Home Musica “Thegiornalisti”: dall’inferno al ‘Paradiso’ musicale del Circo Massimo

“Thegiornalisti”: dall’inferno al ‘Paradiso’ musicale del Circo Massimo

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I “Thegiornalisti”, con il concertone del Circo Massimo, sono ad un altro punto di svolta della loro carriera: da indie ad indispensabili, cronaca di un successo annunciato.

Folla in delirio al Circo Massimo per il concerto dei “Thegiornalisti” (Instagram)

La fine dell’estate, la cantavano i “Thegiornalisti” appena cinque anni fa, prima che diventassero il gruppo del momento. Quando l’indie aveva ancora un senso semantico ed epistemologico: ovvero era coerente col suo significato, cioè indipendente. Nel giro di qualche bella stagione, siamo passati da “La fine dell’estate” a “Completamente”, sino a “Love”. E i “Thegiornalisti” non sono più ragazzi in cerca di gloria, ma pezzi da novanta che la musica italiana sfoggia come i suoi diamanti migliori.

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Lo dimostra il fatto che il loro nome riesca ad esser riconosciuto persino dal T9 dello smartphone: “Thegiornalisti” non è più tratteggiato di rosso come un tempo, ossia non è un errore – né tantomeno un orrore – menzionarli e ascoltarli. Ulteriore riscontro sono i dati del recente concerto che chiude la stagione più breve ed attesa: l’ultimo scampolo d’estate si celebra a Roma con un live in grande stile al Circo Massimo.

“Thegiornalisti” infiammano l’estate romana: metamorfosi di un successo annunciato

Quest’onore un paio d’anni fa è toccato ai Rolling Stones, oggi spetta ai “Thegiornalisti”, che con puntualità e dovizia arrivano forse a toccare la vetta più alta della loro carriera: sbugiardano con i fatti un flop annunciato da mesi, piuttosto elevata è stata l’eco – i giovani direbbero l’hype – negativa che ha accompagnato questo evento non solo sui giornali locali. E invece più di ventimila persone, presenti al Circo Massimo il 7 settembre, hanno ribaltato il pronostico nefasto, animando una serata perfetta: talmente importante e ricca da segnare, forse, l’ennesimo punto di svolta della carriera di una band nata con ben altre aspettative.

Sì, perché il successo lo cerca, lo brama e lo desidera chiunque, ma non è detto che arrivi: anche per questo esiste l’indie, per dare spazio a quella pletora di artisti che un tempo avremmo chiamato di nicchia ed oggi, invece, rivendicano quasi orgogliosamente una forma d’indipendenza – culturale e sociale – che dovrebbero rispecchiare nei testi. I “Thegiornalisti” nascono da una tale esigenza che, pian piano, hanno trasformato in altro.

Tommaso Paradiso: da frontman a leader, ascesa di un animale da palcoscenico

Tommaso Paradiso (Getty Images)

Sono passati al ‘lato oscuro della forza’, cioè al pop – e quindi commerciale – non sempre un segnale positivo per taluni critici, con una facilità disarmante: tant’è che, anche tra i fan, c’è chi si schiera nel periodo pre “Riccione” e chi, invece, gradisce molto il periodo dell’evoluzione e consacrazione artistica, il periodo (più recente) post “Riccione”.

I meno affezionati diranno che, dal 2017 in poi, Tommaso Paradiso e soci si siano prestati alle major perdendo un po’ della loro genuinità: tormentoni estivi ed invernali, a scapito di contenuti coerenti e manifesto della loro filosofia. Al contrario, i fan più sfegatati – in parecchi anche tra i vip – Martina Stella e Pierluigi Pardo tra gli altri, giustificano questa metamorfosi con la definitiva consacrazione artistica e, quindi, ‘benedicono’ il meritato successo rispetto a qualsiasi compromesso. Dove sta la verità? Probabilmente nel mezzo, come dicevano i latini.

Sicuramente i “Thegiornalisti” hanno cambiato atteggiamento, sul palco e nella vita, come è giusto che sia, Tommaso Paradiso ormai è avvolto da quell’aura filmica e romanzata per cui viene dipinto come il frontman ribelle – tanto bello e maledetto – anche se in realtà la cosa più trasgressiva che ha fatto è stata bere un gin tonic sul palco. Arrivato al punto in cui ci si ricorda più di lui che del resto della band – come è successo ai Negramaro, concepiti come il ‘gruppo spalla’ di Giuliano Sangiorgi invece di essere un unicum – e questo non fa che implementare la domanda: esiste ancora l’indie nella loro natura?

Formalmente non più, artisticamente nemmeno, allora è arrivato il momento – e lo sanno anche loro – di cambiare etichetta (non a livello discografico, ma a livello di approccio) ed essere consapevoli del fatto che il fenomeno “Thegiornalisti” è partito ‘fiero ed incendiario’ per diventare ‘pompiere’, potremmo dire citando qualcuno che dell’indipendenza e la schiettezza ne fece un manifesto come il compianto Rino Gaetano, cioè iniziato con l’auspicio di riscrivere il cantatutorato italiano e finito per assimilare pregi e difetti del mainstream. Incidente di percorso o punto d’arrivo? Ai poster(i) l’ardua sentenza.

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