Quarantena | Come affrontare lo smart working con i figli

Lo stato di emergenza dovuto al Coronavirus ci ha imposto di stare tutti in quarantena a casa. Questo significa asili e scuole chiuse ma per molti genitori obbligo di lavorare in smart working. Come conciliare figli e lavoro da remoto?

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Foto Adobe Stock

Con lo stato di emergenza dovuto al Coronavirus ci siamo dovuti riadattare a una condizione familiare e lavorativa diversa. Lo stato di quarantena ha, infatti, ridisegnato le nostre abitudini quotidiane imponendoci di stare a casa tutti insieme. Questo significa asili e scuole chiuse e figli a casa, ma per tanti genitori anche modalità di lavoro in smart working.

Lo stesso governo (come si legge sul sito) nell’ambito delle misure adottate per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid19, raccomanda (come indicato nel DPCM dell’11 marzo 2020), che venga attuato il massimo utilizzo, da parte delle imprese, di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza.

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Ecco che allora lo smart working diventa una pratica sempre più diffusa nelle famiglie italiane, finora poco abituate a tale uso a differenza di altri paesi europei dove invece è molto comune.

Come conciliare lo smart working con i figli

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Foto di Kevin Phillips da Pixabay

Ma come si può conciliare il lavoro da casa con i figli? Un’impresa a dir poco titanica soprattutto quando i bimbi sono piccoli e magari uno dei due genitori non c’è. Se infatti entrambi i genitori hanno la possibilità di lavorare in smart working ci si può organizzare con dei turni in modo da gestire i figli un po’ per ciascuno. Ma quando o mamma o papà sono da soli con un figlio o più di uno come si fa?

Secondo una ricerca condotta da Valore D con l’obiettivo di analizzare il mondo del lavoro in Italia in questo periodo di emergenza dovuto al Coronavirus per le donne il lavoro è poco ‘smart’. L’indagine è stata infatti eseguita su un campione di oltre 1300 lavoratori di cui oltre il 93 per cento sta lavorando da casa.

Ma dall’analisi emerge che il 60 per cento del campione femminile era già abituato al lavoro agile. Una modalità che richiede però disciplina, la ricerca di una postazione tranquilla e isolata e orari determinati. Aspetti difficili da mettere in pratica in un momento di convivenza forzata. Secondo la ricerca quindi una donna su 3 lavora più di prima e fatica a mantenere un equilibrio tra lavoro e vita domestica. Tra gli uomini questo rapporto sale a 1 su 5.

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“La ricerca non fa altro che confermare che la responsabilità della cura familiare continua a gravare in prevalenza sulle donne” ha commentato Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D. “Questi momenti di crisi dovrebbero invece far sviluppare un maggiore corresponsabilità genitoriale che alleggerisca la donna dal duplice incarico familiare e professionale” ha aggiunto.

Una situazione che grava quindi sempre più sulle donne. Ma quali strategie si possono allora adottare per cercare di sopravvivere al lavoro e al ménage familiare?

Tutto dipende dall’età dei bambini. È chiaro che finché i figli sono molto piccoli la gestione sarà più complicata. Una strategia è quella adattarsi ai loro momenti di sonno-veglia e quindi organizzare il lavoro in base ai loro ritmi. Ad esempio se il bambino si sveglia alle 9 metteremo la nostra sveglia alle 5 o alle 6 così da poter avere almeno 3 o 4 ore di tranquillità per poter lavorare.

Altrimenti se si è costretti a lavorare in loro presenza dovremo trovare alcuni giochi che riusciranno a fare anche da soli sotto la nostra sorveglianza, tra una telefonata o una pratica da sbrigare.

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Qualche esempio? Per bambini di due o tre anni via a pennarelli e pasta modellabile. Colorare e impastare sono attività che li tengono impegnati per un po’ e spesso non richiedono il nostro intervento a patto di riuscire a controllarli a distanza attivando tutte le nostre abilità multitasking. Dopo prepariamoci a ripulire ma intanto un po’ di tempo lo avremo guadagnato.

Per i bimbi dai 4 anni in su la gestione diventa un po’ meno complicata perché potremo spiegare loro che mamma e papà devono lavorare. Avranno quindi la possibilità di giocare vicino a loro ma da soli, almeno fino a che i genitori saranno impegnati. Nel frattempo si potranno proporre, oltre a queste attività, anche altri giochi da svolgere autonomamente. Ad esempio lavoretti di ritaglio e di collage da fare con forbici e colla, magari applicando nel foglio di carta chicchi di riso o altri cereali.

Un’altra idea è anche il gioco simbolico che in genere dall’anno e mezzo in su piace tanto. Mettiamo dunque a loro disposizione piccoli oggetti che riproducano la vita quotidiana, come piattini e cucchiaini di plastica. Frutta e verdura finta. Il loro obiettivo sarà quello di far finta di preparare da mangiare ai loro pupazzi o bambole.

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Foto Adobe Stock

Per i bimbi che vanno già a scuola, quindi, dai 6 anni in su potremo proporre la lettura di un libro oltre allo svolgimento dei compiti che la scuola ha assegnato. E poi, finiti quelli via libera al gioco.

Per quanto quindi conciliare lavoro e famiglia sia difficile e soprattutto a farne di più le spese siano, come sempre maggiormente le donne, lavorare in smart working si può. Il segreto sarà quello di mantenere la calma e cercare di pianificare più possibile per ottimizzare quel poco tempo che ci resta senza i nostri figli.

(fonte: valored.it)

di Cristina Biondi