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Depressione | Rabbia e Tristezza sono due facce della stessa medaglia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:04
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Si pensa che chi soffre di depressione provi più spesso tristezza, e non rabbia. Queste due emozioni invece si manifestano spesso insieme: per gestirle senza lasciarsi sopraffare l’importante è capire l’origine di questi sentimenti.

depressione
(Fonte: Instagram)

Nell’immaginario collettivo le persone depresse sono costantemente di cattivo umore, spesso si isolano in se stesse rifiutando o limitando al minimo ogni contatto con il mondo.

Al contrario le persone che hanno scoppi di rabbia più o meno frequenti sono considerate persone sane e attive, che “reagiscono” a quel che accade intorno a loro e si “ribellano” a quello che mette in pericolo la loro felicità.

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Contrariamente a quello che pensa la maggioranza delle persone, invece, rabbia e tristezza sono due facce della stessa medaglia: entrambe sono manifestazione della depressione, anche se in due diverse direzioni.

Naturalmente si tratta di sentimenti nocivi, che a lungo andare possono peggiorare lo stato depressivo facendolo diventare cronico.

Per evitare che questo accada è necessario imparare innanzitutto a riconoscere le cause di certi sentimenti e successivamente a gestirli in maniera costruttiva, fabbricando gli strumenti emotivi per superarli.

La depressione scatena rabbia e tristezza: perché?

Rabbia
(Fonte: Instagram)

La depressione si accompagna in gran parte dei casi a una bassissima autostima. Il soggetto depresso si convince che, se le cose vanno male, se non riesce a raggiungere i propri obiettivi e se la sua vita non va come dovrebbe, è necessariamente colpa sua e della sua incapacità.

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La conseguenza naturale di questo stato di cose è che una persona depressa si senta frustrata e che la frustrazione cresca all’aumentare del numero dei fallimenti o almeno del numero di fallimenti percepiti come tali. 

La frustrazione è un sentimento di sconfitta che si avverte come inevitabile. Una persona frustrata crede di non poter superare gli ostacoli che si presentano sul suo percorso e che non possa nemmeno aggirarli. Crede anche di non avere le risorse necessarie a cambiare la situazione o per evitare che si presenti in futuro. In poche parole, una persona frustrata si sente bloccata in una trappola senza via d’uscita.

Questo stato emotivo può durare più o meno a lungo: a tutti capita di provare frustrazione per qualche motivo, ma in genere si tratta di episodi limitati nel tempo da cui prima o poi si riesce a uscire.

Quando la frustrazione è continua e prolungata può alimentare la depressione, avviando un circolo vizioso che con il passare del tempo diventerà sempre più difficile da spezzare.

La frustrazione richiede a gran voce di essere sfogata: per questo motivo un soggetto frustrato potrà reagire in due modi differenti, a seconda del suo carattere ma anche a seconda del momento e delle condizioni esterne che provocano la frustrazione:

  • Tristezza
  • Rabbia

La tristezza si manifesta in maniera profonda nel momento in cui il soggetto crede di essere l’unico responsabile dei suoi fallimenti. 

Credendo di non avere in se stesso le risorse per affrontare un problema o, più in generale una difficoltà, il soggetto comincia a manifestare la tristezza come sentimento dominante del proprio carattere.

Una persona triste è più facilmente riconoscibile come persona depressa, pertanto è più facile che possa essere aiutata o sostenuta dagli altri. È anche più facile che realizzi da sola la necessità di un aiuto psicologico e che intraprenda un cammino proficuo per uscire dalla depressione.

La rabbia si manifesta invece quando la frustrazione si genera a causa di una situazione esterna percepita come immutabile.

Molto spesso le persone che provano rabbia anziché tristezza sono persone con una buona autostima, che hanno fiducia nei propri mezzi e che nella maggior parte dei casi riescono a raggiungere i propri obiettivi.

Quando queste persone si ritrovano bloccate in situazioni negative, dalle quali non riescono a uscire applicando le solite strategie, allora andranno incontro a scoppi di rabbia più o meno frequenti.

Esattamente come una pentola a pressione, se un individuo tenterà di tenere la rabbia sotto controllo per un lungo periodo di tempo, finirà per farla scoppiare in maniera violenta contro coloro che rappresentano l’ostacolo esterno alla realizzazione dei suoi obiettivi. Se invece gli scoppi di rabbia saranno più frequenti, la loro entità sarà minore e, sul lungo periodo, finiranno anche per perdere efficacia. Le persone contro cui gli attacchi di rabbia sono diretti, infatti, si “abituano” al comportamento della persona frustrata e da un certo punto in poi cominceranno a ignorarla, aumentando ancora di più la sua frustrazione.

Una persona costantemente arrabbiata o comunque incline a scoppi di rabbia molto spesso non viene identificata come depressa. Al contrario, viene percepita come una persona attiva e in grado di badare a se stessa affrontando i problemi in maniera diretta.

Questo comporterà maggiori difficoltà nell’individuare le cause degli scoppi di rabbia e quindi ritarderà la presa di coscienza dello stato depressivo verso cui la persona si sta pericolosamente avviando o in cui già si trova.

Naturalmente tristezza e rabbia possono manifestarsi insieme o in maniera alternata in un breve lasso di tempo, rendendo ancora più instabile lo stato psicologico della persona che le prova.

Gestire la frustrazione comprendendone le cause

alice nel paese delle meraviglie
(Fonte: Instagram)

Perché siamo sempre tristi? Perché abbiamo perso l’entusiasmo nel fare le cose? Perché abbiamo cominciato ad arrabbiarci anche per cose di poca importanza? 

I campanelli d’allarme che ci avvertono di trovarci all’interno di uno stato depressivo sono proprio questi: un cambiamento del nostro umore e del nostro carattere rispetto al passato.

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Il cambiamento purtroppo può essere molto graduale e, quindi, più difficile da individuare. Pensare ai noi stessi del passato, alla versione migliore di noi è un buon esercizio per individuare le differenze con il sé presente.

Se il nostro io di oggi è molto diverso (e più infelice) dal sé di una volta, allora è il momento di analizzare più a fondo le cause di questo cambiamento in maniera oggettiva.

L’obiettivo è individuare la causa che ha innescato il cambiamento e, dopo averlo individuato, agire per cambiare le cose.

Per esempio, se abbiamo cominciato a provare poca fiducia in noi stessi a causa dei giudizi della nostra famiglia oppure a causa dei giudizi negativi del nostro partner o dei datori di lavoro, allora bisognerà tentare di ignorarli per quanto possibile e concentrarsi su di sé.

Se ci siamo trovati ingabbiati per un lungo periodo in una situazione frustrante di cui non riusciamo a venire a capo, forse è il momento di cambiare strategia per risolverla oppure, semplicemente, arrenderci.

Lasciare il lavoro, chiudere una relazione o un rapporto d’amicizia da molte persone viene considerata come una sconfitta piuttosto che come una vittoria.

In alcuni casi, però, si tratta di una vera e propria liberazione: liberarsi dai fattori che scatenano la frustrazione, e quindi liberarsi dallo stato di tristezza e rabbia che alimentano la depressione può letteralmente fare miracoli per il benessere psicologico di un individuo.

Se, dopo aver compreso i motivi della propria tristezza o della propria rabbia, non si riesce comunque a mettere a fuoco una strategia per liberarsene, la cosa migliore da fare è rivolgersi a un professionista e cominciare un percorso terapeutico che permetterà di lasciarsi alle spalle i propri circoli viziosi.