Identificato “Manlio Germano”: festeggiò su Facebook la morte di Willy

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Con l’account Facebook di Manlio Germano aveva scritto post razzisti che celebravano la morte di Willy: ecco com’è stato identificato.

Manlio Germano Facebook
L’account di Manlio Germano su Facebook (Facebook)

La morte di Willy Monteiro Duarte ha scatenato due tipi di reazioni opposte sui social: da una parte la fortissima indignazione di gran parte dei cittadini italiani e in particolare del Lazio, dall’altra l’esultanza di persone che ritenevano il pestaggio di Willy un atto non solo giusto, ma addirittura da celebrare.

Tra gli account che avevano condiviso via social messaggi d’odio razzista nei confronti della vittima del pestaggio e allo stesso tempo messaggi di celebrazione dell’impresa dei fratelli Bianchi c’era anche l’account Facebook di Manlio Germano, gestito (almeno all’apparenza) a un ragazzo di Latina.

Naturalmente anche il nome scelto per l’account fake diceva moltissimo sugli obiettivi per cui l’account in questione era stato creato: si tratta del nome del sottosegretario schierato politicamente con Alleanza Nazionale che compare nel film Caterina Va in Città con il volto di Claudio Amendola.

La violenza verbale con cui l’account di Manlio Germano aveva esaltato l’operato dei fratelli Bianchi era stata portata all’attenzione della Polizia Postale, che si è impegnata immediatamente in una serie di indagini con cui si è giunti all’identificazione e alla denuncia della persona che si nascondeva dietro al profilo fake vicino al partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia.

Da un certo punto in poi, però, sull’account sono comparsi anche post che hanno tentato di confondere le acque affermando che l’intero profilo era stato creato con intenti antifascisti.

“Manlio Germano” fermato a Firenze: le indagini dopo la morte di Willy

Wiilly Duarte omicidio Colleferro
Foto Instagram

L’annuncio della conclusione delle indagini sul caso Manlio Germano è stato dato attraverso il profilo Facebook ufficiale della Polizia Postale, che ha anche svelato alcuni dettagli relativi all’identità della persona che aveva tentato di sottrarsi alla giustizia.

“Aveva esultato sui social con frasi che avevano sconcertato l’opinione pubblica tanto da provocare molteplici segnalazioni di protesta da parte di cittadini indignati” riporta il post della Polizia, riferendosi in particolare al messaggio comparso sull’account in questione la mattina dell’otto Settembre.

post manlio germano facebook

Del post in questione erano stati realizzati moltissimi screenshot che erano stati prontamente inviati alla Polizia Postale dagli utenti di Facebook che ritenevano inaccettabile sia il comportamento dei fratelli Bianchi e del loro branco, sia quello di “Manlio Germano”.

Uno dei primi accertamenti eseguiti dalla Polizia Postale è stato in merito all’autenticità del post: nel momento in cui gli investigatori sono stati assolutamente certi che il post non fosse frutto di un fotomontaggio hanno cominciato le indagini vere e proprie.

Il motivo per cui l’autore aveva scritto un post tanto spavaldo e soprattutto così irrispettoso della persona e della famiglia di Willy Monteiro Duarte era tutto nella sua grande conoscenza informatica. La sua strategia di occultamento ha infatti dato molto filo da torcere agli investigatori, che per identificarlo hanno mobilitato tutte le risorse a loro disposizione e anche un gruppo di specialisti del settore.

La sua sicurezza è però assolutamente venuta meno nel momento in cui si è reso conto che la sua bravata avrebbe potuto avere conseguenze molto serie. In un primo momento “Manlio Germano” ha tentato di negare ogni responsabilità affermando (sempre su Facebook) di non essere l’autore del post e che le frasi razziste finite sotto alla lente degli investigatori erano state scritte da non meglio identificati “amici” che gli avevano sottratto il telefono.

“Innanzitutto: denuncerò alcune persone che hanno divulgato le mie foto, le mie informazioni, il mio indirizzo su Facebook (per fortuna non abito più da 4 anni li). Quello che ha scritto il post non ero io ma dei miei amici che avevano in mano il mio telefono, io mai oserei pensare certe cose, non è giusto che mi prenda certe responsabilità per due stronzi” aveva scritto “Manlio Germano”.

Oltre ad aver tentato di scaricare le proprie responsabilità su ignoti, l’autore del post incriminato aveva anche tentato di ripulire il proprio account, cancellando non solo quel post (che però era stato “screenshottato” da molti utenti e che prima della cancellazione aveva visto l’aumento virale del numero dei like e dei commenti nel corso di pochissime ore).

“Il giovane si connetteva ai social network attraverso provider esteri, addirittura utilizzando tecniche di anonimizzazione in grado di mascherare le tracce informatiche della navigazione, convinto che sarebbe stato impossibile rintracciarlo” ha spiegato la Polizia Postale, che non ha avuto problemi ad affermare che “Manlio Germano” è stato in grado di porre una dura sfida alla macchina investigativa italiana.

Infine, dopo imponente dispiegamento di forze investigative e dopo circa dieci giorni di indagine, l’operazione si è conclusa: “All’esito di un’attenta e meticolosa indagine, espletata attraverso le più moderne tecniche di analisi informatica e di ricostruzione del traffico telematico, resa ulteriormente complessa dalle connessioni sui provider esteri, la Polizia Postale di Roma e Latina con la collaborazione dei colleghi specialisti di Firenze e Venezia, è riuscita comunque a risalire all’autore dello spregevole post.”

Naturalmente non sono stati forniti dati personali della persona identificata: di lui si sa soltanto che è uno studente di informatica di 23 anni residente a Treviso e che al momento in cui è stato rintracciato si trovava in un albergo di Firenze.

Dopo essere stato identificato e denunciato, il ragazzo è stato affidato alla Procura della Repubblica di Latina, che ha svolto un’azione fondamentale nella coordinazione delle forze che hanno svolto le indagini informatiche che hanno portato all’arresto.

Purtroppo la macchina dell’odio messa in moto da “Manlio germano” non si è fermata dopo la comunicazione della Polizia Postale: al contrario, ha innescato una reazione a catena sui social. 

Sono stati molti gli utenti Facebook che hanno chiesto di conoscere la vera identità di Manlio Germano, con ogni probabilità al fine di minacciarlo o di minacciare direttamente la sua famiglia via social o attraverso altre vie.

Naturalmente la Polizia Postale ha protetto l’identità dell’indagato per evitare ritorsioni ed episodi di giustizia sommaria, esattamente come ha assicurato protezione in carcere per i due fratelli Bianchi, i quali una volta condotti nel Carcere di Rebibbia hanno voluto usufruire delle misure di tutela previste dalla legge contro l’aggressività degli altri detenuti.

Nel frattempo a loro carico sono partiti degli accertamenti patrimoniali che hanno portato la Guardia di Finanza a scoprire che la famiglia Bianchi conduceva uno stile di vita assolutamente dispendioso pur ricevendo regolarmente dallo stato il Reddito di Cittadinanza (che hanno affermato pubblicamente di non aver mai richiesto e nemmeno mai ricevuto).