Coronavirus | L’Italia resta a casa e resiste, in calo i denunciati ai controlli

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Il Ministero dell’Interno fa sapere che quotidianamente viene denunciato meno del 5% delle persone fermate. L’Italia resta a casa e rispetta il decreto di Governo. 

Coronavirus, sempre più persone rispettano il divieto di circolazione in Italia
Coronavirus, sempre più persone rispettano il divieto di circolazione in Italia (Getty Images)

L’idea era quella di un costante discorso fra sordi, le immagini di qualche giorno fa che mostravano persone accalcate sulla metro di Milano avevano gettato nello sconforto persino i più ottimisti: “State a casa”, ripetuto come un mantra salvifico, rischiava d’esser derubricato a vecchio ed inefficace ritornello. Invece, dopo le ulteriori misure stringenti del Governo in piena emergenza Coronavirus, i numeri confortano e allontanano lo scetticismo.

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Sempre più italiani, infatti, secondo le recenti statistiche del Ministero dell’Interno, stanno rispettando i divieti imposti dall’Esecutivo per arginare il contagio e la diffusione del Coronavirus. In piena pandemia, l’Italia risponde presente stando sul divano o affacciandosi al balcone per supportare – con la propria assenza dalle strade – chi è costretto a viaggiare perché in prima linea durante questa battaglia sociale, medica e scientifica. Distanti ma uniti, dunque, ha funzionato come monito malgrado le difficoltà iniziali dovute ad un cambiamento repentino delle modalità di vita. Impera nel frattempo la polemica gratuita sui runner, ma contemporaneamente una fetta considerevole di popolazione ribatte con disciplina e rigore alle recenti insinuazioni.

Italia, sempre più persone restano a casa e rispettano le regole contro il Coronavirus

In ribasso gli italiani che non rispettano il divieto di circolazione sul territorio
In ribasso gli italiani che non rispettano il divieto di circolazione sul territorio (Getty Images)

Le persone denunciate, nel nostro Paese, per insubordinazione sono circa il 4,41% fra quelle fermate ogni giorno: significa che più del 95% della popolazione italiana resta in casa ed esce soltanto in caso di necessità. Ricordiamo che è possibile uscire solamente per fare la spesa o per andare al lavoro, relativamente alle poche attività rimaste aperte, tutto il resto sarà svolto da casa (ci sono alcuni mestieri che permettono lo smart-working) oppure sospeso momentaneamente. Coloro che non possono svolgere la propria attività lavorativa sono aiutati attraverso sovvenzioni e sussidi.

La maggior parte dei negozi deve restare chiusa, saracinesche abbassate, dunque, e stando ai controlli gli esercenti che hanno trasgredito alla norma ammontano allo 0,25% fra le strutture controllate giornalmente. Percentuale notevolmente ridotta rispetto ai primi giorni dall’entrata in vigore del decreto legge.

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L’inversione di tendenza, con una maggiore attenzione delle disposizioni governative, è ancor più evidente se messa a confronto con il periodo iniziale di questa quarantena auto-indotta che durerà almeno fino al 3 aprile per poi proseguire ulteriormente: “Serve sacrificio per proteggere l’Italia e i nostri cari”, ha detto il Premier Conte in un’intervista a La Stampa. Il contributo che gli italiani stanno dando è tradotto, ancora una volta, in numeri: “L’11 marzo – primo giorno di cui sono disponibili i dati – in tutta Italia erano state fermate 107.879 persone, e controllati 19.985 negozi, mentre il 21 marzo sono diventati rispettivamente 208.053 e 75.362. Nonostante questo, la percentuale delle persone denunciate si è assestata stabilmente intorno al 5 per cento, mentre quella dei commercianti è scesa negli ultimi giorni fino allo 0,1 per cento”, scrive Il Post.

Non solo numeri, ma anche – e soprattutto – persone. Vale per le vittime da COVID-19 che purtroppo sono moltissime, ma deve valere ugualmente per coloro che resistono aggrappandosi alla vita cercando di salvarla agli altri attraverso un barlume di coscienza civile che sembrava essersi perso. Non a caso si parla di “Modello Italia”. Allora, forse, pensare che andrà tutto bene suona meno utopistico in attesa di tempi migliori per tornare a popolare le nostre strade e riempire nuovamente i nostri cuori.

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