Home Attualità Moda | Anna Wintour nella bufera: Vogue è razzista, lei si scusa

Moda | Anna Wintour nella bufera: Vogue è razzista, lei si scusa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:13
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Anna Wintour ha dovuto inviare una lettera di scuse ai suoi dipendenti che, però, di certo non si accontenteranno. Come cambierà Vogue?

Anna Wintour
Anna Wintour (Fonte: Instagram)

Vogue viene pubblicato da oltre 130 anni. Il suo nome, che è diventato un marchio a tutti gli effetti, è ormai sinonimo di moda. 

La fama mondiale di Vogue rende però ancora più grave la sua policy nei confronti di dipendenti, modelli e fotografi neri, con la sola eccezione di Naomi Campbell, che è tornata più volte sulle copertine della rivista.

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Secondo quanto è stato denunciato in passato, il magazine ha pubblicato soltanto 21 copertine che avessero come protagoniste modelle nere nel corso di tutta la sua storia centenaria.

Ancora più grave è il fatto che il magazine non abbia mai dato spazio ai fotografi di moda neri, i quali hanno sempre trovato enormi difficoltà a lavorare con la rivista.

Addirittura, una delle responsabili del magazine, la bravissima e famosissima Shelby Ivey Christie (storica della moda e del costume) che ha lavorato come media planner per la rivista nel 2016, ha dichiarato l’esperienza come una delle più dure e più squallide della sua vita. Non stupisce che sia rimasta pochissimo alle dipendenze della Wintour.

La lettera della direttrice – imperatrice di Vogue riuscirà a mettere un freno alle polemiche? Probabilmente no. Vogue, come l’intero mondo occidentale, ha bisogno di reinventarsi per sopravvivere a se stesso.

Anna Wintour: “Vogue ha sbagliato, la responsabilità è mia”

Anna Wintour Vogue
Anna Wintour (Fonte: Innstagram)

La lettera con cui Anna Wintour si è cosparsa il capo di cenere e ha parlato a tutti i suoi dipendenti, di colore e non, è stata “leakata” da Page Six, che l’ha resa pubblica negli States.

“Mi rivolgo in particolar modo ai membri neri del nostro team. Posso solo immaginare cosa stiate passando in questi giorni. Voglio dire chiaramente che so che Voghe non ha fatto abbastanza per promuovere e dare spazio a giornalisti, scrittori, fotografi, designer e creativi neri” ha scritto la Wintour.

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Oltre a questo, però, la Wintour ha dovuto ammettere che in passato il magazine ha pubblicato “immagini o storie che possono essere risultate dolorose o intolleranti”. A conclusione del suo lungo Mea Culpa, la Wintour ha scritto: “Mi prendo la piena responsabilità di questi errori”.

Nel frattempo, affannandosi a recuperare il gigantesco danno di immagine che la rivista ha ricevuto nelle ultime settimane, tutti i social media manager dell’azienda Vogue hanno letteralmente operato un blackwashing del profilo Instagram ufficiale di Vogue.

È impossibile non notare, infatti, che decine di fotografie, da alcune settimane a questa parte, non fanno altro che inneggiare alla cultura e alla bellezza dei neri. 

Grande spazio, ovviamente, è stato dato anche a fotografie delle manifestazioni di protesta che stanno scuotendo la coscienza degli americani di ogni etnia. Scorrendo il profilo, risalendo indietro nel tempo fino a quando le proteste di Black Lives Matter non erano ancora cominciato e George Floyd era ancora vivo, è impressionante notare quanto profondo sia lo stacco tra il “prima” e il dopo” il “lavaggio in nero”.

In precedenza, infatti, venivano pubblicate fotografie in cui si alternavano armonicamente protagoniste bianche, nere asiatiche. Oggi, invece, Vogue è completamente nero.

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È stata inoltre lanciata la #VogueChallenge: la sfida è di immaginare copertine di Vogue che celebrano ed esaltano la cultura nera di tutto il mondo.

Qualcuno si è spinto addirittura a immaginare Vogue Africa: un segmento editoriale di Vogue che non esiste, che non è mai esistito e di cui si è sempre parlato ma che non è mai stato realizzato concretamente.

 

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Che sia finalmente giunto il momento anche per questa enorme rivoluzione epocale?