“Questo amore”, la poesia dedicata a Gigi Proietti dai suoi allievi

Gli allievi di Gigi Proietti lo ricordano recitando tutti la poesia Questo amore, scritta da Roberto Lerici proprio con il maestro.

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“Gigi, per te, dai tuoi allievi”

Così su Rai Uno alcuni trai più celebri allievi di Gigi Proietti si radunano virtualmente per un’ultima dedica al maestro.

Per questo ultimo messaggio così speciale è stata scelta una poesia molto particolare: Questo amore.

Il testo di questa poesia fu appositamente scritto da Roberto Lerici (a cui si devono molti testi degli spettacoli dell’attore romano scomparso) per Gigi Proietti, che l’ha interpretato nel 1981 nel corso dello spettacolo A me gli occhi please, allestito nel Teatro Tenda di Roma, e successivamente riproposto in televisione in una puntata dello spettacolo Cavalli di battaglia.

La poesia può a un primo ascolto apparire quasi come una citazione dell’omonima poesia di Jacques Prévert ma, a un ascolto più attento, se ne può assaporare tutta l’originalità in un magico mix di sentimento, ironia e violenza politica.

Ora l’interpretazione di Gigi Porietti viene affiancata da quella dei suoi allievi in un ultimo “spettacolo” che è anche un nuovo estremo saluto al grande attore romano.

Questo amore, poesia per Gigi Proietti

Gigi Proietti Globe Theatre
Foto da Instagram @globetheatreroma
Quest’amore malato, denutrito, fatto di parole smozzicate;

quest’amore usato, digerito, buttato in pasto al popolo ignorante, come fosse una cosa interessante.
Quest’amore corrotto dalla noia dei grandi amatori della storia, masticato da cento letterati, vomitato da principi, prelati;
quest’amore che accoglie, che perdona, fatto per gente dalla bocca buona,
è un amore di fradicia letizia, che assolve tutto, pure l’ingiustizia;
quest’amore sciancato, deficiente, sbattuto sulla faccia della gente, come l’osso al cane disperato;
quest’amore scarnito, rosicchiato, coi suoi stracci di corpo denudato;
quest’amore di cui si parla tanto, celebrato con tutte le gran casse;
quest’amore è disceso fra le masse, elargito per grazie del potere perché tutti ne possano godere,
è un amore deforme, malandato, generato dal vecchio capitale tra le cosce del mondo occidentale.
Per questo amore è meglio non cantare, perché non c’è una musica che tenga
per questa mia canzone sgangherata, non so nemmeno cosa la sostenga.
Avesse almeno la grazia più scolata di una puttana, sola, disperata, piuttosto che la facile malìa, il fascino merdoso di questa borghesia!
Ma quell’amore, che era una certezza, si è assopito con l’ultima carezza.
Ha ripiegato pian piano le sue foglie, rinunciando per ora alle sue voglie.
L’anima mia per questo si è ammalata…, non sogna più, e resta addormentata.
Prima che il vuoto tutto ci divori, che venga, venga presto il tempo in cui ci si innamori.

[Roberto Lerici e Gigi Proietti]