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“Figli di nessuno”, il nuovo album di Fabrizio Moro è una dichiarazione d’amore

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Ecco “Figli di nessuno”, nuovo album di Fabrizio Moro: una bomba musicale. 11 brani in cui il cantautore dichiara amore ai figli, alla vita e all’Italia.

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Figli di nessuno, il nuovo album di Fabrizio Moro regala ai fans un Fabrizio nuovo, ma sempre uguale a se stesso. Cambiano le canzoni, ma lo spirito libero, ribelle e romantico di Moro viene fuori in undici brani che provocano brividi, riflessioni ed emozioni e in cui Fabrizio si mette a nudo come uomo, come padre e come figlio di un’Italia in cui continua a credere nonostante i problemi.

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Fabrizio Moro: il nuovo album Figli di nessuno è un pugno nello stomaco

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Parole crude, sincere, ma dannatamente vere. I testi di Fabrizio Moro sono ormai riconoscibili. In “Figli di nessuno”, c’è il Fabrizio Moro di Pensa che denuncia il “marcio della società”, c’è l’uomo di “Pace” che va alla ricerca della felicità che è sempre così vicina, ma anche così lontana e c’è il Fabrizio Moro di “Portami via” che dedica canzoni profonde ai figli e c’è l’uomo che continua ad essere innamorato dell’amore in ogni sua forma. “Figli di nessuno”, il brano che dà il titolo al decimo album di inediti di Moro, è un brano che racconta il percorso artistico del cantautore romano in cui c’è la rabbia per tutto quello che ha dovuto affrontare, ma anche la consapevolezza che quelle porte chiuse in faccia gli hanno dato la spinta per continuare a lavorare e a credere nel proprio sogno. “Giorni migliori arriveranno, lascio parlare tutti quelli che non sanno, giorni più duri. Io non mi spezzo, la mia bellezza nasce dal vostro disprezzo, noi siamo in mezzo fra una partenza ed un traguardo che si è infranto. Noi siamo corpi nell’amianto rispetto a te pezzo di fango siamo vivi affamati e nel digiuno”.

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fabrizio moro

“Filo d’erba” è un pugno nello stomaco ed è la dichiarazione d’amore di un padre innamorato del proprio figlio, ma che si sente in colpa per non riuscire a proteggerlo come vorrebbe e per avergli procurato quelle ferite che, con il tempo, si trasformeranno in rughe. “Guardo una foto di te seduto
a due anni nel carrello del supermercato mentre sorridi ti vedo vecchio ed ogni ruga è una ferita che io e tua madre ti abbiamo lasciato”.

“Quasi” è un pezzo dal ritmo potente in cui Fabrizio Moro ripercorre gli errori commessi nel corso dei suoi anni. Quei momenti in cui era vicino a raggiungere quasi il suo obiettivo per poi essere “escluso all’utimo passaggio nel corso della nostra vita
appare sempre una ferita che ci lascia sbalorditi”.

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“Ho bisogno di credere”, il primo singolo estratto da “Figli di nessuno” è l’atto di fede di Fabrizio Moro. Fede in Dio, nella musica, nella vita, nell’amore in tutte le sue forme, in un sogno e in un’idea perchè con la fede si ha il coraggio di andare avanti. “Ho fede nelle buche dove sono inciampato. Nelle mie ginocchia rotte e nei giorni che ho sbagliato perché oggi non mi spezzo e non abbasso mai lo sguardo e se sono così forte lo devo solo al mio passato”.

In “Arresto Cardiaco” viene fuori il Fabrizio Moro di qualche anno fa che, da ipocondriaco, aveva paura anche ad uscire di casa. Fabrizio Moro non è mai cambiato e in “Arresto cardiaco” parla dei problemi della vita che ti fanno sentire oppresso, come se un arresto cardiaco dovesse colpirti da un momento all’altro il tutto accompagnato da un sound allegro e leggero. “Mettile da parte le tentazioni, veleno per il cuore e per le articolazioni; non sono mai cambiato col piede sul confine fra ciò che sono oggi e ciò che sono stato e questo è il risultato per me che aspettavo un futuro idilliaco”.

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In “Come te“, Fabrizio Moro canta che cos’è l’amore. “L’amore è il tasto di un interruttore. L’amore è un vuoto aperto se l’aria è finita, l’amore è il grande salto di tutta la vita un po’ come te
un po’ come te”. In “Non mi sta bene niente”, Fabrizio Moro torna ad inca**arsi, torna ad essere quell’uomo rabbioso verso le ingiustizie che lo circondano. “Io non so perchè ho sempre da ridire però a me mi viene naturale. Io non riesco a sopportare, non mi va giù ci resto male”. “Me ‘nnamoravo de te”, è una dichiarazione d’amore all’Italia in cui Fabrizio Moro esprime la propria gratitudine verso quelli che sono stati gli uomini giusti del passato non nascondendo la sua rabbia per la situazione politica italiana senza, però, rinunciare mai al suo amore per la patria dicendosi orgoglioso di essere figlio dell’Italia. “Il progresso considera il sacrificio e l’amore, il progresso che implica coraggio e dolore, sposando la patria si sposa l’ardore di un futuro pulito di un’alba migliore. Venite ragazzi venite bambini, l’Italia s’è desta fra soldi e assassini, a fare cattiva ladra e fallita ma è solo stuprata confusa e impaurita”.

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“Per me” è la canzone che Fabrizio Moro dedica a se stesso, a quelle corse fatte per inseguire un sogno che sembrava, a volte, troppo grande da realizzare; a quella vita vissuta nonostante la paura. A quel percorso di vita che, attraverso tante esperienze, gli hanno permesso di conoscere il mondo pur senza aver viaggiato tanto. “Io non ho visto il mondo ma ho imparato a viaggiare lo stesso per me licenzia media e cantieri e ore e ore a pulire lo stesso cesso”. In “#A” si rivolge a quelli che, lungo il percorso della sua vita, hanno continuato a parlare male di lui. Di fronte alle maleingue, però, Fabrizio Moro canta la sua gioia. “Guardo in faccio quelli che so che parlano male di me, so spiegare senza rancore la verità chissenefrega di quelli la”.

“Quando ti stringo forte”, infine, è una splendida dichiarazione d’amore. Quell’amore che accompagna sempre Fabrizio: l’amore per la musica, l’amore per i suoi bambini, l’amore per la vita, l’amore per la sua famiglia. “Ma tu sei sempre qui a salvarmi da me stesso e mi sembra che la vita sia bellissima quando ti stringo forte”.

Un album dannatamente vero quello di Fabrizio Moro con canzoni che ti entrano in testa sia per le parole che per la musica e che ti invitono a riflettere su tutto. Chapeau Fabrizio Moro.

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