Ripartenza | Aprono anche i tatuatori: norme e difficoltà economiche

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Tatuatore
Tatuatore (Fonte: Instagram)

I tatuatori riaprono: tutti i paradossi di una categoria per cui non cambia nulla a causa del Coronavirus ma che è estremamente in pericolo.

Tatuatore
Tatuatore (Fonte: Pixabay)

tatuatori rientrano nella stessa categoria di parrucchieri ed estetisti, eppure per diverse ore, nell’arco di Domenica 17 Maggio, hanno temuto di non poter riaprire come i loro colleghi perché, semplicemente, non erano stati presi in considerazione dal Governo, almeno apparentemente.

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Fortunatamente però l’ultimo DPCM, quello che ha finalmente riaperto molte attività commerciali italiane, anche quelle ritenute a maggior rischio di contagio, non ha lasciato i tatuatori in balia di loro stessi e, infine, è arrivata la conferma: le botteghe dei tatuatori possono riaprire come tutte le altre.

problemi dei tatuatori però non sono certo finiti con la fine del lockdown. La loro categoria che fornisce a tutti gli effetti servizi non necessari, dovrà subire il pesantissimo colpo di coda economico del lockdown e anche la crudeltà del mercato che ha visto schizzare alle stelle i prezzi di guanti e mascherine.

Quali sono le nuove norme che dovranno essere osservate negli studi dei tatuatori dopo il lockdown? Paradossalmente, sono davvero simili a quelle di sempre.

I tatuatori riaprono: sarà tutto (quasi) come prima

Foto da iStock

Anche prima della pandemia tutti i tatuatori indossavano i guanti per evitare di toccare i punti incisi dall’ago e contagiare accidentalmente il proprio cliente.

Mentre prima i tatuatori utilizzavano spessissimo la mascherina chirurgica, oggi dovranno indossare una Ffp 2, e la mascherina (stavolta chirurgica) dovrà indossarla anche il cliente, insieme a guanti che prima di essere indossati saranno sanificati con apposite apparecchiature. Per quanto riguarda la copertura del corpo, i tatuatori hanno sempre utilizzato grembiuli e continueranno a utilizzarli anche dopo il Coronavirus, anche se per un breve momento è stata al vaglio l’ipotesi che si dovessero utilizzare camici da chirurgo.

Per il resto, gli studi dei tatuatori venivano resi sterili anche prima della pandemia e naturalmente gli aghi sono assolutamente monouso.

A livello tecnico, quindi, le botteghe dove i tatuatori operano sono tra gli esercizi commerciali più sicuri in assoluto.

I veri problemi però dovranno essere affrontati dal punto di vista strettamente economico. Come ha dichiarato Stefano Fabretti, tatuatore trevigiano a Treviso Today, tutti i protocolli di sicurezza che per le altre attività sono una novità assoluta per i tatuatori sono una consuetudine. Il problema è che i dispositivi di protezione come mascherine, visiere e guanti hanno conosciuto un enorme aumento di prezzo. 

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Cristian Bonatelli, tatuatore di Pieve San Giacomo (provincia di Cremona) ha spiegato infatti che prima del Coronavirus una scatola di guanti, che i tatuatori hanno sempre acquistato in grandi quantità, costava 10 Euro, ora costa 25 Euro.

Lo stesso meccanismo ha portato all’aumento del costo delle mascherine: se prima una confezione da 50 mascherine chirurgiche costava 7 Euro, oggi il prezzo è quasi triplicato, arrivando a toccare anche i 20 Euro. Anche gli aghi che prima costavano 8 Euro a cartuccia, oggi costano quasi il doppio, circa 15 Euro.

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Queste spese dovranno essere sostenute dagli studi di tatuaggi non potranno essere scaricate sul costo da far pagare al cliente. Il motivo è semplice: “Bisogna tener presente che il tatuaggio è una cosa in più, un qualcosa di personale che fai volentieri ma se ci sono difficoltà economiche devi rinunciare. Molti clienti hanno risposto “ho perso il lavoro” oppure “sto aspettando la cassa integrazione”. Alzare i prezzi significherebbe, quindi, perdere ulteriormente clientela.

 

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Purtroppo quindi, aprire è necessario per compensare in qualche modo gli introiti perduti durante la chiusura forzata, ma sarà molto difficile, adesso, tornare rapidamente a lavorare agli stessi ritmi di prima.