Ennio Morricone | Musica e cinema, un sodalizio che accarezza l’eternità

Ennio Morricone, Maestro e compositore che ha speso, fra le altre cose, una vita per il cinema. Numeri, titoli e curiosità che legano uno dei maggiori interpreti contemporanei alla Settima Arte.

Ennio Morricone, una vita spesa fra musica e cinema (Getty Images)
Ennio Morricone, una vita spesa fra musica e cinema (Getty Images)

Ci lascia Ennio Morricone, a 91 anni, e con lui probabilmente se ne va anche un certo modo di lavorare perchè pensando al Maestro – come sono soliti chiamarlo con merito – non si può far a meno di riflette sul modo in cui abbia introdotto la musica nel cinema con garbo, maestria ed emozione. La stessa che lo portò a vincere un Oscar (il secondo dopo quello alla Carriera di nove anni prima) nel 2016 con “The Hateful Eight”: colonne sonore, arrangiamenti, emozioni trasformate in melodia. Tangibili anche attraverso le lacrime – oggi di dolore, all’epoca di gioia – nel sapere di poter contare su un compositore simile, in grado di lavorare al pari di un artigiano che tramite le note costruiva e modellava il capolavoro più adatto a seconda dell’occasione e il contesto.

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Celebri, fra le altre cose, le parole di Quentin Tarantino (regista che lo ha voluto al fianco di alcuni suoi lavori) nel definirlo: “Ennio Morricone è uno dei miei compositori preferiti. Quando parlo di compositori non mi riferisco a musicisti in generale, ma proprio a maestri di quest’arte. Morricone è come Mozart, Beethoven o Bach e pensare di averlo avuto con me nel film (“The Hateful Eight”) è un onore e un privilegio di cui godrò negli anni”.

Ennio Morricone al cinema: i suoi capolavori più rappresentativi

Ennio Morricone, Oscar per "The Hateful Eight" (Getty Images)
Ennio Morricone, Oscar per “The Hateful Eight” (Getty Images)

Questa certezza, forse, può rendere l’idea di quanto un uomo – con l’abilità nel proprio lavoro – possa rendere speciale ogni cosa che tocca: Morricone era così. Qualche numero può riassumere quanto il Maestro abbia dato, nel tempo, alla Settima Arte e non solo. Nell’arco di 60 anni di carriera ha siglato ben 500 collaborazioni complessive fra cinema e tv. 60 film si sono aggiudicati premi di una certa rilevanza con riferimento particolare alle musiche e agli arrangiamenti. 70 milioni di dischi venduti nel mondo, un genere portato ovunque – come quello del cinema Western – con la complicità e l’apporto di un altro grande che avremmo voluto avere ancora con noi come Sergio Leone.

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Titoli come “Giù la testa” e “C’era una volta in America” hanno visto la luce e il successo anche grazie al suo tocco. Volendo rimanere in un contesto cult non possiamo evitare di annoverare il lavoro fatto per Elio Petri in “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” e “La classe operaia va in paradiso”, poi il contributo fornito a Bertolucci in “Novecento”, fino a “Mission Impossible” divenuta la colonna sonora più venduta nel mondo contemporaneo (10 milioni di copie). In altre parole, se oggi ci ritroviamo a canticchiare un inciso particolare sotto la doccia – vedasi la celebre “Se telefonando” di Mina – lo dobbiamo a lui che ha dimostrato quanto l’armonia (non solo su un pentagramma) sia importante per lasciare il segno.

Il canto degli angeli, stavolta, sarà particolare: a noi, comuni mortali, non resta che salutarlo con un velo di tristezza che proveremo a toglierci riascoltando un suo disco. Ma non è detto che funzioni, allora proveremo a mettere un film per aspettare la colonna sonora. Qualora non dovesse bastare, ci aggrapperemo – in ultima istanza – al privilegio di aver vissuto e apprezzato appieno uno dei maggiori geni del presente e recente passato dell’arte musicale italiana che, come insegna Morricone, non ha confini.

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