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Tommaso Paradiso | L’antidivo che diviene icona pop

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:50
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Tommaso Paradiso incarna perfettamente il trend dell’ultimo periodo artistico e musicale italiano, in cui trionfa l’opportunismo e la pretesa di emergere a qualunque prezzo.

Tommaso Paradiso da antidivo a icona pop
Tommaso Paradiso da antidivo a icona pop (Getty Images)

“Partono tutti incendiari e fieri, ma quando arrivano sono tutti pompieri”, cantava Rino Gaetano nel 1980. La canzone – nello specifico – era “Ti Ti Ti Ti”. Quarant’anni dopo quel successo forse aveva ragione lui nell’affermare, indirettamente eppure in maniera così limpida, che nella morale di ognuno di noi c’è sempre una certa dose di incoerenza che, prima o poi, presenta il conto.

Dovendo guardare alla musica, per mettere i puntini sulle i – o meglio i puntini sulle Ti – simbolo di questo reiterato ripensamento, rielaborazione e metamorfosi del proprio credo (ultimamente) è Tommaso Paradiso. Non è capitato soltanto a lui di cambiare idea e atteggiamento, nel corso della propria carriera, solo gli stupidi non lo fanno (e questo soleva dirlo James Russell, un altro che con i testi e le parole ci sapeva fare, pur non cantando), ma il cantautore romano è quello che – gioco forza – permane sulla cresta dell’onda ed anche sulla bocca di tutti.

Tommaso Paradiso, dal Circo Massimo ad Amici: metamorfosi di un cantautore

Tommaso Paradiso nella giuria del serale di Amici
Tommaso Paradiso nella giuria del serale di Amici (Getty Images)

Persino quando non canta, orde di ragazzi e ragazze di qualunque età si ritrovano a parlare di lui. Le sue canzoni rimangono nella mente dei più, anche se magari i significati possono essere diversi, e a molti possono non piacere. Paradiso è una persona che, nella sua indole divisiva, unisce. Lo testimonia il fatto che il cantante abbia tagliato i ponti col suo passato – ‘vestendosi da assassino’, volendo rifarsi all’espressione del collega Piero Pelù – e quel che oramai resta dei Thegiornalisti. Probabilmente lui lo sapeva già che sarebbe emerso maggiormente, rispetto ai colleghi Marco Antonio Musella e Marco Primavera. Non molti anni fa, però, pensava innanzitutto ad affermarsi.

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Quello che l’ha trasformato in un personaggio di successo e, quindi, in parte controverso è stata – e resta – la sua capacità di diventare tutto ciò che (perlomeno artisticamente) diceva di odiare. Nell’arco di 10 anni di carriera i Thegiornalisti hanno cantato l’indie più sfrenato, i traumi e le velleità interiori di adolescenti senza alcun tipo di filtro o remora (proprio l’aspetto in grado di farli amare visceralmente dagli inizi fino a poco prima della scissione) con il fine esclusivo di cambiare pelle e strizzare l’occhio alla narrativa popolare – e leggermente frivola – di un certo tipo di gusto musicale italiano. La svolta pop nei Thegiornalisti è arrivata poco prima della rottura, con i vari “Riccione”, “Maradona y Pelè” e “Felicità puttana”: un cambiamento che li ha portati al Circo Massimo, all’apice di tutto, per poi disfarsi e cadere in picchiata.

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Tommaso Paradiso sapeva – e sa benissimo – che se vuoi arrivare in cima devi sporcarti le mani: la celebrità va bene, ma l’affermazione nell’Olimpo dei grandi è una storia diversa. Una narrativa dove non c’è posto, forse, per i gruppi: almeno al giorno d’oggi dove – anche nell’arte – si punta sempre più all’individualismo. Questa consapevolezza hanno cominciato ad averla addirittura i colleghi del cantautore, infatti Primavera e Musella hanno tentato di far rientrare le aspirazioni del loro leader ma non c’è stato verso.

Ognuno per la sua strada, lasciatisi in malo modo, con una querelle mediatica che poteva essere evitata – fra password di account rubati a vicenda e parole forti dette reciprocamente, un alterco impari durato qualche mese – per poi chiarirsi: “Ora ci sentiamo, hanno metabolizzato il cambiamento”, spiega Paradiso alla Bignardi durante l’ultima puntata de “L’Assedio”.

Paradiso da thegiornalista a freelance debutta con “Non avere paura”, poi replica con “I nostri anni”, un tour pronto (dove ci saranno anche le vecchie canzoni di quando era in gruppo e cantava altro) per far capire ulteriormente cosa è diventato. Fondamentalmente la nemesi di sé stesso: con i Thegiornalisti voleva rivoluzionare il panorama musicale italiano, rivendicando (appena pochi anni fa) una certa originalità – che per certi versi aveva – barattata con la facilità del successo da hit parade in cui i testi diventano mera cornice anziché base fondante di un’opera musicale: fabbricatore di tormentoni – che lui stesso ammetteva di odiare perchè “un tormentone ammazza la creatività dell’artista, anche se può essere gradevole all’ascolto” – in nome della perenne glorificazione mediatica e intellettuale.

Sì, perchè Paradiso – in un primo momento tacciato di superficialità e infedeltà nei confronti dei suoi ex compagni d’avventura, abbandonati sul più bello – è stato ‘riabilitato’ agli occhi dei suoi fan. Triplicando il consenso che aveva quando suonava con la formazione: il solipsismo e l’autarchia, evidentemente, paga. In definitiva, Tommaso Paradiso dimostra –una volta di più – quanto alle platee piaccia la scorrettezza velata e la polemica sterile (chiedere anche a Bugo e Morgan) per passare da ‘poeta maledetto’ senza averne piena licenza.

Prendersi addirittura la briga di giudicare gli altri – Paradiso lo farà nell’odierna edizione serale di “Amici” – dal pulpito di un reality show per insegnare forse quanto la figura del cantautore abbia perso di credibilità oggi: comunica suggestioni e pensieri per poi fare, anni dopo, con il favore del tempo, l’esatto contrario. In un perenne equivoco che molti osano definire arte quando è solo la quintessenza dell’opportunismo. L’antidivo che diviene icona pop, o meglio l’incendiario che diviene pompiere, ai tempi dei nativi digitali in cui una riproduzione casuale può cancellare qualunque mascalzonata: musica e il resto (purtroppo) scompare.

 

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