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Musica | David Guetta e la morte di Avicii, cosa ha sconvolto il dj francese

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:42
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David Guetta torna a parlare della morte dell’amico e collega Avicii, intanto lavora ad un brano che avrebbe dovuto produrre proprio con lo svedese.

Avicii, luci e ombre sulla morte del dj svedese
Avicii, luci e ombre sulla morte del dj svedese (Getty Images)

Adrenalina, beat, suoni, consolle, ragazzi urlanti e folle che urlano il tuo nome. Aerei, tanti, troppi. Molti viaggi, anche due o tre a settimana. Tempo, per te stesso sempre meno. Spazio, dove capita. Salute, necessaria ma a rischio. È questa la vita del dj, un sogno e una passione per moltissimi ragazzi. Non solo, i pochi, fortunatissimi, che riescono a sfondare il muro della reticenza per diventare celebrità vengono ricordati grazie a dei tormentoni capaci di far ballare ragazzi e adulti di qualunque età.

La musica nella nostra vita serve, ma dietro il suo potere salvifico ci sono molte ombre. Specialmente per chi decide di farne una professione: il ritmo è un dono che tutti noi abbiamo dentro, c’è poi chi riesce a seguirlo – e quindi assecondarlo – e chi no. I primi diventano, nella maggior parte dei casi, delle star.

Morte Avicii, una ferita aperta per molti dj: il ricordo di David Guetta

David Guetta sulla morte di Avicii
David Guetta sulla morte di Avicii (Getty Images)

Dagli esordi all’affermazione comincia il tormento e l’estasi di un disk jockey. Quando si sbaraglia il muro dell’indifferenza comincia la popolarità, ma partono inesorabilmente anche gli oneri: essere sempre all’altezza delle aspettative, una chiamata alle armi (fatte di potenziometri e luci stroboscopiche) a cui bisogna rispondere presente con ogni modo e mezzo per non finire fuori dal cerchio magico degli intoccabili. Di coloro che riempiono piste, piazze e palazzetti riuscendo a stare dietro ad un mixer, quello che per molti non equivale nemmeno a suonare, eppure basta per raggiungere – almeno concettualmente – l’immortalità artistica.

Ce l’ha fatta, fra gli altri, Tim Berling. Meglio conosciuto come Avicii. Il giovane dj svedese è stato uno dei migliori nel mondo contemporaneo: ci ha lasciati ad aprile 2018, a soli 29 anni, morto suicida mentre era in Oman. La sua è stata una breve ma intensa carriera, così come il proprio vissuto fatto di successi ma anche di tante mezze verità ed ombre sempre più insistenti.

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“La sua morte è un campanello d’allarme per tutti”, spiega l’amico e collega David Guetta. Un altro di coloro che oggi vive nello Olimpo degli dei della disco music. I tempi sono cambiati, ma la dipartita del giovane resta un ricordo indelebile: “A dire la verità stava avendo una piccola crisi, mi ha chiamato il suo manager dicendo che le cose stavano andando fuori controllo. Non sapeva più cosa fare, io mi sono reso disponibile per incontrarlo e parlare. Gli ho anche scritto un messaggio, ma all’epoca era difficile comunicare con Tim, racconta il dj.

Guetta poi si sofferma su quanto questa vita – fare il dj quotidianamente – sia gratificante e usurante allo stesso tempo: “Ricordo di averne parlato con lui e il suo manager, una volta, io ero nel giro da parecchi anni e gli ho detto: “Ragazzi, fate attenzione – state facendo troppi concerti. Lo so che è divertente, ma vi chiederà il conto. Le band rock, e anche gli artisti pop, si prendono un anno per fare un album, poi partono in tour e si fermano per altri 12 mesi. Noi facciamo tutto contemporaneamente. Produciamo on the road. Facciamo le interviste, dobbiamo sempre pubblicare qualcosa. È davvero difficile e, quando arrivi al top le aspettative sono enormi, e molta gente dipende dal tuo lavoro”.

Ne hanno parlato, come si fa tra fratelli, tra due persone che condividono tutto venendo dallo stesso universo fatto di cuffie, sogni e ambizioni ad alto volume, ma non è bastato. Guetta, alla morte di Avicii, ha reagito così: “Non so niente di più degli altri. Non so cosa è successo. Tim aveva un problema. Tutti sapevamo che c’era un problema. Non era felice, e si vedeva. Non è una cosa venuta fuori dal nulla. Ma mi ha fatto un po’ arrabbiare, sinceramente, perché un po’ potevamo aspettarcelo. Non pensavo che sarebbe arrivato a tanto. È sprofondato troppo nel suo lato oscuro”, ha spiegato.

Anche per questo, dopo quella morte così improvvisa figlia dello stress (forse della depressione) e del troppo lavoro senza sosta, Guetta ha ridotto i suoi impegni professionali: “Ora suono solo 100 concerti all’anno, 80 meno del solito. Non ho ancora visto il documentario True Stories, girato prima della morte di Avicii, che include immagini del dj consumato ed emaciato, in difficoltà con il successo e con il carico di lavoro; ancora adesso sono preoccupato che il film possa spaventarmi”, racconta.

Inoltre il dj, a un anno e qualche mese dalla morte del collega, sta lavorando ad un brano che avrebbe dovuto portare in giro proprio con Avicii: Before I Could Say Goodbye”. Questo è il tempo giusto per ultimarla, Guetta spiega il perchè: “Non volevo dare l’idea di approfittare di lui, e ho deciso di aspettare ancora. Era troppo”, ammette. Ora, invece, il momento è propizio. Quest’ultimo brano, una collaborazione postuma, è un monito: segno che la morte di Avicii resta un evento tutt’altro che metabolizzabile. Non è possibile andarsene via sul più bello, sarebbe come tagliare il ritornello di una canzone meravigliosa. Con Avicii, purtroppo, dovremmo accontentarci del tasto rewind. Anche se, spesso, non basta.

 

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Happy birthday my bro ⁣ ⁣🙏🙏🙏

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