Coronavirus | Ruolo dell’aerosol nel contagio del Covid-19

0
4

Le goccioline di saliva più piccole, quelle emesse parlando o respirando e che rimangono più tempo in area, il così detto aerosol, può esser fonte di contagio per il Covid-19?

covid-19 aerosol
Foto da Pixabay

La Fase 2 danza ma non per questo il Coronavirus ha smesso di fare paura.

Lo spauracchio del contagio è sempre dietro l’angolo e si cercano ancora risposte circa le diverse situazioni di potenziale pericolo in cui si potrebbe incorrere.

Se una persona mi passa troppo vicino devo avere paura? Se entro in una stanza in cui è stata una persona malata che succede? All’aperto quali rischi corro?

SULLO STESSO ARGOMENTO: Coronavirus | App Immuni disponibile negli store: come si scarica?

Tante domande e le risposte non sembrano mai sufficientemente esaustive e chiare.

In cerca di spiegazioni abbiamo anche imparato a decifrare termini un tempo ignoti ma anche questo sembra non bastare.

Avete presente l’aerosol? Un tempo pensavamo fosse quella macchinetta che la mamma ci faceva usare se avevamo la tosse, oggi sappiamo che indica quella nube di minuscole goccioline di saliva che rimane sospesa per più o meno tempo nell’aria.

Abbiamo capito però se dobbiamo o meno temerla? Proviamo almeno su questo a fare un po’ di chiarezza.

Contagio Covid-19: il ruolo dell’aerosol

coronavirus goccioline
Foto da Pixabay

Partiamo da una certezza: il nuovo Coronavirus si trasmette attraverso le oramai celeberrime goccioline di saliva.

Che si trovino su una superficie o che vengano trasmette direttamente da un soggetto all’altro o, ancora, che rimangano in sospensione nell’aria per alcuni secondi rimane che queste goccioline sono l’unico possibile veicolo di contagio.

La domanda da porsi allora è: tutte le goccioline sono uguali? Assolutamente no e proprio a qui deriva il distinguo tra dinamiche di contagio più o meno probabili.

SULLO STESSO ARGOMENTO: Il calore uccide il coronavirus? Lo studio che ha tentato di fare chiarezza

Essenzialmente possiamo distinguere tra due tipologie di goccioline: le più grandi, che emettiamo tossendo o starnutendo e che cadono a terra molto rapidamente, e le più piccole, quelle che mettiamo parlando o respirando, capaci di rimanere in sospensione nell’aria per un certo tempo, il così detto “aerosol”.

Mentre le prime goccioline sono portatrici di una carica virale più elevata, le seconde sono senza dubbio molto meno efficaci per il contagio, motivo per cui, come vi avevamo spiegato in Coronavirus | Fonti di contagio: classifica dalle più alle meno pericolose, sarebbe necessario respirarne una grande quantità per contrarre il Covid-19.

Ecco perché gli esperti consigliano di non sostare troppo a lungo in ambienti chiusi, affollati e poco areati, proprio perché simili luoghi sono maggiormente favorevoli al prevalere di tale aerosol e la lunghezza della permanenza favorirebbe l’inalazione di un maggior numero di goccioline minuscolo.

SULLO STESSO ARGOMENTO: Condizionatori e Coronavirus | Tutti i consigli per un uso corretto

E’ qui che però occorre fare una doverosa precisazione. Tale consiglio degli scienziati è, per così dire, un mero scrupolo.

Nessuna attuale ricerca conferma ufficialmente che l’aerosol possa esser una fonte di contagio: l’unico veicolo di contagio riconosciuto è attualmente quello delle goccioline più grandi.

Perché allora temere i luoghi chiusi e affollati? Si chiama prevenzione o, volgarmente, “mettere le mani avanti. La scienza sta indagando il ruolo dell’aerosol nella diffusione del Coronavirus, e per quanto ad oggi non vi siano conferme certe è un’ipotesi a cui siamo invitati a prestare attenzione. Per la serie “meglio prevenire che curare”.

Coronavirus contagio
Foto da Pixabay

Ancora una volta dunque i fatti ci mettono di fronte a una verità del mondo scientifico tanto antica quanto difficile da accettare: le certezze sono cosa rara, si procede per ipotesi e, fino a quando esse non sono definitivamente avvalorate e confermate, i sì e i no troppo netti sono decisamente fuori da ogni portata.

Un qualcosa che prima di questa pandemia noi comuni mortale (i non addetti ai lavori per capirci) avevamo totalmente ignorato: eravamo abituati a veder la scienza come il mondo delle certezze ma le cose in realtà non stanno proprio così.

Difficile farci i conti, soprattutto in momenti come questo in cui vorremmo risposte precise, ma accettarlo è il primo passo per poter comprender meglio quanto sta accadendo e come affrontarlo.