I Simpson | Cosa c’è alla base del maggior successo di Matt Groening

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I Simpson compiono 30 anni, la famiglia animata più irriverente d’America ormai fa parte dell’immaginario collettivo non solo negli Stati Uniti.

Homer Simpson in una scena
Homer Simpson in una scena (Twitter)

Se “D’Oh”, che semanticamente non significa nulla, improvvisamente diventa l’espressione più comune usata in America e Inghilterra, qualche domanda bisogna cominciare a farsela: il merito è di Matt Groening che, nel 1989, ha dato vita ai Simpson. La serie animata compie 30 anni ed è stata definita, fra le altre cose, la più longeva di sempre.

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La famiglia più irriverente d’America guarda la società a Stelle e Strisce proiettando vizi e virtù nel tubo catodico, innumerevoli sono state le generazioni cresciute con i signori in giallo. Episodio dopo episodio, stagione dopo stagione, a confronto con le esigenze socio-culturali di un sistema calcando un po’ la mano non solo per quanto riguarda i disegni – evoluti e migliorati nel tempo – ma anche e soprattutto in merito alle sfumature caratteriali che ciascun personaggio delinea nel corso delle singole puntate.

I Simpson, grandi da 30 anni: genesi ed evoluzione di un cult televisivo e cinematografico

Homer e Marge dal dottore
Homer e Marge dal dottore (Twitter)

Senza contare gli speciali natalizi, gli spin-off su Halloween e la vita adulta degli interpreti principali: Lisa e Bart, ad esempio, hanno sempre avuto la stessa età ma Groening si è preso la briga di mostrare (attraverso episodi dedicati) le ipotetiche fattezze che avrebbero in un futuro canonico, divertendosi ad immaginare situazioni di lavoro, amore e quotidianità. Da bambini ad adulti, esattamente come coloro che hanno visto i Simpson fino a questo momento.

Trent’anni di scommesse vinte, azzardi e previsioni: già perchè la miglior serie animata del secolo, così l’ha definita il Time Magazine dopo soli dieci anni di puntate, è riuscita suo malgrado ad anticipare i tempi. Alcuni fatti di cronaca realmente accaduti sono stati riscontrati in determinati episodi del cartoon trasmessi precedentemente rispetto alla contemporaneità degli eventi: quando la fantasia anticipa la realtà.

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I Simpson hanno avuto un apporto significativo un po’ ovunque, nel nostro Paese che vive di riflesso rispetto agli States – in Italia, infatti, si guarda molto ad alcune tradizioni della cultura statunitense (si pensi ad eventi come il Black Friday) – la serie ha portato alla ribalta personalità come il compianto Tonino Accolla (voce di Homer Simpson, sostituita al momento della sua dipartita da Massimo Lopez, nonché direttore del doppiaggio italiano e adattatore dei testi scenici).

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Espressioni divenute celebri, tipo “Ciucciati il calzino”, sono anche merito suo: per non parlare poi della sequela di personaggi famosi che hanno prestato la voce ad interpreti secondari in ciascuna puntata della serie, da Totti e Ilary Blasi a Paolo Bonolis, passando per Enrico Ruggeri e Gennaro Gattuso. Negli Usa, invece, celebri furono le partecipazioni dei Rolling Stones e degli ACDC. Ad ogni modo, i Simpson vantano il maggior numero di guest star mai registrato in una serie tv: oltre 640.

Glamour, animazione e spettacolo. La serie è stata in grado finora di coniugare tutto questo nell’arco di tre decadi, quindi non appena si è sparsa la voce che la trentaduesima potrebbe essere l’ultima stagione in molti sono caduti dal divano. Lo stesso, o quasi, protagonista inconsapevole nella sigla d’apertura di ciascun episodio. Parecchi confidano, se non altro per fedeltà e ambizione, di vederlo ancora per molto tempo accogliere una famiglia entrata nelle nostre coscienze in punta di piedi. Adesso, però, è difficile – se non impossibile – congedarla.

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