Musica | “Amies”, il coro che aiuta le donne vittime di tratta a ritrovare sé stesse

"Amies", il coro che aiuta le donne vittime di tratta (Istock)

Nell’East End di Londra le donne vittime di tratta vengono aiutate a rimettersi in gioco attraverso il potere terapeutico del canto. Nasce il coro “Amies” che ha riportato armonia e serenità dove c’era solo grigiore e sgomento.

Nasce "Amies", il coro per aiutare le vittime di tratta
Nasce “Amies”, il coro per aiutare le vittime di tratta (Istock)

Parlare di sfruttamento oggi risulta ancora più complesso, nel mondo globalizzato, dove tutto sembra a portata di mano e raggiungibile nell’istante di un click, c’è ancora chi lotta – in alcune parti del mondo – silente per evitare la schiavitù restando aggrappato alla vita con lo scopo di trovare un contesto sociale più civile.

Anche questo significa accoglienza: comprendere i bisogni di persone che affrontano, nella stragrande maggioranza dei casi, viaggi della speranza con più dubbi che certezze di riuscire ad arrivare alla fine: è successo, fra gli altri, a tante donne. Continua a succedere nell’indifferenza generale: arrivano dai Caraibi, dall’Africa, dall’Europa orientale o dal Sudest asiatico, sono sole catapultate (anche con l’aiuto – l’unico – della sorte) in grandi metropoli e la loro preoccupazione più grande è riuscire a conquistarsi un futuro.

Ricostruirsi una vita attraverso il canto, con “Amies” è possibile

Il canto può avere un potere salvifico con "Amies"
Il canto può avere un potere salvifico con “Amies” (Istock)

Proprio dal punto di vista pratico, le schiave di tratta, così vengono definite, vogliono con tutte le loro forze sanare lesioni fisiche e mentali subite fra un posto e l’altro, nell’attraversamento di frontiere e centri nevralgici, in cui le vedono soltanto come merce di scambio o bene di consumo. Nel ‘migliore dei casi’, un numero – al pari di tanti – da accatastare nell’universo dei “non morti”: tutte quelle persone che sopravvivono anziché vivere.

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Queste donne, senza infamia e senza lode per una civiltà presa dall’indolenza trascinante e cinica della quotidianità, soffrono frequentemente di problemi di salute mentale come il disturbo da stress post-traumatico, la depressione e l’ansia. A sottolinearlo è l’Unicef che, in modo chiaro e inequivocabile, spiega: Subiscono violenze e abusi che includono anche la deprivazione della libertà personale, violenze economiche, fisiche e sessuali che portano a conseguenze gravi e talvolta pericolose per la vita stessa”.

Prive di autostima e convinte, loro malgrado, che non ci sia niente di meglio restano in balia degli eventi senza una reale e soddisfacente prospettiva di vita poiché, per loro, tutto diventa un lusso. Anche la sopravvivenza. A Londra, nell’East End, una sessantina di donne dai 16 ai 25 anni ha trovato un punto di svolta, un pretesto per ricominciare, gettandosi alle spalle scelleratezze e barbarie, grazie alla musica.

Nove anni fa, dall’idea di Adwoa Dickson e Annabelle Rook (rispettivamente cantante e musicoterapeuta, regista e produttrice), è nato il seminario teatrale – con cadenza settimanale – per aiutare le sopravvissute al traffico di esseri umani a credere di nuovo in sé stesse. Da quest’esigenza è nato un vero e proprio coro, che prende il nome di “Amies” (amiche, dal francese).

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“La mia autostima, che era a terra, è aumentata gradualmente: adesso posso interagire e fare domande alle altre persone. Prima, non ero in grado di farlo. Quando canto, mi sento felice, molto leggera, e tutto quello che è al di fuori di me, di qualunque cosa si tratti, scompare”, rivela una delle ragazze coinvolte in questo progetto.

Hanno riacquistato coraggio e voglia di vivere, oltre che motivazioni e determinazione, proprio grazie al canto: quest’arte ha permesso loro – spiegano le ideatrici e promotrici dell’iniziativa – di confrontarsi e tornare a guardarsi dentro capendo che forse non era tutto perduto. L’approccio al coro è un percorso graduale che, appunto, si fa in gruppo e, come fra buone amiche, non ci si molla mai. Nessuna resta sola, tutte procedono insieme unite dalla voglia di tornare a mettersi in gioco dalla più schietta alla più timida. Se esiste una dimostrazione di resilienza, probabilmente si cela fra una nota e l’altra di queste artiste che hanno fatto della strada una conseguenza e dell’armonia una (nuova) ragione di vita. In barba a qualunque tipo di stonatura, non sempre è solo questione di musica.

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