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Ponte Morandi, la testimonianza di una donna: “Ho visto cosa è successo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:26
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Ponte Morandi
(foto Vigili del fuoco)

Ponte Morandi di Genova, la testimonianza di una donna, l’architetto Claudia Grottin: “Ho visto cosa è successo martedì mattina”.

Il giorno dopo i funerali di Stato, sono ancora tante le domande senza risposta sulla tragedia del Ponte Morandi a Genova. Il disastro ha scosso l’intera opinione pubblica e tanti sono stati i messaggi di cordoglio. Il bilancio a oggi è di 43 vittime, l’ultima un camionista romeno che era stato ricoverato in ospedale e non ce l’ha fatta. Sulle cause del disastro di Genova, bisognerà fare ancora chiarezza anche se arrivano testimonianze di chi si trovava nei pressi del ponte al momento del crollo.

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La testimonianza di Claudia sul crollo del Ponte Morandi

(foto Vigili del fuoco)

Come Claudia Grottin, architetto dipendente di Ikea, che si trovava in zona Ribalta. Al sito Fanpage.it ha raccontato quanto ha visto con i suoi occhi martedì mattina. Una testimonianza davvero terribile: “Ho visto i tiranti sciabolare nell’aria, via, come se fossero state delle grandi fruste nere, e allo stesso tempo gli stralli accartocciarsi, spezzarsi in due, piegarsi sulla parte sinistra venendo giù e ovviamente travolgendo la carreggiata”.

La donna ha proseguito: “Il 14 agosto pioveva molto forte, ma dovevo buttare via dei cartoni. Stavo parlando via WhatsApp con il mio compagno e volevo mandargli un video della pioggia sferzante che stava arrivando. Erano le 11:34. Si vedevano il pilone e gli stralli, ma la carreggiata del ponte era coperta da una grossa nuvola nera. Il tempo di mollare il telefono e di guardare di nuovo il tempo, ho visto un’immagine apocalittica: i tiranti sciabolare nell’aria, via, come se fossero state delle grandi fruste nere, e allo stesso tempo gli stralli accartocciarsi, spezzarsi in due, piegarsi sulla parte sinistra. Venendo giù hanno travolto la carreggiata”.

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Le urla di disperazione di chi ha assistito al crollo

“Ho cominciato a urlare, a chiamare i miei colleghi, ho subito pensato alle persone che c’erano sopra e a quelle che c’erano sotto e al disastro di cui non mi rendo conto neppure adesso”, ha detto ancora la giovane architetto, quindi ha spiegato: “Mi sono anche confrontata con una persona del mestiere, il mio ex professore di statica dell’Università. Ho trovato un suo post in cui ipotizzava il cedimento strutturale di questi stralli relativi al pilone immerso nel greto del fiume. Quando ho letto questa cosa ho voluto rispondergli dicendo che io avevo visto proprio questo: cedere prima i tiranti in acciaio e poi gli stralli in cemento armato”.

Claudia Grottin smentisce poi l’ipotesi che sia stato un fulmine: “Non credo proprio sia stato un fulmine. I bagliori che si sono visti nell’aria penso che fossero generati dall’energia statica scaturita dallo spezzarsi di questi elementi in acciaio. Non credo proprio che un fulmine possa causare una cosa del genere, a meno che non sia andato proprio a beccare i tiranti in acciaio, ma questo nessuno lo saprà mai. In ogni caso ho sentito un boato forte, prima della rottura, come uno schiocco di frusta amplificato in maniera enorme, e dopo il rumore assordante del crollo. Questo è quello che ho visto e che non dimenticherò mai più. Spero che facciano qualcosa perché nel 2015 ho subito l’alluvione, ho perso la macchina, i miei vicini hanno perso tutto e alcune persone anche la vita. Ora siamo punto e a capo. Non va bene”.

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