Home Attualità Stefano Cucchi, dieci anni dopo: la vicenda e le indagini

Stefano Cucchi, dieci anni dopo: la vicenda e le indagini

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Dieci anni fa moriva Stefano Cucchi, la sua vicenda la conoscono tutti fin troppo bene, anche grazie al film di Alessio Cremonini con Alessandro Borghi. Dopo una decade a che punto siamo?

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano (Twitter)

Il 22 ottobre del 2009 moriva Stefano Cucchi, un ragazzo di trent’anni, geometra che ha visto spegnersi la propria vita a causa di un pestaggio ormai acclarato da parte di alcuni rappresentanti delle Forze dell’Ordine. Dieci anni, tante lotte e un film a tema (con Alessandro Borghi), sono passati da quel giorno in cui la quotidianità di una famiglia è cambiata per sempre.

La routine di una sorella, Ilaria Cucchi, divisa fra il senso di colpa per non aver capito prima come stessero effettivamente le cose – nessuno avrebbe potuto immaginare che da un fermo dei Carabinieri potesse scaturire una tragedia – e la voglia di far luce su una vicenda tanto contorta quanto scabrosa.

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, alla ricerca di giustizia: “Siamo ad un punto di svolta, abbiamo fiducia nelle istituzioni”

Ilaria Cucchi da dieci anni cerca la verità sulla morte del fratello (Twitter)

Scalare la montagna della menzogna e dell’omissione non è affatto facile, lo sa bene Ilaria che, mentre stava portando avanti la propria battaglia per ottenere giustizia, ha dovuto guardarsi dalla diffidenza di una parte della collettività. Prima sostenuta e poi denigrata, colpevole, secondo alcuni, tra cui anche qualche carica politica autorevole delle scorse legislature (come l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini che intervistato alla Zanzara disse: “La sorella di Cucchi mi fa schifo, si dovrebbe vergognare”), di strumentalizzare la morte del fratello a scapito dell’Arma. Per tali insinuazioni, nessuno, dopo una decade, ha ancora speso una parola di scuse.

Come ha sottolineato la Cucchi: “La giustizia sta facendo il suo corso, siamo a un punto di svolta. Abbiamo fiducia nelle istituzioni”. Sì, perchè, forse, dopo dieci anni, l’insegnamento più valido che possa fornire questa vicenda è che c’è ancora qualcuno disposto ad assecondare e supportare la Giustizia – quella con la G maiuscola – malgrado i torti subiti. Chi, come Ilaria e tanti altri impegnati in battaglie simili alla sua, scelgono di non mollare senza farsi andare bene verità di comodo: preferiscono andare avanti, immergersi nel dolore e nello strazio, pur di non scendere a patti con l’oblio e l’ignoto.

Grande contributo, nel corso di una decade, alla questione l’ha dato l’avvocato che segue la famiglia Cucchi: Fabio Anselmo, che ha seguito anche la vicenda legata a Federico Aldrovandi, lui consigliò alla sorella di Stefano di fare quelle foto che per prime sono state la prova di quanto successo al ragazzo, arrestato pochi giorni prima, morto mentre era sotto custodia. Il caso, dal punto di vista giudiziario, è ancora aperto.

Tra false testimonianze, ricatti e mezze verità, sta venendo a galla una montagna di illeciti, costellata da una serie di abusi, per cui qualcuno dovrà pagare. “La prima udienza del nuovo processo per depistaggio è fissata per il 12 novembre 2019, più di 10 anni dopo la morte di Stefano. Il 14 novembre è prevista la sentenza del processo bis per omicidio preterintenzionale ai cinque carabinieri, e quella dell’appello ai cinque medici del Pertini per omicidio colposo”, si legge su Vanity Fair. La famiglia di Stefano sconta ogni giorno una pena non richiesta, nessuno potrà ridare loro un figlio e un fratello, ma almeno si deve pretendere la chiarezza. Per loro e per tutti quei casi simili che ancora aspettano risposta.

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