Fase 2 | Ristoranti deserti e bar affollati in tutta Italia: perché?

La Fase 2 per bar e ristoranti è cominciata il 18 Maggio ma le cose non stanno andando come si sperava. Perché gli italiani non mangiano fuori?

Ristoranti fase 2
(Fonte: Instagram)

I ristoratori hanno letto tutte le norme di sicurezza emanate dal governo e si sono adeguati al meglio delle loro possibilità per consentire a lavoratori e clienti di tornare a una parziale normalità.

SULLO STESSO ARGOMENTO:  Coronavirus | Come saranno bar e ristoranti: le misure di sicurezza

Purtroppo però le aspettative dei ristoratori sono state deluse, almeno nei primi giorni della Fase 2.

Gli italiani hanno preso d’assalto i bar, preferendoli per colazioni e aperitivi ma hanno lasciato vuoti i ristoranti, che sembrano quindi aver incontrato un ulteriore ostacolo da superare prima di tornare ai ritmi usuali pre Coronavirus.

Quali sono i motivi di questa situazione? Si tratta solo di eccessiva prudenza?

Ristoranti deserti in Fase 2: i motivi e l’appello dei ristoratori

ristoranti italiani
(Fonte: Instagram)

Nelle scorse settimane si è parlato a lungo delle ipotetiche misure di sicurezza necessarie a rendere agibili i ristoranti in piena Fase 2.

Tra barriere di plexiglas e maschere in plastica simili a quelle dei saldatori per mangiare insieme senza rinunciare alla sicurezza, sul web se ne sono viste davvero tante e forse, tutte le strane e scomode ipotesi di quest’ultimo periodo hanno fatto passare la voglia agli italiani di tornare al ristorante.

SULLO STESSO ARGOMENTO: Alessandro Borghese | “In questo stato resisterò solo un altro mese”

Probabilmente in molti preferiscono aspettare ancora qualche settimana, nella speranza che anche la Fase 2 finisca e con essa anche le misure di distanziamento sociale necessarie alla sicurezza comune.

Inoltre, non bisogna dimenticare che quasi tutti i ristoranti hanno imposto un limite di tempo massimo da trascorrere al tavolo, in maniera da permettere più turnazioni ospitare più clienti.

Anche l’dea di non potersi rilassare nemmeno al ristorante, dovendo trascorrere il pranzo o la cena guardando l’orologio, non è esattamente invitante dal punto di vista dei clienti.

Non bisogna inoltre dimenticare il peso economico di una cena al ristorante rispetto a una semplice consumazione al bar. Il bar restituisce l’idea di essere tornati alla normalità senza incidere troppo sul bilancio del giorno o della settimana. Inoltre, con il budget di una cena a una fascia media di prezzo ci si possono concedere più consumazioni al bar, moltiplicando l’idea e il piacere di respirare di nuovo l’atmosfera pre Covid.

Risulta quindi abbastanza comprensibile il fatto che molti italiani preferiscano mangiare ancora cibo da asporto oppure chiedere la consegna a domicilio che, oltre a essere più rilassante, è anche meno onerosa dal punto di vista economico.

SULLO STESSO ARGOMENTO: Antonino Cannavacciuolo | “Riapro tutto e sanifico come alla NASA” 

ristoratori italiani hanno deciso di rispondere a questa situazione con un’originale e coinvolgente campagna di comunicazione via social, lanciata con l’hashtag #wearenothevirus (noi non siamo il virus). Lo stesso hashtag è servito a veicolare anche messaggi di solidarietà verso cinesi e italiani che sono stati vittime di razzismo a causa delle prime notizie in merito alla diffusione del virus. Anche oggi, per esempio, in Australia le attività gestite da italiani e cinesi sono boicottate dalle comunità locali.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Joinbed (@joinbed) in data:

L’idea è di dare un volto ai ristoratori e di far capire ai clienti che, con le dovute misure di sicurezza (anche per quanto riguarda l’aria condizionata) tornare al ristorante è possibile, vivendo le stesse esperienze di accoglienza e di coinvolgimento che hanno sempre contraddistinto la ristorazione italiana.