Elena Berera, il lato inedito di Gigi Proietti: “Quello era il vero show” – ESCLUSIVA

Elena Berera, talentuosa attrice di teatro, ai nostri microfoni ha svelato il lato inedito di Gigi Proietti, che il pubblico non conosce.

elena berera intervista
Elena Berera (Instagram)

Elena Berera è una talentuosa cantante ed attrice teatrale, che durante il corso della sua carriera ha avuto modo di poter collaborare con i grandi pilastri del cinema e del teatro italiano. Da Alberto Sordi, nel film In nome del popolo sovrano, a Gigi Proietti, che ci ha lasciati poco tempo fa. Un percorso artistico in continua evoluzione, donando al suo pubblico sfaccettature sempre diverse.

Elena Berera si racconta a CheDonna: da Gigi Proietti allo show su Liza Minelli

Sei un’attrice, una cantante, e durante il corso della tua carriera ti sei cimentata in tantissimi ruoli diversi, ma qual è stato quello che più rispecchia maggiormente la tua personalità?

I ruoli che ho interpretato non sono proprio da attrice di prosa, ma il personaggio dove mi sono sentita più me stessa è stato quello che ho interpretato nel film di Gigi Magni, In nome del popolo sovrano, dove facevo la figlia brutta di Alberto Sordi. Ora io non credo di essere brutta, però dentro di me, nel mio specchio interno, ho sempre pensato di essere bruttina, quindi quel ruolo era perfetto (ride). Ma anche nei ruoli comici devo dire, da cabarettista. Un aspetto che ho scoperto di me dopo essermi rotta la gamba. Anche in questi ruoli mi ci sento molto bene.

Durante il corso della tua carriera hai avuto modo di poter lavorare con veri e propri colossi, come Gigi Proietti e poi Alberto Sordi, potresti svelarci qualche piccola curiosità su di loro?

Con Alberto stavamo girando questa scena del film, dove eravamo vicini, dove mio fratello nel film diceva: “Capirai chi se la piglia”, facendo riferimento all’estetica del mio personaggio, e lui rispondeva con “A te chi te se piglia e non sa manco chi c’ha vicino la moglie” io e avrei dovuto rispondere con “E chi?”. Abbiamo rifatto la scena 5 volte perché lui ogni volta che dicevo la battuta non faceva altro che ridere, lo divertivo e così ho fatto arrabbiare Gigi Magni (ride). E’ una piccola cosa che mi onora. Per me è stata una grande emozione, io avevo seguito tutti i suoi film e non mi ha deluso come uomo. Era un professionista incredibile.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Grazie Gigi per la tua meraviglia e per la tua magnifica peesenza…

Un post condiviso da Elena Berera (@elenaberera) in data:

Io e Proietti, invece, ci siamo conosciuti subito dopo che mi sono rotto la gamba, dove mi sono ritrovata a fare un ruolo accanto a lui, al Sistina, che non avevo mai sperimentato prima. Lui era un uomo molto malinconico, come l’ho conosciuto io, perché il teatro per lui è sacro e, già in quegli anni, non veniva trattato con questa sacralità. In quel periodo lì lui aveva la sua scuola, dove sono usciti grandi artisti, come Brignano, e stava pensando di chiuderla perché a livello statale non veniva aiutato, anzi veniva contrastato. Aveva questa vena malinconica e mi ricorderò per sempre le sue frasi meravigliose come ad esempio “Se c’è una totale perdita di valori, il teatro è un buon posto dove attingere”. Questa sua frase mi ha segnato molto. Un ricordo che ho di lui sono anche le barzellette. Tutte le sere, dopo lo spettacolo, andavamo a cena fuori e lui raccontava sempre le stesse barzellette, ma tutte le sere era come se fosse una barzelletta nuova. Noi ridavamo sempre come se fosse una nuova, perché di forza assurda, poi prendeva la chitarra ed iniziava con gli stornelli. Per me il vero spettacolo era quello.

Poi c’è stato anche Luigi Magni, dove ho scritto un mio pensiero che è andato nel libro che stava scrivendo chi si occupava del suo museo e mi ha chiesto di scrivere cosa pensassi ed ha scelto poi di inserirlo nel testo. Per me questa è stata una grande soddisfazione. “Luigi Magni maestro di malinconia e il maestro di pensiero, l’allievo dell’infinita speranza”. Per me questo è stato lui. Mi ha dato la spinta di andare avanti come attrice e come cantante, perché quando ho smesso di ballare pensavo di voler lasciare tutto.

elena berera su alberto sordi
Elena Berera (Instagram)

Ho lavorato anche con Enrico Montesano, ma con lui non ho lavorato come attrice ma come ballerina. Anche lui si è rivelato essere un uomo molto interessante. Lui mi ha fatto un pochino da mentore, regalandomi un libro sugli attori. Mi ha fatto conoscere un po’ di possibilità che secondo lui avevo di non poter soltanto ballare, ma io ero una ballerina e non capivo tutto questo. Lo ascoltavo, mi curava molto la dizione. Lo ricordo con una dolcezza infinita.

Poi ricorderò sempre con piacere Gino Bramieri, ho lavorato con lui al suo ultimo spettacolo prima di morire. Io gli ho fatto da spalla e mi ricordo questa frase simpaticissima che mi disse appena conosciuti. Diceva che il problema di noi artisti che facciamo ridere il pubblico e che quando ti incontrano per strada, ti chiedono di raccontare una barzelletta e lui rispondeva sempre chiedendo che lavoro facesse la persona in questione. Questo gli diceva che era un falegname, ad esempio, e lui gli rispondeva chiedendogli di costruirgli un mobile al momento (ride). Diceva sempre che il problema di raccontare una bella barzelletta è che ne fa venire in mente una orribile. Quando abbiamo lavorato insieme, purtroppo, lui stava malissimo. Io gli facevo dei massaggi dietro la schiena perché aveva dei dolori assurdi e lui arrivava dietro le quinte che era piegato dal dolore, ma quando entrava in scena lui si raddrizzava e diventava completamente sano, non aveva più niente. Lui mi ha insegnato tantissimo così, a non essere preda del corpo. Per me è stato una figura molto importante.

Sei un’arista e questa categoria purtroppo è stata abbastanza bistrattata in questo periodo, che messaggio vorresti lanciare a chi spesso ha sottovalutato l’arte nelle proprie vite, quando durante il lockdown era una degli aspetti fondamentali?

elena berera su gigi proietti
Elena Berera (Instagram)

In questo momento di restrizione totale, io ho visto un grande bacino di possibilità creative. Perché ci sono degli attori sconosciuti, che con questa maledetta storia sono riusciti ad ottenere una popolarità incredibile perché hanno sfruttato un filone interessante che è internet. Le possibilità che può darti questo strumento sono tantissime. Io credo che il teatro non debba morire, ma mantenerlo in vita con la possibilità di creare con la creatività. Io ad esempio farò uno spettacolo da “casa”, dove vivo come attrice e non muoio, dove do all’opportunità alle persone che lo vorranno di godere dello spettacolo online. Non mi sto inventando nulla, è una cosa che già c’è ed anche da tempo, però vedo che questa possibilità può essere anche utile come artista perché non è facile farsi notare quando non si è famosi. Usiamo questo bacino di creatività, senza fermarci. Così quando riapriranno i teatri anche noi possiamo avere la nostra visibilità. Troviamo una parte interessante in tutta questa storia, non cadiamo nella percezione perché dopo è finita.

Tra i tuoi ultimi progetti, c’è la collaborazione con Caffè Bocca Della Verità, che sta riscuotendo un certo successo anche all’estero, precisamente in Spagna. Potresti raccontarci qualcosa di più su questo progetto?

Questo progetto mi è arrivato con un piacere immenso. E’ la seconda volta che mi capita di cimentarmi nel ruolo di testimonial. Mi è stato proposto, rendendomi chiaro che per la prima volta sarebbe data una grande attenzione agli artisti. Abbinare quest’eccellenza del caffè con le eccellenze italiane, e non di nomi, è questo che mi ha colpito, ma di qualità artistiche ed è questo che mi ha colpito. Hanno girato un promo anche con un fabbro, che crea coltelli per i grandi chef ed è straordinario, puntando sulle eccellenze artistiche e l’ho trovata un’idea geniale.

Io continuo a partecipare a questa attività del Caffè Bocca della Verità perché la trovo in linea con noi artisti, con la creatività, con la forza. A breve uscirà anche un altro video, perché sto realizzando insieme a Bruno Di Marcello uno spettacolo che speriamo riusciremo a portare in scena, che è la vita di Liza Minelli. Io le somiglio molto, così ho realizzato un video dove canto e ballo Mein Herr tratto dal film Cabaret e metteremo insieme questo abbinamento con il caffè. Io e lei ci siamo somigliamo molto esteticamente, feci anche un’imitazione in Rai dove mi fu proposto di continuare ma non accettai, non mi piaceva molto forma perché ero una ballerina. Quando feci poi l’Operetta e Trieste, tutti i giornali mi definirono come la Liza Minelli italiana proprio per l’estrema somiglianza così ho deciso oggi di onorarla con questo spettacolo che parla della sua vita.

Ti lasciamo con la nostra ultima domanda di rito: hai la possibilità di parlare con Elena da bambina e con Elena del futuro. Che cosa consiglieresti alla bambina che eri e cosa vorresti dire a quella del futuro?

In realtà è la Elena bambina che parla a me oggi. Mi ritrovo al contrario. Quello che le ho sempre detto è che non la tradirò mai. Queste parole me le sono portate dietro, tant’è che lei continua ad insegnare a me come muovermi. Questa parte infantile che ho, è un’infantilità adulta. Io non devo dirle o insegnarle nulla, è lei che mi parla. Non ho nessuna intenzione di diventare l’adulto che dice “Io devo fare così”, come per dire mi spiace che tu vuoi intraprendere questa strada, questo sogno, ma lo mettiamo nel cassetto.

Questo non l’ho mai fatto e non lo farò mai. Io vivo nel mio sogno, è lei che mi direziona e molto spesso sto senza magnà (ride). Io lo faccio, poi magari va male perché siamo in un mondo dove ti richiede più i doveri. Io non l’ho mai tradita la mia bambina e lei mi ha preso per mano e mi sta portando avanti e credo lo farà per sempre, fino alla morte. A quella del futuro le dico di non mollare, di non avere paura. La creazione del mio universo non deve essere mai buttata giù da quella che è la realtà del mondo. Io sto in una sorta di bolla, quindi non fermarsi mai. La paura ti blocca, ti porta nel mondo reale e lì sei fottut*.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

E con la spada hai detto vienimi a salvare rossa di rabbia che tramonta a sera, sarai perduta con l’anima sdraiata, senza colore il sangue sarà per me. Con un pugnale disegnami sul petto, come la porpora colora il mio mattino e come l’alba che ti ha scontato il vino, versa l amore che ha preso il suo colore. E.B. Photographer Franco Farina 💙 And with the sword you said come and save me red with anger that sets in the evening, you will be lost with your soul lying down, without color the blood will be for me. With a dagger draw me on my chest, as the purple colors my morning and like the dawn that served you wine, pour out the love that has taken its color. E.B. Photographer Franco Farina 💙

Un post condiviso da Elena Berera (@elenaberera) in data:

Ringraziamo Elena Berera per aver condiviso con noi preziosi ricordi legati alla sua carriera e su artisti che hanno fatto la storia della cultura italiana.