App Immuni | Claudio Amendola: “Chi se ne frega dei dati, è utile!”

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Claudio Amendola non ne può più: l’attore è esasperato dalla paranoia degli italiani verso la App Immuni e, come al solito, non ha usato mezzi termini.

Claudio Amendola
Claudio Amendola (Fonte: Instagram)

La App Immuni è attualmente in fase di progettazione. Quello che si sa finora è che si tratterà di una misura obbligatoria: tutti gli italiani saranno tenuti a scaricare la App sui propri smartphone permettendo il tracciamento dei contatti.

La raccolta di queste informazioni permetterà al Sistema Sanitario Nazionale di controllare in maniera estremamente più facile, rapida ed efficace, tutti coloro che sono stati in contatto con una persona che si è scoperto essere positiva. Eseguendo i tamponi su queste persone sarà quindi più facile individuare i positivi, anche se asintomatici, e mettere in isolamento le persone che sono state esposte al virus.

Si tratterà di un’applicazione estremamente utile nel momento in cui scatterà la Fase Due e gli italiani saranno più liberi di circolare rispetto a oggi, anche se con le dovute limitazioni.

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Come accade molto spesso gli italiani hanno fatto partire un’enorme polemica in merito ai dati che la app sarà in grado di raccogliere, vissuta come una vera e propria violazione della privacy.

Della App e della polemica in merito al suo funzionamento ha voluto parlare Claudio Amendola ai microfoni di Radio Capital. L’attore (a modo suo) ha voluto invitare gli italiani a non essere paranoici e si è espresso molto chiaramente circa il “furto di dati” che sono in  molti a temere.

Claudio Amendola: “Scaricherò la App Immuni, che ho da proteggere?”

claudio amendola ho avuto un infarto
Foto Instagram

“Mi sembra di aver capito che ci può dare una mano” ha detto Amendola ai microfoni di Radio Capital e riferendosi alla App Immuni. Immediatamente dopo ha aggiunto: “A me dei miei dati personali non me ne frega niente. Cosa dovrebbero andare a vedere nei miei dati personali che io devo proteggere?”

In merito invece al comportamento degli italiani durante la prossima Fase Due, quella che il Governo sta studiando da tempo con l’aiuto di molti esperti, Amendola è assolutamente pessimista.

“Non credo che saremo pronti per l’apertura del 4 Maggio. Temo che appena ci daranno il via libera sbrodoleremo fuori dalle case in maniera incontrollata” ha commentato tristemente l’attore.

Per quanto riguarda invece la necessità di adattare la lavorazione di film e serie TV alle nuove norme di sicurezza, secondo l’attore si tratta di una strada impraticabile.

Claudio Amendola ha infatti spiegato di essersi informato in merito ai cambiamenti da apportare sul set e, secondo lui, sarà letteralmente impossibile lavorare alle condizioni ipotizzate finora. La lavorazione di un film, inoltre, potrebbe durare anche sei mesi dal momento che, secondo Amendola, si riuscirebbe al massimo a girare una scena al giorno.

La dura valutazione di Amendola è che coloro che sono stati chiamati a scrivere le regole a cui si dovranno attenere i lavoratori del settore cinematografico chiaramente non sanno come funziona il cinema. Le cose sarebbero inoltre ancora più difficili per le compagnie teatrali che si muovono in continuazione tra le varie città italiane.

Il problema dei ritardi nella registrazione delle puntate delle serie televisive ha già portato al blocco di Un Posto Al Sole: attualmente la RAI sta mandando in onda delle repliche.

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Infine, per quanto riguarda lo slogan che ha rappresentato la forza dell’Italia contro il Coronavirus, Amendola ha affermato di non poterne più: secondo l’attore è stata fatta troppa retorica e, sul lungo periodo, le belle parole si svuotano si significato. È davvero così?

 

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Un post condiviso da Roby Facchinetti (@robyfacchinetti) in data:

Nel frattempo, gli artisti di tutta Italia si stanno mobilitando per chiedere al Governo di intervenire il più rapidamente possibile per dare la possibilità a tutti i professionisti che lavorano con varie mansioni nel settore dello spettacolo di sopravvivere alla crisi economica.