Revenge porn | Come la messaggistica istantanea favorisce gli abusi

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Il revenge porn è un fenomeno sociale in costante aumento che in maniera subdola viaggia anche sulle piattaforme di messaggistica istantanea come Telegram.

Revenge Porn e Telegram, come gli abusi viaggiano in Rete
Revenge Porn e Telegram, come gli abusi viaggiano in Rete (Getty Images)

Revenge porn. Un fenomeno che, purtroppo, è tornato alla ribalta negli ultimi tempi ma sono anni di cui se ne parla. Talvolta in termini sommari, senza capire il reale impatto che questa tendenza inaudita abbia nella vita di tutti giorni e sull’esistenza, già travagliata, di alcune persone.

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Nella storia recente, si è parlato spesso di Tiziana Cantone, giovane suicida nel 2016 che si è tolta la vita per via della diffusione in Rete di un suo filmato intimo senza il proprio consenso. Questo ha portato a continue ritorsioni, vessazioni e all’attuazione incontrastata di una macchina del fango alla quale l’ormai tristemente nota 33enne non ha retto. Ha scelto di togliersi la vita, il suo sacrificio è servito, malgrado tutto, a far luce su un fenomeno sociale in costante aumento.

Revenge porn, la scelleratezza umana prolifera anche grazie a Telegram

Revenge Porn, diversi canali Telegram sotto accusa
Revenge Porn, diversi canali Telegram sotto accusa (Getty Images)

La coercizione esercitata attraverso il ricatto implicito su persone totalmente inconsapevoli che, magari, in un momento di intimità regalano contenuti inediti al proprio partner sperando restino privati per poi ritrovarli sbattuti sul Web, alla portata di tutti: tecnicamente, infatti, il revenge porn non è altro che una nuova forma di abuso e violenza mediante “la condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite Internet senza il consenso dei protagonisti degli stessi. In alcuni casi, le immagini sono state immortalate da un partner intimo e con consenso della vittima, in altri senza che la vittima ne fosse a conoscenza”, recita nello specifico la definizione.

Queste iniziative al limite del subumano proseguono e dalla vicenda Cantone l’Italia sembra aver imparato ben poco. Infatti, le autorità competenti, rappresentanti della Polizia Postale e non solo, sono costantemente alle prese con nuovi casi di revenge porn in grado di svilupparsi su diversi fronti: l’ultimo ritrovato, come riportano anche le cronache recenti, è il social media Telegram.

Questa nuova frontiera della messaggistica istantanea sembrerebbe essere anche uno dei principali veicoli del revenge porn nel nostro Paese: 29 sono i gruppi attualmente riscontrati sulla piattaforma che viaggiano su tre diversi canali dedicandosi a iniziative poco urbane, i quali contano due milioni di utenti. Diffuse, fra le altre cose, anche immagini di minori in maniera clandestina. Siamo di fronte alla bassezza più assoluta che presta il fianco all’illegalità senza mezzi termini.

A far luce in questo sottobosco di disumanità ci ha pensato, fra gli altri, l’organizzazione PermessoNegato.it che ha messo in evidenza quanto questa discutibile tendenza sia stata fatta presente sia ad Apple che a Google senza che venisse preso alcun provvedimento. Inoltre, un blitz della Polizia Postale – all’interno dell’operazione “Drop the revenge!” – ha identificato e denunciato gli amministratori dei canali in questione, ciascuno conta migliaia di utenti.

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Determinante è stato il contributo di celebri personalità come Fedez e Diletta Leotta che hanno subito denunciato quanto accadeva (e continua ad accadere) sul noto social media. Il vero nodo da sciogliere, oltre alla ferma condanna agli incriminati e colti in flagrante, resta la chiusura definitiva di questi canali. Purtroppo ancora non attuata: “Noi contiamo 2 milioni di utenti complessivi che viaggiano su questi canali, ciò implica necessariamente il fatto che siano membri di più gruppi – spiega Matteo Flora, imprenditore e fondatore di PermessoNegato.it a Vanity Fair Italia – e nell’ultimo periodo abbiamo registrato un forte aumento di persone in questi particolari ambiti”.

La nostra vita si espande in Rete, da parecchio tempo, ormai. C’è bisogno, però, che questo nuovo sentiero non presti il fianco agli abusi e alle prevaricazioni. È necessario rivendicare una maggior consapevolezza e altrettanta tutela del nostro privato, che può anche essere messo a disposizione dei nostri cari o di una comunità. Ma dobbiamo essere sempre noi a scegliere, per evitare ritorsioni. Di Tiziana Cantone ne è bastata una, in teoria, ma la scelta di togliersi la vita dopo un abuso sul Web, purtroppo, la fanno ancora molte persone. Proprio questo dobbiamo evitare.

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