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Cuore spezzato: può accadere anche per la morte del proprio cane

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cuore spezzato

Che gli animali domestici siano un valore aggiunto nella vita di una persona è un dato di fatto sempre più diffuso. La loro dolcezza, l’amore incondizionato che donano a chi si prende cura di loro e l’allegria che riescono a portare con la loro semplice presenza sono tutti doni preziosi che solo chi ha avuto e amato almeno una volta un peloso può comprendere. Oggi più che mai, poi, la vita sempre più stressante, il lavoro e la mancanza di tempo per socializzare come si vorrebbe, spinge tante persone a rifugiarsi sempre più spesso nell’amore di un cane o di un gatto (ed anche di altri pelosi, ovviamente). Così, il rapporto che viene a crearsi è molto spesso simile se non superiore a quello che si può avere con un familiare stretto.

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Perdere il proprio peloso può far male fino ad uccidere

Quando si tratta di amore, il nostro cervello non fa differenza. Il cuore prova dei sentimenti e la psiche li segue adeguandosi di conseguenza. Così, non cambia nulla se a renderci felici è il partner, un figlio, un amico o il proprio animale domestico. La mente avverte il senso di benessere e lo registra. Un processo semplice che, ovviamente, si verifica anche quando i sentimenti sono negativi. Allo stesso modo, infatti, se il cane o il gatto stanno male, lo stress che ne deriva è pari a quello che si proverebbe per la malattia di un congiunto. Un fatto da non sottovalutare visto che sappiamo bene come lo stress può incidere negativamente sulle nostre vite.
Ne è un esempio il caso di una donna texana di 62 anni che dopo la morte del proprio cagnolino, ha avuto dei forti dolori al petto in seguito ai quali è stata immediatamente ricoverata presso il Texas Medical Center di Houston. Escluso l’attacco cardiaco è emerso che la donna ha avuto una cardiomiopatia di Takotsubo, una sindrome anche mortale e molto simile all’infarto che colpisce le donne durante un momento drammatico o di forte stress.

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Questo caso è andato ad unirsi ad uno studio già in corso e secondo il quale il dolore per i propri pelosi non andrebbe mai sottovalutato ma riconosciuto esattamente al pari di quello per parenti ed amici. Non per niente, proprio in questi giorni, in Italia un’assistente universitaria è riuscita, con l’aiuto della LAV ad ottenere due giorni di permesso retribuito per la cura del proprio cane.