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Sexting e Revenge Porn, sempre più diffusi tra i giovani, le cose da sapere

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Sexting e Revenge Porn: cosa sono, come funzionano, quali legge ci difendono? Tutto quello che c’ da sapere sul male del secolo

iStock Photo

Sempre più adolescenti usano il web per flirtare inviando e scambiandosi delle immagini esplicite ed intime o dei video che mostrano le loro nudità o un atto sessuale. Questo trasferimento di immagini o video sessuali prende il nome di sexting ed il sexting porta al Revenge Porn, ovvero alla condivisione di immagini intime senza autorizzazione, si tratta dunque di mostrare, inviare o pubblicare foto o video espliciti / intimi di qualcun altro senza il consenso della persona, una pratica che arreca ovvi danni di reputazione alla persona vittima della diffusione non controllata che spesso ha anche finalità di estorsione, sextorsion, eppure ad oggi il Revenge Porn non è ancora considerato un reato.

Molto spesso il Revenge Porn si verifica quando una coppia arriva al capolinea, ed uno dei due si vendica dell’altro rendendo pubbliche le sue foto hot. In altri casi, le immagini possono essere rubate senza il consenso o la volontà della persona lesa, qualcuno potrebbe scattare foto o registrare inavvertitamente un video oppure rubare le informazioni e le immagini private.

In ogni caso, il Revenge Porn sta diventando sempre più diffuso, anche perchè per la generazione attuale il sexting è fondamentalmente la nuova forma di flirtare. Stando a quanto affermato da tgcom24, 1 adolescente su 4 ha sperimenta il sexting e tra questi 1 su 7 è stato vittima di Revenge Porn.

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Reveng porn, 8 cose che dovresti sapere di questa società ossessionata dal sexting

1. Il reveng porn colpisce chiunque, non solo le celebrità

Il Revenge Porn ha iniziato a diventare popolare alcuni anni fa, quando celebrità come Rihanna, Kim Kardashian e Mischa Barton hanno iniziato a condividere le loro foto intime con il mondo o Rob Kardashian ha pubblicato immagini esplicite della sua ex-fidanzata.
Mentre il Reveng Porn delle celebrità tende a fare notizia e se ne parla, di tutti gli altri casi si sa ben poco. E’ importante ricordare che le sue vittime non sono sempre sotto i riflettori. Il più delle volte, le vittime del Revenge Porn sono persone comuni che hanno riposto fiducia nella persona sbagliata o la cui privacy è stata hackerata.

2. Il sexting è diffuso tra gli adolescenti

Non solo le denunce di Revenge Porn sono in aumento, ma interessano prevalentemente gli adolescenti, la generazione del web.
Uno studio riportato da fightthenewdrug.org rvela che circa 1 su 25 americani online sono caduti nella trappola. Le loro immagini esplicite sono state condivise senza il loro permesso, o qualcuno li ha minacciati di pubblicarle. Lo stesso studio ha anche rivelato che il maggior numero di segnalazioni è avvenuto ad opera di giovani di età compresa tra 15 e 29 anni, 1 utente su 14 di età inferiore ai 30 anni ha dichiarato di aver sperimentato una qualche forma di Revenge Porn.

Perché il Revenge Porn è più diffuso tra i giovani? La risposta ovvia: più sexting, più Revenge Porn.

Sempre stando agli studi analizzati da fightthenewdrug, almeno il 27% degli adolescenti ha ricevuto immagini sessuali, mentre quasi il 15% le ha inviate. Uno studio diverso ha rilevato che più di 1 adolescente su 10 ha inoltrato questi sext ricevuti da altri, senza preoccuparsi di non avere il consenso per farlo, e circa 1 adolescente su 12 ha riferito di avere fatto sesso online e che le immagini sono state trasmesse senza il loro permesso. Pazzesco, vero?

3. La comunità LGBTQ è più a rischio Reveng Porn

Tutti possono essere vittime di Revenge Porn indipendentemente da età, sesso, orientamento sessuale o altri fattori. Tuttavia, uno studio recente ha rilevato che gli internauti appartenenti alla comunità LGBTQ avevano subito più minacce di condivisione di immagini non consensualmente rispetto agli etero.
Coloro che si dichiaravano lesbiche, gay o bisessuali, avrebbero ricevuto la minaccia di vedere condivisa una loro foto compromettente, nudi o quasi nudi, molto di più degli utenti di internet eterosessuali (2%), anche se non è chiaro esattamente il motivo.

4. Molti di coloro che condividono immagini non consensuali sono ignari dei danni che arrecano alla vittima

C’è così tanta pornografia in rete che gli utenti non sanno esattamente cosa sia stato creato consensualmente e cosa rientra in un atto di Revenge Porn. Le immagini invadono i siti di pornografia in un modo che rende quasi impossibile sapere se la persona nell’immagine ha dato o meno il consenso alla diffusione.

In questo sondaggio, 1 su 20 utenti di social media, hanno ammesso di aver condiviso un’immagine sessualmente grafica di un’altra persona senza il loro permesso. La stragrande maggioranza (79%), tuttavia, ha dichiarato di non avere intenzione di ferire la vittima; volevano solo condividere l’immagine con un amico.

Che ci fosse o meno l’intento di promuovere il danno causato da Reveng Porn, la condivisione può avere effetti devastanti sulla sua vittima.