famiglia Cucchi, sono le innegabile e ovvie cause della morte di Stefano.

“Non mi hanno picchiato, non mi hanno pestato, non mi hanno rotto a calci la schiena. Non mi hanno torturato. Sono viva. Sono viva e combatto con una giustizia che non conoscevo, ostile, esosa, cieca, spietata, assassina”

Così Ilaria scriveva all’Huffington spiegando la missione che si era arrogata, quella di divenire la voce di Stefano, suo fratello, che oramai non poteva più far udire la sua.

A tale scopo nel 2010 pubblica anche un libro, Vorrei dirti che non eri solo, in cui racconta il percorso di una famiglia legata a valori tradizionali, “religione, legge e ordine”, costretta a confrontarsi con una vicenda assurda.

Ilaria sposterà poi al sua battaglia contro ogni forma di tortura costituendo l’associazione “Federico Aldrovandi” insieme a quella che reputa la sua nuova famiglia: Patrizia Moretti, Lucia Uva e Domenica Ferrulli.

Nel 2013 si muove anche sul piano politico, candidandosi come capolista nella lista “Rivoluzione civile” di Antonio Ingroia nel Lazio. Arriva anche a paventarsi come possibile candidata al Campidoglio nel 2016 cosa che le valse non poche critiche da molti pronti ad accusarla di speculare sulla triste storia del fratello.

Altre critiche sono giunte a Ilaria Cucchi in merito alla controversa scelta di condividere su Facebook le foto del corpo senza vita del fratello. Trai detrattori più famosi compare Matteo Salvini che nel gennaio 2016 aveva pubblicamente dichiarato:

“Il post di Ilaria Cucchi mi fa schifo, dovrebbe vergognarsi. La storia dovrebbe insegnare. Qualcuno nel passato fece un documento pubblico contro un commissario di polizia che fu poi assassinato”.

Salvini fa inquietante questo caso riferimento alla foto dei carabinieri intervenuti nell’arresto di Stefano pubblicata da Ilaria sul suo profilo Facebook  e commentata con una didascalia piuttosto rovente sulle responsabilità del militare nel pestaggio.

Il clima di odio attorno a Ilaria e alla sua famiglia è poi senza dubbio cresciuto dopo la chiusura dell’inchiesta bis su Stefano Cucchi, che ha contestato il reato di omicidio preterintenzionale ai tre carabinieri che arrestarono il geometra romano.

“Ho paura. Ho paura per me, per la mia famiglia e per il mio avvocato e compagno che di soprusi ed intimidazioni ne ha già subite abbastanza”

Una vita non facile dunque quella di Ilaria Cucchi, cambiata in quel 22 ottobre 2009 e forse in parte anche finita nella medesima data.