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Imparare a camminare | Quando aspettarsi i primi passi del bambino?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:21
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Vedere i primi passi del proprio bambino è per i genitori una vera e propria attesa, carica di aspettative, ma imparare a camminare richiede tempi sempre diversi.

primi passi neonato
Foto da Adobe Stock

La vita di un neogenitore è un susseguirsi di emozionanti prime volte: il primo sorriso, i primi vagiti, la prima passeggiata al parco, momenti che si trasformano ben presto in ricordi indelebili, così teneri da imprimersi a fuoco nel cuore di ogni mamma e papà.

Tra le prime volte più memorabili e più attese ci sono senza dubbio loro, i primi passi: il bambino stende quelle sue gambe cicciotte, piega il ginocchio minuscolo e muove due o tre passi massimo ma a qualsiasi genitore sembra che abbia scalato l’Himalaya.

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Un momento magico, che ogni genitore attende con trepidazione e grandi aspettative. Già ma quanto a lungo dovrà attendere?

In realtà di tratta di un percorso articolato, composto da diversi step preliminari e che ogni bambino vivrà secondo tempi più o meno personali.

Proviamo allora a comprendere meglio tale evoluzione.

Imparare a camminare, quanto aspettarsi i primi passi del bebè?

bambino primi passi
Foto da Adobe Stock

Per il bambino imparare a camminare è il compimento di un lungo percorso, una strada iniziata già dal momento in cui le prime cellule del tessuto celebrale cominciano a funzionare.

Occorrono in media nove-dieci mesi affinché un bambino riesca a reggersi in piedi da solo e ancora di più per sentirsi così sicuro da muovere in autonomia i suoi primi passi. Camminare è del resto solo una delle tante abilità cognitive prima che fisiche figlie della maturazione cerebrale del bambino.

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Il 90% dei bambini con sviluppo tipico fa precedere ai primi passi il gattonamento, quella tecnica in virtù della quale il bambino può spostarsi in avanti tramite l’ausilio di mani e piedi.

Curiosità e di conoscenza, prerogativa dell’essere umano, sono il motore che spinge il piccolo a gattonare, a cercare un modo di spostarsi nello spazio per raggiungere ciò che lo interessa. Ciò può naturalmente avvenire solo dopo chili piccolo avrà sviluppato la capacità di raggiugnere autonomamente la posizione seduta e, dunque, tra i 6 e i 10 mesi.

“Perché mio figlio non gattona?”

Ancora una volta è bene sottolineare come ogni bambino segua un percorso più che personale. Alcuni bambini preferiscono rotolare, strisciare, spostarsi sulla schiena o trascinarsi anche in maniera molto creativa. Queste modalità non hanno niente da invidiare al classico gattonamento “a quattro piedi”: consentono infatti in egual misura al bambino di muoversi per la prima volta in autonomia così da raggiungere un obiettivo di suo interesse e sviluppare adeguatamente la muscolatura degli arti.

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“A che età “deve” camminare? Sarà in ritardo?”

Con l’avanzare del tempo l’attesa dei primi passi rischia di trasformasi in impazienza e l’impazienza in dubbio.

E’ vero, generalmente i primi passi arrivano attorno al primo anno d’età ma non si tratta certo di una scadenza obbligata. Ogni bambino risponde a un proprio e personalissimo calendario di sviluppo fisico, motivo per cui anche i paragoni con i coetanei sarebbero decisamente da evitare.

Sarebbe dunque più corretto dire che i primi passi sono una tappa da collocare tra i 10 e i 18 mesi di vita del bambino. Non bisogna allora mai preoccuparsi? Be’, diciamo che scavalcato l’anno e mezzo di vita un confronto con il proprio pediatra potrebbe essere da ritenere opportuno.

“Ma come posso aiutare il mio bambino a camminare?”

La verità è che risulta alquanto facile entrare in un negozio per i più piccoli e lasciarsi conquistare dai vari “supporti per i primi passi” ma indovinate un po’… I bambini sono in grado di imparare a camminare da soli, anzi sono programmati in un certo senso per farlo. Come avrebbe fatto altrimenti l’umanità sino ad oggi o nei Paesi con meno opportunità?

Se si parla poi del celeberrimo girello la questione diviene ancor più complessa. Il supporto può risultare particolarmente affascinante sia per il bambino che per i genitori: lui potrà muoversi in liberà anche se il suo corpo e la sua mente ancor non glielo consentono e i genitori potranno prendersi una pausa dalle faticose camminate con la schiena ricurva per sostenere il piccolo. Quali sono i contro? Ce lo spiegano sul sito Un pediatra per amico (UPPA):

“Un bambino nel girello, seduto dunque su una mutandina e trascinato da ruote, non è in grado di controllare bene il proprio corpo. Questo perché il piede, le anche e le ginocchia non percepiscono il reale peso da sostenere e non sono posti in condizione di calibrare il giusto gioco di forze necessario al raggiungimento della stazione eretta e quindi della camminata. Il girello oltretutto, evitando al bambino di sperimentare liberamente con il proprio corpo la caduta, priva l’acquisizione di quella adeguata consapevolezza motoria che consentirà poi al piccolo, una volta autonomo nella deambulazione, di ridurre al massimo il rischio di conseguenze da caduta.”

Non è dunque certo un caso se in alcune parti del mondo è stata addirittura vietata la vendita del girello in seguito al riscontrato notevole numero di incidenti domestici provocati da questo supporto.

Lo stesso discorso può valere senza dubbio anche per le “bretelle primi passi” che impediscono al bambino di maturare una corretta percezione del proprio corpo e rallentano la consapevolezza dell’equilibrio necessario a sostenersi.

Ma allora, cosa serve per favorire i primi passi del bambino? Anzitutto i suoi piedi scalzi (già meglio aumentare la sensibilità della pianta a contatto con il suolo e quindi niente scarpine primi passi), poi il suo desiderio di camminare, il raggiungimento della piena consapevolezza e sicurezza del proprio corpo, un ambiente sicuro e senza possibilità d’inciampo. Al massimo si potrebbe acquistare un bel tappeto antiscivolo, degli appoggi sui quali può sollevarsi da solo e la serenità degli adulti attorno in merito al raggiungimento di questo traguardo. (un po’ dunque come quando avete preparato la casa per l’arrivo del neonato)

imparare a camminare
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Ricordiamo infine, ancora una volta, di non affrettare le tappe. Spesso i genitori sono soliti sostenere il bambino dalle braccia e tenerlo in piedi sin da piccolissimo per testare il suo equilibrio o anche solo per il gusto di vederlo in piedi. Ciò però può essere dannoso per le articolazioni del piccolo che verrebbero precocemente sollecitate, senza contare che il bambino si abituerà poi a richiedere tale assistenza limitando così le esperienze motorie per lui realmente utili.

Infine nessun allarmismo se la camminata del piccolo dovesse apparire un po’ buffa i primi due anni: la sua conformazione fisica è sempre in fase di sviluppo, concedetegli il tempo che gli serve.